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Il "diritto all'oblio" su internet in Italia: prescrizioni del Garante per la privacy

GORGA
09-12-2016

Quando leggiamo su internet, in particolare sui grandi motori di ricerca, notizie risalenti nel tempo e che per la loro non attuabilità non hanno interesse e che siano pubblicate, si concretizza quello che è chiamato diritto all’oblio. Il diritto all’oblio si configura come una particolare forma di garanzia che prevede la non divulgazione, senza particolari motivi, di precedenti notizie pregiudizievoli dell'onore di una persona, come ad esempio sono i precedenti giudiziari. 

In base a questo principio non è legittimo, ad esempio, mantenere nel web informazioni a proposito di condanne ricevute o comunque altri dati sensibili di analogo contenuto, che risalgono a molto tempo e non più attuali, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca di persone note ed anche in tali casi la pubblicità del fatto deve essere proporzionata all'importanza e quindi al tempo trascorso dall'accaduto. Fino a poco tempo fa, la problematica non aveva rilevanza fino a che, con la divulgazione non solo di informazioni, personali, ma anche di quelle che possono essere definiti, “video e foto compromettenti” la problematica è esplosa in tutta la sua delicatezza. 

Il diritto all’oblio è ancora oggi una lotta infinita contro i grandi motori di ricerca, come Google, You tube, Facebook, ecc. Comincia molto prima dei recenti fatti di cronaca del 2015/2016, da parte di cittadini europei. Ad esempio in Spagna, Mario Costeja Gonzále, interessato nel 1998 da una procedura di riscossione coattiva di crediti previdenziali si trovava ancora pubblicato in rete, quando si digitava il suo nome, per una vecchia esecuzione immobiliare che risaliva a circa 16 anni prima. 

Quindi, a distanza di tanti anni, digitando il suo nome su Google Search, la pagina web rimandava al quotidiano in cui comparivano i vecchi annunci, della procedura esecutiva immobiliare, per tale motivo, l’interessato si rivolse al Garante spagnolo al fine di ottenere la cancellazione e la deindicizzazione delle pagine web che lo riguardavano. Il Garante spagnolo respinse la sua richiesta relativamente al quotidiano, ritenendo la pubblicazione giustificata da un ordine del Ministero della Giustizia, ma accolse l’istanza nei confronti di Google sostenendo che, salvi i casi in cui ricorrano particolari circostanze, gli interessati possono scegliere che alcune informazioni che li riguardano siano sottratte a una tale conoscenza da parte dei terzi.

Decisione che Google impugnava dinanzi alla giustizia ordinaria, la corte spagnola sospese il procedimento e vista l’importanza della questione, sottopose in via pregiudiziale, il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, che diede ragione, al cittadino spagnolo. Quello che è da evidenziare è come in questa vicenda pure in presenza di efficaci strumenti tecnologici chi vanta il diritto all’oblio è costretto ad un oneroso percorso giudiziario mentre a cancellazione dovrebbe essere automatica.

Dott. Giuseppe Gorga

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