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Elettrificazione e digitale, incremento di 23 miliardi per la produzione industriale in Italia al 2030

Elettrificazione fattore abilitante per la riduzione delle emissioni di CO2 e il raggiungimento dei target europei di decarbonizzazione entro il 2030. Secondo studio TEHA-Enel: la produzione industriale registrerà un aumento calcolato attorno ai 200 miliardi di euro nell’Ue, per 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro. 

Il passaggio dall’odierna economia basata sui combustibili fossili ad una più pulita, decarbonizzata e a impatto ambientale zero, passa necessariamente per l’innovazione tecnologica e le nuove fonti energetiche rinnovabili.

Lo Studio condotto da The European House – Ambrosetti (TEHA), in collaborazione con Enel e Fondazione Centro Studi Enel, “Just E-volution 2030”, si pone l’obiettivo di evidenziare quelli che sono i vantaggi di questa transizione energetica per l’Europa (con focus su Italia, Spagna e Romania), in termini di riduzione dei costi socio economici legati alle emissioni inquinanti, di aumento netto di produttività industriale e di nuovi posti di lavoro.

Il modello che ne è uscito ha consentito agli studiosi di sviluppare uno scenario econometrico in grado di stimare gli impatti socio-economici della transizione energetica green, caratterizzata dal progressivo passaggio dalla generazione elettrica da fonti fossili, come il carbone e il gas, a quella da fonti rinnovabili, come idroelettrico, solare, eolico e geotermico.

Una transizione favorita dallo sviluppo tecnologico, come detto, dalla digitalizzazione e dall’elettrificazione dei consumi, come ad esempio per la mobilità (emobility), il riscaldamento degli ambienti, la cottura dei cibi e altri utilizzi domestici.

A fronte di una generazione sempre più rinnovabile, la progressiva penetrazione dell’elettricità nel sistema energetico ci permetterà non solo di decarbonizzare i settori storicamente più inquinanti dell’economia, ma anche di creare valore in modi nuovi, offrendo nuovi servizi ai consumatori, sempre più attori centrali del sistema elettrico”, ha dichiarato Francesco Starace, Amministratore delegato di Enel.

Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti, ha invece commentato: “La valutazione quantitativa degli impatti socio-economici derivanti dalla transizione energetica è una condizione necessaria per la definizione delle agende dei policy-maker al fine di garantire una transizione che non sia “just a transition” ma una “just transition for all”.

Il documento considera il vettore elettrico (elettrificazione) come fattore abilitante alla riduzione delle emissioni di CO2 e al raggiungimento dei target europei di decarbonizzazione entro il 2030: riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990; quota del 32% di fonti rinnovabili di energia nei consumi finali e miglioramento del 32,5% nell’efficienza energetica.

L’elettrificazione, secondo la ricerca TEHA-Enel, è centrale in questo processo per diversi motivi, tra cui: l’elettricità, se generata da un mix bilanciato con una quota rilevante di rinnovabili, permette di ridurre le emissioni di CO2; rafforza la resilienza e la sicurezza di approvvigionamento del sistema energetico; offre livelli superiori di efficienza energetica; si integra facilmente con la digitalizzazione agevolando una migliore gestione dei consumi; stimola l’innovazione e la sostenibilità degli stili di vita e dei processi industriali, assicurando prodotti migliori; favorisce la crescita di soluzioni in ottica di economia circolare e, infine, riduce l’inquinamento acustico.

La transizione energetica, sempre secondo lo studio, favorirà la nascita di nuovi servizi digitali, caratterizzati da un elevato potenziale di sviluppo nei prossimi anni. In particolare, la previsione al 2030 del valore di produzione considera soluzioni quali tecnologie di accumulo dell’energia – batterie, smart network managementdemand responsesharing platformhome to gridvehicle-grid integration, domotica e sistema di sensori per la mobilità, per un valore, in Europa, stimato in circa 65 miliardi di euro, di cui 6 miliardi in Italia, 4 miliardi di euro in Spagna e 1 miliardo di euro in Romania.

Nel dettaglio, le proiezioni elaborate dallo studio valutano gli effetti della transizione energetica sulla produzione industriale con un incremento fino a 199 miliardi di euro per l’Union europea (Ue) legato alla crescita del valore economico del settore elettrico, che a sua volta determinerà un aumento netto della produzione industriale stimabile tra 113 e 145 miliardi di euro, sempre nell’Ue, di cui 14-23 miliardi in Italia, 7-8 in Spagna e 2-3 in Romania.

Positivi anche gli effetti sul mercato del lavoro, con 1,4 milioni di nuovi occupati, in particolare: fino a +173mila in Italia; fino a +97mila in Spagna e fino a +52mila in Romania.

Si riducono anche i costi legati all’inquinamento dell’aria, con conseguente risparmio fino a circa 3 miliardi di euro al 2030 per i Paesi dell’Unione.

Alla riduzione dei costi della tecnologia e alle nuove modalità di produzione, distribuzione e consumo, si aggiungono infine i nuovi comportamenti virtuosi dei cittadini, sempre più attenti alle tematiche ambientali: per il 67% dei partecipanti a un’indagine condotta dalla Commissione europea, contrastare il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente dovrebbero essere al primo posto dell’agenda dei policy maker.

Fonte: Key4biz.it del 09/09/2019

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