Didattica a distanza: difficoltà e vantaggi in prospettiva

In questo articolo proporremo alcune prime riflessioni sulle possibili difficoltà e i vantaggi della didattica a distanza che, a nostro parere, potranno essere connessi a:

  • Difficoltà culturale nel superare la tendenza a vivere le lezioni come “fatto privato”
  • Transizione a una maggiore trasparenza e maggiore “leggibilità” dell’operato degli insegnanti da parte dei genitori
  • Necessità, per gli insegnanti, di acquisire competenze pedagogiche e competenze tecnologiche ad hoc
  • Sviluppo di una sana attitudine al cambiamento 
  • Allargamento delle competenze legate alla professionalità dei docenti che favorirà lo sviluppo di una maggiore creatività e delle correlate capacità progettuali e realizzative nella predisposizione di proposte didattiche a distanza
  • Superamento di una didattica mono fonte per passare a una didattica multi-fonte: la conoscenza potrà essere veicolata non solo dal libro di testo, ma anche da fonti autorevoli reperibili in Internet
  • I materiali didattici digitali via, via prodotti porteranno alla creazione quasi automatica della “storia professionale” prodotta dal docente
  • La disponibilità della propria “storia professionale” offrirà maggiori opportunità relativamente alla riflessività. Come segnalano da molti autori c’è la: […] necessità di una nuova visione dell’“epistemologia della pratica” che consenta ai professionisti di ripensarsi non più come “risolutori di problemi strumentali” ma come artefici creativi e “riflessivi” del proprio agire (1)

Premessa

Le riflessioni presentate in questo contributo non sono relative all’attuale momento altamente emergenziale di chiusura totale delle scuole e delle Università, riguardano invece il futuro che auspicabilmente vedrà lo sviluppo di una didattica a distanza per quegli studenti che per malattia propria o dei propri parenti dovranno assentarsi e rinunciare alla frequenza delle lezioni.

Quali difficoltà vanno affrontate con la didattica a distanza?  A questa domanda penso che “di getto” si sia portati a rispondere che la difficoltà sta nella necessità di utilizzare gli strumenti tecnologici necessari per poterla svolgere.

Non credo che questo sia il solo e unico problema.  

Esiste per molti docenti un radicato pregiudizio culturale che alimenta le resistenze alla diffusione di tale metodologia didattica. Predisporre dei percorsi didattici a distanza ha come conseguenza il fatto di rendere trasparente la propria attività professionale sia agli studenti che alle famiglie degli stessi. In questo modo però l’insegnamento potrebbe, positivamente, cessare di essere considerato alla stregua di un fatto privato aumentandone così le potenzialità in relazione agli esiti dell’agito professionale.

Nella mia esperienza ho verificato che anche la mera registrazione dell’audio delle lezioni da parte degli studenti era diffusamente osteggiata dai docenti. In più di una scuola quando nei Consigli di classe annunciavo che avevo autorizzato gli studenti, in particolare modo gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, a registrare l’audio delle lezioni mi veniva subito chiesto di specificare ai ragazzi che ciò sarebbe stato possibile esclusivamente nelle mie lezioni e non in quelle dei colleghi. Per evitare la registrazione i docenti adducevano il problema delle privacy relativamente alla eventuale registrazione di ragazzi minorenni che alle lezioni stesse fossero intervenuti. Puntualmente nel 2016 il Garante per la privacy pubblicò la guida La scuola a prova di privacy dove al paragrafo Registrazione della lezione e strumenti compensativi affermava inequivocabilmente che: é possibile registrare la lezione esclusivamente per scopi personali, ad esempio per motivi di studio individualeEra così esclusa la necessità di informare preventivamente le persone coinvolte cioè docenti e studenti della classe (2). La pubblicazione della guida però non migliorò la situazione, ottenne solo la modificazione delle motivazioni per arginare la possibilità di registrarle…

Nei giorni scorsi a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sono state diffuse dal MIUR le misure per la scuola riprese poi nel Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 febbraio 2020. Il Ministero precisava che: […]  I dirigenti scolastici delle scuole in cui l’attività didattica è stata sospesa per l’emergenza sanitaria possono attivare, di concerto con gli organi collegiali competenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza, ponendo particolare attenzione alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

Questa situazione emergenziale ha cambiato l’agenda setting (3) delle priorità della scuola.  La capacità di proporre didattica a distanza e diventata una priorità per il ministero, le scuole e i singoli docenti. Ma, come afferma Licia Landi, “Le soluzioni estemporanee, non coordinate e a macchia di leopardo, servono davvero a poco. La didattica a distanza è una faccenda seria, che va affrontata con una base pedagogica molto solida e con lungimiranza, non certo ricorrendo a 4 apps o con l’ultima piattaforma messa in commercio. Senza dubbio, durante un’emergenza, si fa quello che si può, ma, se vogliamo affrontare davvero la questione, siamo consapevoli che c’è molta strada da compiere e le problematiche non riguardano solo la tecnologia (4).”

Proporre didattica a distanza comporterà per gli insegnanti la necessità di acquisire le competenze pedagogiche e tecnologiche necessarie allo scopo. Sarà quindi necessario sviluppare un piano di formazione mirato la cui efficacia, probabilmente, sarà favorita dalla diversa motivazione e dalla mutata attitudine al cambiamento degli insegnanti.

