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Sanità digitale: Italia al 18° posto in Europa

SANITŕ DIGITALE
28-11-2016

L’Istituto per la competitività ha fatto il punto sullo stato dell’arte dell’eHealth nell’Unione Europea. Il nostro paese è ancora molto indietro nell’adozione di soluzioni e applicazioni digitali in ambito sanitario.

La digital health può garantire diversi vantaggi, contribuendo ad aumentare l’efficienza dei sistemi sanitari e al contempo a ridurre i costi, con riflessi positivi sulla qualità dell’assistenza ai pazienti. Eppure, nonostante questi benefici, l’Italia dimostra di essere molto indietro rispetto alla maggior parte degli altri paesi dell’Unione Europea nell’adozione di soluzioni e applicazioni digitali in ambito sanitario. A rivelarlo è il rapporto “La rivoluzione dell’Internet delle cose e del 5G: industria 4.0, efficienza energetica e eHealth”, realizzato dall’Istituto per la competitività (I-com).

Secondo il report, almeno per quanto riguarda il livello di adozione dell’ eHealth nell’UE, l’Italia si piazza in diciottesima posizione, alla pari con la Lituania. Un risultato che, secondo I-com, è dovuto soprattutto al ritardo con cui è stato sottoscritto il “Patto per la Sanità Digitale” (previsto dal “Patto per la salute 2014-2016”), che alla fine è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni solo a luglio di quest’anno. Per stilare questa classifica, è stato elaborato un indice che ha tenuto in considerazione i quattro indicatori chiave selezionati dalla Commissione Europea: la ricerca online di informazioni sulla salute; la prenotazione di visite mediche attraverso Internet; medici generici che inviano elettronicamente prescrizioni ai farmacisti; e medici generici che usano il web per condividere i dati sanitari dei pazienti con altri operatori e professionisti del settore.

In cima alla classifica si posiziona la Danimarca, che sembra il vero e proprio avamposto della sanità digitale in Europa, con un punteggio superiore di circa il 70% rispetto all’Italia. A seguire, ci sono Finlandia, Paesi Bassi, Estonia e Svezia, tutte realtà caratterizzate da un alto grado di digitalizzazione negli studi medici e un elevato numero di pazienti che utilizzano Internet per cercare informazioni sulla salute o prenotare visite mediche. In fondo alla classifica, invece, si piazzano Polonia e Bulgaria, ma con un punteggio inferiore di soli 11 punti percentuali rispetto all’Italia.

Entrando nel merito della situazione italiana, come sottolinea il rapporto dell’I-com, il processo di digitalizzazione in ambito sanitario appare ancora molto frammentato, specialmente a livello regionale. Ad esempio, secondo l’Agenzia per l’Italia Digitale, il fascicolo sanitario elettronico allo stato attuale risulta operativo solo in sette regioni: Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Sardegna e Puglia. In Campania, Sicilia e Calabria, invece, non è stato ancora implementato mentre nelle restanti regioni è in corso di implementazione.

Sul fronte della ricetta medica elettronica, la situazione va meglio: come ha riportato Federfarma la scorsa settimana, la sua diffusione supera ormai il 78% del totale delle ricette a livello nazionale, con picchi in Campania (90,15%), Molise (89,23%) e Veneto (89,12%). “La Campania è la prima regione a tagliare il traguardo del 90% delle ricette dematerializzate raggiungendo l’obiettivo fissato dall’Agenda Digitale per quest’anno”, ha sottolineato Michele Di Iorio, presidente di Federfarma Campania. Fanalini di coda, invece, sono la Calabria (40,58%) e la Provincia Autonoma di Bolzano (12,57%), ma ciò è dovuto anche al fatto che le regioni sono partite in ordine sparso e in tempi diversi.

In generale, comunque, si tratta di risultati importanti e incoraggianti. “Le farmacie del territorio hanno creduto fin dall’inizio alla dematerializzazione delle ricette, dedicando tempo e risorse alla formazione del personale e agli adeguamenti tecnologici”, ha dichiarato Annarosa Racca, presidente di Federfarma. “La ricetta elettronica – ha continuato Racca – ha consentito il potenziamento dei controlli della spesa farmaceutica in tempo reale e ha costituito un’importante semplificazione per i cittadini, che ora possono accedere al farmaco in ogni zona del Paese, indipendentemente dal luogo di residenza, oltre che un risparmio per l’eliminazione della stampa delle ricette”.

Dal report dell’I-com, invece, emerge che la telemedicina, almeno In Italia, sia poco sviluppata, anche perché il livello degli investimenti in questo genere di soluzioni è ancora basso. Al contrario, la mobile health, in generale, appare in rapidissimo sviluppo. Secondo le stime più recenti, sul mercato sono disponibili più di 165.000 app per la salute, con un livello di download a livello globale che ha raggiunto la quota di tre miliardi. Insomma, si tratta di un mercato in forte espansione, che in Europa dovrebbe vedere come capofila la Germania, con un fatturato che si aggirerebbe intorno al miliardo di dollari nel 2017. E, secondo gli analisti, ci sono ottime possibilità che un altro grande mercato per la mobile health si sviluppi proprio in Italia, oltre che in Francia e Regno Unito.

In conclusione, pur riconoscendo i risultati positivi, I-com sottolinea la necessità per l’Italia di investire maggiori risorse finanziarie nell’eHealth negli anni a venire, non solo per aumentare l’efficienza del sistema sanitario e quindi massimizzare la fornitura dei servizi, ma anche per ridurre gli errori medici, aumentare la sicurezza dei pazienti e migliorare la gestione dei malati cronici. Tuttavia, oltre ai finanziamenti, sarebbe necessario elaborare anche politiche chiare per la sicurezza e la privacy.  

Marco Arcidiacono

Fonte: http://bit.ly/2gBvg6i
 

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