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Transizione energetica: con il digitale, rinnovabile e senza sprechi

di Vito Coviello, Socio AIDR e Responsabile Osservatorio Tecnologie Digitali nel settore dei Trasporti e della Logistica

Il passaggio dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili a fonti di energia rinnovabili, meno inquinanti e più efficienti, è una necessità dettata dalla forte accelerazione del cambiamento climatico in atto.

I disastrosi effetti dell’aumento dei gas serra sono ben evidenti  a tutti e riscontrabili a tutte le latitudini del nostro pianeta: scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello del mare, deforestazioni, siccità, uragani, inondazioni e tante altre calamità che non possiamo più nemmeno chiamarle naturali perché sono la conseguenza dell’opera costante e distruttiva dell’uomo.

Anche le cause del cambiamento climatico sono ben note: eccessivo e incontrollato sfruttamento delle risorse con conseguente  inquinamento ed aumento dei gas serra determinato da un sistema produttivo e di trasporti  che fa poco uso di energie rinnovabili, immettendo nell’atmosfera eccessive quantità di gas nocivi all’ecosistema del pianeta.

Conosciamo anche i possibili tentativi di rimedio ai danni provocati dall’uomo,  anche se siamo consapevoli del ritardo con cui stiamo affrontando  il problema e dello scarso rispetto avuto in passato  nei riguardi del pianeta che ci ospita.

I nostri dubbi e le nostre incertezze emergono però davanti alle domande:

  • Riusciremo a salvare il Pianeta in tempo?
  • Riuscirà il genere umano a condividere un piano per salvare la terra e, soprattutto, a rispettarlo mettendo da parte  ideologie, egoismi e interessi economici che delimitano i confini  e dividono da sempre?

Auspicando che non ci sarà un abbandono pagano del problema  sullo stile del “carpe diem” o del “Doman non v’è certezza”  della canzone di Bacco,   dovremmo concentrarci sul rapido abbandono delle fonti di energia  non rinnovabili” e fare una dura lotta agli  sprechi.

Non basta raggiungere il primo obiettivo di  utilizzo  delle  fonti di energia rinnovabili,  se  poi non si attua in parallelo anche una dura lotta agli sprechi.

Certo la decarbonizzazione ci porterà a ridurre  la produzione dei gas serra,  ma non possiamo proseguire con gli attuali sprechi di energia.

La transizione energetica e la riduzione degli sprechi  si realizza anche grazie alla trasformazione digitale: tutta la filiera energetica che va dalla gestione degli impianti di generazione elettrica  ai nuovi servizi per le imprese e per i  consumatori, ha bisogno della digitalizzazione dei processi.    

Nella transizione energetica sono impattati tutti i processi  del sistema elettrico  la cui  digitalizzazione  ha un ruolo fondamentale non solo nell’utilizzo di energie rinnovabili, ma anche nella lotta agli sprechi: dalle reti intelligenti,  alla  manutenzione predittiva e al  machine learning.

Lo spreco dell’acqua, ad esempio, è uno dei maggiori costi per l’ambiente: ci sono milioni di persone che “annegano nell’acqua”, tanta ne consumano e  in molti  altri Paesi del mondo (se ne contano circa 30),   il 65% della popolazione non ha ancora a disposizione il fabbisogno idrico giornaliero.  Si calcola che ben 1,2 miliardi di persone  non hanno acqua potabile a sufficienza   mentre nel nostro Paese a causa di infrastrutture vecchie del sistema idrico, si verificano ingenti perdite stimate tra il 35% al 40% .   

La distribuzione  dell’acqua  ha dunque  un costo energetico alto e  la riduzione degli sprechi   la si può realizzare con un piano di adeguamento delle infrastrutture idriche  e con un attento  sistema di monitoraggio delle perdite.

Sono già  stati sviluppati sistemi di monitoraggio  e piccoli dispositivi / robot (Pipeguard)  che immessi nella rete idrica sono in grado di rilevare le variazioni di pressione  causate da una perdita  nelle tubature: ora occorrerebbe un piano generale di adeguamento dell’infrastrutture idirche.

Più in generale la digitalizzazione dell’energia  è presente sin dalla fase di  avvio del processo di produzione negli  impianti di generazione. Tutti i parchi eolici e fotovoltaici  e le centrali idroelettriche sono gestiti in modo automatizzato o si apprestano ad esserlo.

I sensori consentono di  raccogliere in tempo reale  le informazioni  che arrivano  da una diga , una turbina o da una conduttura  per  poi inviarli al sistema centrale che grazie a innovativi Sw li processa  sia per rilevare comportamenti anomali  sia per intercettare potenziali rischi con lo scopo di mantenere sempre in efficienza gli impianti.

L’approccio  “data driven”,   l’uso di algoritmi di “machine learning”, la possibilità di centralizzare  le informazioni basandosi su “big Data”  provenienti dai differenti impianti  di uno stesso produttore, consentono ai SW di effettuare un continuo  miglioramento e di essere sempre più precisi anche in termini predittivi.

La transizione energetica non può pertanto prescindere  dal digitale: è grazie all’intelligenza artificiale  che  si possono intercettare e risolvere in tempo reale le anomalie e le inefficienze del sistema.  Oggi si utilizza il termine IIOT (Industriali internet of Things)   per riferirsi al sistema di  droni e di Robot con cui è possibile effettuare ispezioni negli impianti,  riducendo di molto i tempi di intervento  e i rischi.

La Commissione UE  sta lavorando a un piano d’azione sulla digitalizzazione del sistema energetico e, a tal fine,  ha avviato  una consultazione pubblica per raccogliere informazioni da tutte le   parti interessate  compresi i singoli individui.  Anche La trasformazione del nostro Paese passa attraverso queste  due transizioni fortemente interdipendenti: transizione digitale e transizione energetica.

È abbastanza evidente che occorrono riforme profonde e coraggiose in tutti i settori: dalla pubblica amministrazione  al sistema imprenditoriale  pubblico e privato. Dobbiamo realizzare una nuova “rivoluzione” industriale e sociale,  ma questa volta al centro delle nostre attenzioni  dobbiamo mettere il nostro territorio  e le future generazioni e non noi con i nostri egoismi. Occorre accettare, prima ancora di realizzarlo, un profondo  cambio di paradigma culturale  che ci porti al profondo cambiamento da realizzare.

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