Negli anni ho condotto alcune sperimentazioni di didattica a distanza, nel senso indicato nella premessa all’articolo, con studenti di prima e seconda liceo: attività didattica con flipped lesson, utilizzo di un servizio Internet di Q&A (5), test ed esercitazioni condotte con Google forms, coordinamento attività via mail, ecc. (6)

In breve quello che ho imparato sperimentando è che l’utilizzo di una piattaforma di Q&A risulta ostica a ragazzi del primo biennio della secondaria di secondo grado. Tranne quando l’ho proposta per una competizione tra gruppi in laboratorio l’esito è stato il rifiuto di utilizzarla per scambiare coi compagni e con il docente richieste e suggerimenti. L’utilizzo della flipped lesson è stata invece considerata utile. In particolare è stata apprezzata dagli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento che la consideravano estremamente positiva nei casi in cui dovevano assentarsi per malattia o altro. La disponibilità della lezione digitale multimediale li rasserenava molto permettendogli di evitare una difficile rincorsa degli appunti dai compagni di classe dalla lezione svolta dal docente durante la loro assenza.

Forse può sembrare strano, ma anche la “semplice” corrispondenza via mail docente-studente non era per nulla scontata ed è perciò risultata un utile ambito di apprendimento.Credo che quando la didattica a distanza diventerà usuale la professionalità degli insegnanti ne potrà risultare arricchita in quanto le attività da svolgere richiederanno maggiore creatività e le correlate capacità progettuali e realizzative.

Ciò, in un’ipotesi ottimistica, potrà finalmente portare anche a una didattica multi-fonte: non basata cioè esclusivamente sul libro di testo. E’ infatti diffuso, nel caso di didattica a distanza, il ricorso a svariati documenti multimediali reperibili in Internet.

Per questo è auspicabile che l’attività di supporto alle scuole promossa ultimamente dal MIUR ottenga gli esiti perseguiti dal Ministero tramite la possibilità per scuole interessate di“[…] accedere a strumenti di cooperazione e scambio di buone pratiche, gemellaggi con istituti scolastici che hanno esperienze avanzate di didattica digitale, webinar di formazione, contenuti multimediali per lo studio, piattaforme certificate per la didattica

Sarebbe davvero poco entusiasmante se la didattica a distanza si realizzasse con una modalità “minimalista” cioè esclusivamnete tramite indicazioni inviate dai docenti di quali pagine del libro di testo studiare da soli ed eventualmente con la realizzazione di qualche video di lezioni frontali a distanza…

Un ultima considerazione in positivo è relativa agli esiti di una prassi di didattica a distanza che si diffondesse davvero nelle scuole.

In tale caso, penso che, la continua predisposizione di materiali per svolgere didattica a distanza potrebbe consentire agli insegnanti di accumulare via, via una sorta di “storia della propria didattica”.  E questa “storia” potrebbe permettere di ricostruire a ritroso la trama dei percorsi didattici realizzati consentendo ulteriori riflessioni sulle metodologie seguite, gli esiti, ecc. e così alimentando lo sviluppo della riflessività (7) dei docenti. 

 

Il prof. Fulvio Oscar Benussi, socio AIDR è docente di scuola secondaria di secondo grado, formatore e pubblicista. Esperto di innovazione didattica ha tenuto numerosi speech in Università italiane ed estere. Vari suoi contributi, molti redatti in collaborazione con Annamaria Poli ricercatrice dell’Università degli studi di Milano Bicocca, sono stati pubblicati in riviste scientifiche dell’ambito universitario.

 

 

  1.  “Nell’ambito degli scenari socio politici e culturali di una società in profondo cambiamento, è sempre più evidente una “crisi di fiducia” nelle professioni, determinata dalla necessità di una nuova visione dell’“epistemologia della pratica” che consenta ai professionisti di ripensarsi non più come “risolutori di problemi strumentali” ma come artefici creativi e “riflessivi” del proprio agire, delle proprie scelte e delle proprie mosse nei contesti di pratica visti come campi di esperienza problematica da esplorare, indagare, trasformare, attraverso l’esercizio di una “abilità artistica” connotata da competenze emergenti in situazioni uniche, incerte, conflittuali” in D.A. Schon, M. Striano, D. Capperucci, Formare il professionista riflessivo, FrancoAngeli, Milano, 2006
  2.  La Guida indicava anche che la necessità di una previa informazione era limitata al seguente caso. Per ogni altro utilizzo o eventuale diffusione, anche su Internet, è necessario prima informare adeguatamente le persone coinvolte nella registrazione (professori, studenti…) e ottenere il loro esplicito consenso.
  3.  Con “agenda setting” si intende la selezione e la divulgazione mediatica di tematiche che verranno automaticamente importanti oscurando le altre.
  4.  Da un post di Licia Landi, Docente a contratto di Tecnologie didattiche nell’Università degli Studi di Verona, ricercatrice didattica, consulente e formatrice pubblicato su Linkedin https://www.linkedin.com/posts/licialandi_presadiretta-didatticaabraabrdistanza-coronavirus-activity-6639529122596962304-tlDe 
  5.  Ho fatto utilizzare ai miei studenti Piazza la piattaforma di domande e risposte semplice e gratuita. https://piazza.com/ 
  6.  Nella nota 4 dell’articolo: “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica a scuola: ambiziosa la finalità, ma ci sono alcune criticità da non sottovalutare” potete trovare l’elenco degli articoli dove ho relazionato sulle sperimentazioni condotte negli anni. Link all’articolo: https://www.aidr.it/introduzione-dellinsegnamento-scolastico-delleducazione-civica-a-scuola-ambiziosa-la-finalita-ma-ci-sono-alcune-criticita-da-non-sottovalutare/ 
  7.  Vedere nota 1

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