Pa, stop agli 11mila data center. Team digitale: “Si passi a 3-7 centri all’avanguardia per la sicurezza dei dati’

di Luigi Garofalo

La strategia di Luca Attias: la nascita di “3-7 data center all’avanguardia per mettere al sicuro tutti i servizi digitali fondamentali della Pubblica Amministrazione italiana. E risparmiare miliardi di euro”.

I circa 11mila data center della Pubblica amministrazione, tranne poche eccezioni, che gestiscono i dati sensibili dei cittadini “versano in condizione catastrofiche”. La fotografia è stata scattata dal Team per la Trasformazione Digitale, che ha elaborato la strategia per mettere al sicuro i dati essenziali o strategici della Pa.

Per la messa in sicurezza di tutti i servizi essenziali che vengono gestiti dalla Pubblica Amministrazione in Italia, il team, guidato da Luca Attias, ha proposto la creazione di:

un piccolo numero (tra i tre e i sette) di data center nazionali, realizzati secondo dei criteri di massima sicurezza ed efficienza energetica in altrettanti siti idonei, dislocati in diversi punti del territorio nazionale;
un’entità amministrativa, il Polo strategico nazionale per le infrastrutture digitali, che a livello centrale avrà la responsabilità di gestire questi data center in maniera coordinata.

Esempio di una mappa di data center dislocati su tutto il territorio nazionale.
Dunque, tre, massimo sette data center nazionali, dislocati su tutto il territorio della Penisola per mettere al sicuro i dati che riguardano la sanità, l’energia, i trasporti, il settore bancario, le infrastrutture dei mercati finanziari, la fornitura e distribuzione di acqua potabile e le infrastrutture digitali. Tutti servizi che per loro stessa natura strategica non possono subire interruzioni e devono essere protetti con il più alto livello di sicurezza, come previsto dalla direttiva NIS dell’Unione Europea sulla sicurezza informatica e di rete.

Sono 2 gli obiettivi dichiarati dal Team digitale: “ridurre l’enorme spreco di energia e risorse, permettendo risparmi fino a miliardi di euro per la Pubblica Amministrazione e mettere in sicurezza (anche fisicamente) le infrastrutture dove transitano i servizi nevralgici del Paese”. I circa 11 mila data center, che sono a servizio di oltre 22mila Pubbliche Amministrazioni, centrali e locali, costano allo Stato 2 miliardi l’anno sui circa 5,8 miliardi di euro che la PA spende ogni anno nel settore Ict (fonte Consip/Sirmi).

Il Cloud per i dati non essenziali della Pa
Invece qual è il piano d’azione previsto da Luca Attias per i servizi non essenziali, che sono la stragrande maggioranza e non hanno un valore strategico per la sicurezza e il funzionamento del sistema Paese, come ad esempio la posta elettronica, il servizio di protocollo informatico, la rassegna stampa di un ente? Il Cloud e la condivisione delle infrastrutture che ne permettono il funzionamento. “Significa passare da un modello in cui ogni Pubblica Amministrazione gestisce internamente tutti i servizi”, si legge nel post pubblicato su Medium da Attias insieme ai colleghi Paolo De Rosa e Simone Piummo, “a uno in cui alcuni servizi possono essere gestiti in cloud, con l’apporto di fornitori privati o pubblici (possono essere altre Pubbliche Amministrazioni, società in house o società in libero mercato)”.

Per siti idonei, il Team Digitale intende “luoghi che non abbiano rischio sismico o idrogeologico e che siano lontani dai centri urbani, ma anche luoghi garantiti dalla prossimità di diverse reti elettriche, dalla connettività di più operatori, da un’adeguata difesa militare. Tutti requisiti che tanti piccoli data center non possono avere”.

Il Team guidato da Attias chiarisce che il ruolo del Polo strategico “non è quello di gestire i servizi, ma solo di mettere a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni dei luoghi fisici, dotati della massima sicurezza ed efficienza energetica, dove collocare i propri server”. Gli unici servizi offerti saranno:

  • lo spazio fisico dentro un edificio protetto (controllo d’accesso, difesa perimetrale);
  • l’energia elettrica e un sistema di ventilazione per espellere calore, con tecnologie per ottimizzare la quantità di energia utilizzata.

Pubbliche Amministrazioni centrali, come i ministeri, o locali, come le Regioni e i Comuni, avranno la possibilità di spostare i server dai propri locali (o sottoscala, come abbiamo visto) a questi centri, continuando a gestirli in totale autonomia, comodamente seduti alla loro scrivania. Per questo l’attività del Polo strategico non va confusa con quella di altri poli centrali, che già oggi erogano invece servizi in cloud (come ad esempio Sogei che amministra il servizio di anagrafe nazionale ANPR).

