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Il guaio dell’Italia digitale che non decolla, tra polemiche, resistenze ed incapacità

di Raffaele Barberio 

Ai partiti che si sono messi di traverso sul Piano Nazionale 2025 del ministro Paola Pisano, ai parlamentari che hanno fatto interrogazioni parlamentari sul conflitto di interessi di cui il Piano sarebbe portatore bisognerebbe rivolvere queste 4 domande.

Da qualche giorno è divampata la polemica politica tra maggioranza e opposizione, ma anche tra le stesse forze di governo, sulla presentazione del Piano Nazionale 2025 proposto dal ministro all’Innovazione, Paola Pisano.

La polemica è stata alimentata, come è noto, dal conflitto di interessi generato dalla contribuzione di Davide Casaleggio alla stesura del Rapporto. Assieme a lui un altro nome di imprenditore ugualmente mal posizionato in quel contesto e i nomi di autorevoli esponenti del mondo accademico.

Come è possibile – è stato osservato – che si permetta al titolare di una azienda privata che opera sui mercati digitali di contribuire alle scelte del governo proprio in materia di digitalizzazione del Paese?”.

Certo Davide Casaleggio è in quel contesto una presenza ingombrante, ma il problema è vecchio, ha sempre accompagnato le decisioni relative al digitale ed al suo sviluppo in Italia, sino alla recente costituzione, pur marginale, dei due gruppi di lavoro presso il MiSE su Blockchain ed Intelligenza Artificiale, anch’essi farciti di imprenditori.

E che dire della nomina nel 2016 a Commissario di Governo sul Digitale di Diego Piacentini, vicepresidente di Amazon indicato e nominato dal governo di Matteo Renzi, ignorando che quasi tutte le competenze istituzionali dell’incarico di Piacentini si sarebbero sovrapposte alle aree operative proprio di Amazon.

Sarà un caso, ma una delle poche cose fatte da AgID negli ultimi due-tre anni è stata una discutibile accelerazione sul Cloud, con lo slogan “Cloud First” e con piglio del tipo “o si fa l’Italia del Cloud o si muore”, un’accelerazione che ha sviluppato l’offerta Cloud delle società private (a partire proprio da Amazon che è leader indiscussa a livello mondiale anche in ambito di offerta Cloud e con essa, nella lista dei primo CSP-Cloud Service Provider, anche MicrosoftOracleSalesforce ecc.) a scapito del varo dei Poli Strategici Nazionali che avrebbero dovuto rappresentare l’approdo sicuro per i dati dei cittadini italiani.

Un caso anomalo di una agenzia governativa, AgID, che vara un primo Piano Triennale, cui segue ad appena due anni dall’avvio del primo il lancio di un secondo Piano Triennale che cancella ed annulla decisioni assunte dalla stessa AGID (vedi le disposizioni sui Piani Strategici Nazionali).

Ecco occorrerebbe partire da queste cose.

Ai partiti che si sono messi di traverso sul Piano Nazionale 2025 del ministro Paola Pisano, ai parlamentari che hanno fatto interrogazioni parlamentari sul conflitto di interessi di cui il Piano sarebbe portatore bisognerebbe dire:

“…Avete seguito queste vicende negli ultimi anni?”.

“…C’è qualcuno che si occupi di queste cose nel vostro partito studiando, approfondendo, ascoltando gli esperti di settore, invece di fare la guerra all’ultimo tweet con il livello di approfondimento di 140 caratteri?…”.

“…State monitorando cosa accade nel resto d’Europa e nel resto del mondo o ci facciamo carico solo dei suggerimenti dell’amico incontrato a cena la sera prima?…”.

“….Vogliamo capire il nocciolo dei problemi che abbiamo davanti con la digitalizzazione del Paese o dobbiamo darci in pasto all’esercito di bravi lobbisti del Big Tech che sono ormai entrati nelle istituzioni?…”

“….Vogliamo considerare tutti questi aspetti e guardare alle prossime (???) nomine di due autorità regolatorie come AGCOM e Garante della Protezione dei Dati avendo bene in mente la posta in giuoco tra sovranità digitale e sottomissione agli interessi di altri soggetti, che non sono altri Paesi, ma semplicemente multinazionali con un potere smisurato…”.

Naturalmente queste stesse domande andrebbero poste a chi ha guidato le operazioni sino ad ora approfittando della completa distrazione di Palazzo Chigi.

Sarebbe da chiedersi come mai il Cloud sia diventato il Cavallo di Troia della perdita dei nostri principi di Sovranità Digitale.

Il Piano Nazionale 2025 e ancor prima AgID si sono posti il problema nei termini corretti, su queste tematiche, come sta accadendo in Germania e Francia?

Non a caso in questi due Paesi ad occuparsi dei dati personali dei cittadini sono i due ministri dell’Economia e delle Finanze, il francese Bruno Le Maire e il tedesco Peter Altmaier.

Avete mai visto in Italia occuparsi di queste cose che riguardano la salvaguardia della cittadinanza della nazione ministri come Pier Carlo PadoanGiovanni Tria o Roberto Gualtieri, i tre ultimi ministri dell’Economia e delle Finanze?

O continueremo a fare con i soldi pubblici il marketing strategico alle multinazionali del Big Tech, oggi americane e domani anche cinesi (perché il rischio cinese è ancora solo paventato), mentre da oltre un decennio siamo oggetto di attività estrattiva di dati delle pubbliche amministrazioni senza alcuna preoccupazione da parte dei decisori politici?

Il Piano Nazionale 2025 proposto qualche giorno fa, al di là delle legittime osservazioni sul conflitto di interessi, ha vistosi buchi proprio sul ruolo della PA, che non può essere messa solo al centro del sistema, come il Piano fa con un riconoscimento di protagonismo che appare di facciata, ma con il rischio concreto di lasciare tutto come è (come è peraltro avvenuto negli ultimi 10 anni).

Come più volte abbiamo spiegato sulle pagine di questo giornale attraverso le riflessioni del prof. Donato Limone, difficile vedere un barlume di rinnovamento se prima non si lancia un grande Piano per la Semplificazione Amministrativa.

Certo ora avremo PagoPA, ma non è una gran soluzione avere un efficiente casello autostradale dove pagare il pedaggio in ingresso e poi sapere che subito dopo ci si immette in una mulattiera invece che in una vera autostrada.

Un’ultima considerazione sulla selezione in corso per il nuovo direttore generale di AgID.

È probabile che nelle prossime ore si scelga il nome della persona che ne assumerà l’incarico.

Ci auguriamo che si tratti di persona illuminata e che come prima azione del nuovo mandato avvii le pratiche per il dissolvimento di AgID e il trasferimento delle sue modeste funzioni in capo a qualcuno/qualcosa che sappia come maneggiare la PA, sapendo che occorre andare molto… controcorrente.

Per saperne di più: PA DIGITALE

 Fonte:  Key4biz.it del 23/12/2019

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