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Sanità, convegno Aidr: digitale per prevenzione e riduzione costi

Incontro a Montecitorio con medici ed esperti del settore

Viceministro Castelli: reinvestire risparmi per migliorare salute cittadini

Roma, 17 giugno – È necessario dare impulso alle nuove sfide digitali, anche in campo sanitario, per offrire una cura ancora più adeguata ai cittadini e per ottenere risultati davvero convincenti in fatto di prevenzione. Senza dimenticare il capitolo relativo ai costi, che, secondo alcuni studi recenti, potrebbero abbattersi anche del 5%. È questa l’indicazione emersa dal convegno “Privacy, sicurezza e trasparenza dei dati in Sanità”, tenutosi a Montecitorio, organizzato dall’Osservatorio sulla Sanità digitale di Aidr (Associazione italian digital revolution) e moderato dal giornalista Luciano Onder, in cui si sono confrontati medici ed esperti del settore alla presenza del viceministro all’Economia, Laura Castelli (“la digitalizzazione renderà più efficiente il sistema sanitario, con grandi risparmi per lo Stato, che potrà reinvestirli per migliorare la salute dei cittadini”, ha puntualizzato l’esponente del governo).

“L’avvento del digitale nel mondo della sanità è fondamentale per prevenire e curare svariate patologie, tra le quali le malattie cardiovascolari, pneumologiche, metaboliche, tante per citarne alcune”, ha subito inquadrato Andrea Bisciglia, cardiologo e coordinatore dell’Osservatorio Aidr. “Grazie al digitale – ha aggiunto – potremmo raggiungere in maniera capillare ogni angolo del Paese, da Nord a Sud, disincentivando così il fenomeno delle migrazioni sanitarie. E con un’informatizzazione completa della sanità si potrebbe risparmiare fino al 5% della spesa sanitaria. Inoltre, il digitale, promuovendo la consultazione e cura a distanza, rende i risparmi fino al 20% nel caso di malati cronici. Oggi la spesa sanitaria si aggira intorno ai 150-160 miliardi, di cui 110-120 garantiti dallo Stato, il resto dai singoli cittadini”. “L’Osservatorio Aidr continuerà a sensibilizzare istituzioni e cittadini su questi temi”, ha aggiunto Bisciglia, convinto che “il digitale non farà mai perdere la centralità dell’uomo e il rapporto medico-paziente, sarà sempre un mezzo e mai un fine per prevenire e curare le persone”.

“Molteplici device, come anche numerose applicazioni per gli smartphone, consentono di tenere sempre sott’occhio i nostri parametri vitali e conoscere in ogni momento il nostro stato di salute”, ha ricordato Giulio Speciale (direttore Emodinamica Asl Roma1). E a distanza è ormai possibile controllare i device di ultima generazione impiantati in pazienti in attesa di trapianto cardiaco. A spiegarlo, in veste di componente dell’equipe internazionale che utilizza questo strumento innovativo, è Massimo Massetti, direttore del Dipartimento di cardiochirurgia dell’Ospedale A. Gemelli di Roma: “Adesso per questi pazienti è possibile svolgere una vita normale, diversamente da prima, quando erano costretti a rimanere attaccati a macchine grandi come lavatrici. In più, questi device wireless segnalano in ogni momento eventuali problemi relativi ai loro parametri vitali”.

“La digitalizzazione dei dati sanitari, attraverso il fascicolo sanitario elettronico, sia in ambito ospedaliero che ambulatoriale e/o domiciliare – ha dichiarato invece Filippo Leonardi, direttore generale Aiop – consente di avere sempre informazioni puntuali e precise di uno specifico paziente”. “A un anno dall’entrata in vigore del nuovo Codice sulla tutela della privacy, tali dati vanno trattati sempre con la massima sicurezza”, ha evidenziato Cosimo Comella (direttore Dipartimento tecnologie digitali e sicurezza informatica Garante privacy), mentre Vito Borrelli (capo f.f. della Rappresentanza in Italia della Commissione europea), ha rimarcato l’esistenza del “diritto all’oblio dei dati e alla protezione dei minori on line”. “I software devono essere ben validati per garantire la massima sicurezza dei dati – ha però avvertito Alessandro Falco, responsabile strategie e mercato Consis -. Molto spesso i dati vengono forniti ad app sanitarie che non sempre hanno buone finalità. Bisogna pensare che dare i propri dati è come dare i numeri di una carta di credito”.

Dai dati GIMBE, recentemente riportati, l’Italia è ancora nelle ultime posizioni tra i paesi europei nell’utilizzo del digitale. Questo sia perché ancora non tutte le regioni hanno avviato tutte le misure necessarie per l’attuazione, sia perché i cittadini hanno poca dimestichezza con il digitale e paura di fornire i propri dati allo Stato, seppur molti concedono dati personali a piattaforme private che non hanno alcuna sicurezza”, ha riassunto Stefano Van Der Byl (Agenzia per l’Italia digitale).

L’idea di organizzare questo convegno – ha spiegato dal canto suo Mauro Nicastri, presidente Aidr – nasce dal nostro costante coinvolgimento, ascolto e dialogo della società civile sul territorio e sul web e dalla Relazione presentata lo scorso 7 maggio dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Nella relazione, il Garante privacy ha evidenziato come il 2018 sia stato l’anno peggiore relativamente alla sicurezza cibernetica che è costantemente esposta a minacce. Nel settore pubblico in generale gli attacchi sono cresciuti nell’ultimo anno del 41%, mentre in ambito sanitario l’incremento ha toccato il 99% rispetto al 2017, con effetti tanto più gravi che in altri settori”. “Il personale del Sistema sanitario e gli utenti devono essere pienamente consapevoli che, dietro alle straordinarie potenzialità tecnologiche si celano profonde implicazioni sociali, culturali ed etiche. Occorre quindi programmare un percorso formativo che aiuti ad accompagnare la complessità del cambiamento, piuttosto che marginalizzare alcuni aspetti come semplici rischi”, ha concluso.

 

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20/10/2020
Troppe parole sul Recovery Fund, o meglio Next generation EU, troppi sui media che ripetono all’infinito “ora che abbiamo questi 209 miliardi” ”ora che ci sono questi soldi”…”ora che è arrivato il recovery fund” etc etc. E’ necessario fare chiarezza innanzitutto sulla tempistica dei trasferimenti, (sulla concretezza dell’erogazione credo che, a prescindere dai mal di pancia dei cosiddetti Paesi “frugali”, essi verranno deliberati.), l’Italia dunque nel 2021 utilizzerà 25 miliardi del programma Next generation Eu nel 2021 (11 di prestiti dal Recovery fund, 10 di sovvenzioni più altri 4 di finanziamenti per la coesione (React Eu), nel 2022 le risorse che l’Italia richiederà all’Europa saliranno a 37,5 miliardi, nel 2023 ci sarà un picco fino a 41 miliardi, per poi ritornare a 39,4 miliardi nel 2024, 30,6 nel 2025 e 27,5 nel 2026.
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