L’idea di un polo centrale per i data center, i risultati del modello Uk
La stessa idea di un polo centrale per i data center è stata già messa a frutto con successo in altri Paesi del mondo, oltre che da tantissime aziende private di grandi dimensioni. Ad esempio, nel 2013 il Governo del Regno Unito ha avviato il progetto Crown Hosting Data Centres, grazie al quale:

  • nel 2015 ha attivato due data center nazionali;
  • ad oggi ha fatto confluire le piattaforme di quasi tutte le Pubbliche Amministrazioni centrali (24 su 27) e di 5 amministrazioni locali.

Grazie a questo semplice passaggio, ogni amministrazione che ha aderito al progetto ha recuperato il costo della transizione entro il primo anno e risparmiato fino al 60 per cento dei costi di gestione già dal secondo anno. Allo stesso tempo oggi il governo britannico può contare su una maggiore protezione di molti dei propri servizi fondamentali come la difesa, la sanità, l’istruzione, la giustizia.

Fonte: Key4biz.it del 11/03/ 2019

Archivio

Al via la “Call for professor” d’intesa con le università

L’Associazione Italian Digital Revolution – AIDR, in collaborazione con alcune università italiane, si è candidata come “Digital Knowledge Provider” nell’ambito di seminari, corsi di formazione e master universitari.L’obiettivo della “Call For Professor”, in linea con la missione associativa, è quello di porre i riflettori sull’innovazione, attraverso la diffusione della cultura digitale mettendo a disposizione delle Università italiane contenuti e docenti da inserire all’interno dei propri percorsi formativi.

Privacy, tavola rotonda Aidr su controlli e sanzioni Garante  

Milano, 22 gennaio – Trascorso il periodo transitorio che tutti gli Stati europei hanno osservato per consentire alle imprese di adeguarsi al nuovo sistema legato al GDPR, entrato in vigore da maggio 2018, sono iniziate le verifiche e i controlli nonché l’irrogazione delle sanzioni amministrative. Da una prima analisi è possibile constatare come il Garante privacy italiano stia tenendo un approccio ragionevole e ponderato in merito alle sanzioni per il mancato rispetto del GDPR, e ciò, in modo conforme a quanto dispone il regolamento stesso, secondo cui le sanzioni devono essere “effettive, proporzionate e dissuasive”.

VIDEO E PHOTO GALLERY

AIDR WEB TV

ITALIAN DIGITAL REVOLUTION

EVENTI ED INIZIATIVE

ITALIAN DIGITAL REVOLUTION

COME ASSOCIARSI

Cerchi il lavoro giusto per te? Scoprilo su IO LAVORO

IO LAVORO è un sistema informativo che utilizza la professione e i dati raccolti dai siti web di numerose istituzioni (Istat, Isfol, Miur, etc) o forniti come open data, per dare un quadro informativo completo sul mercato del lavoro e per favorire l’incontro domanda offerta.

AIDR NEWSLETTER

AIDR
Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle iniziative testo di prova e prova di testo

AIDR NOTIZIE DAL WEB

TUTTE LE NOTIZIE

Notizie
18/02/2020
Avete presente il mito della Fata Morgana, quello da cui prende nome il fenomeno fisico visibile da Reggio Calabria? Si tratta di una specie di miraggio, che ingrandisce Messina e la proietta talmente vicina alla Calabria da illudere i calabre In un leggendario mese d’agosto, un re barbaro arrivò a Reggio per conquistare la Sicilia. Morgana, per proteggere il fratello, fece apparire la Sicilia talmente vicina alla Calabria che il re si illuse di poterla raggiungere a nuoto. Mentre nuotava, però, l’incantesimo si interruppe e il re barbaro morì affogato.
Notizie
17/02/2020
Roma 17 febbraio - L’Associazione Italian Digital Revolution (AIDR), in collaborazione con alcune università italiane, si è candidata come ‘Digital Knowledge Provider’ nell’ambito di seminari, corsi di formazione e master universitari. L’obiettivo della “Call for professor”, in linea con la missione associativa, è quello di porre i riflettori sull’innovazione, attraverso la diffusione della cultura digitale mettendo a disposizione delle università italiane contenuti e docenti da inserire all’interno dei propri percorsi formativi.
Notizie
14/02/2020
Se il concetto di “industria culturale” è stato generalmente utilizzato con un’accezione negativa, oggi il paragone tra il settore della cultura e quello industriale offre nuovi spunti e nuove prospettive, soprattutto quando si parla di innovazione. Così come il settore industriale si sta aprendo alla rivoluzione digitale attraverso la cosiddetta “Industria 4.0”, anche il mondo della cultura può e deve guardare agli strumenti digitali come a un’occasione per migliorare un’offerta che si innesta su un terreno già fertile.

AIDR
AZIENDE E COLLABORAZIONI

AIDR SOCIAL

Seguici sui social per restare in contatto con noi,
ricevere aggiornamenti e inviarci suggerimenti, segnalazioni e commenti!