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Cyber: verso una blockchain d’Europa

Mancano appena due mesi all’insediamento della nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen, e già l’Europa si prepara a fare un passo avanti verso la costruzione di un’infrastruttura digitale distribuita, sicura, trasparente e interoperabile accogliendo le priorità indicate dalla Presidente eletta  all’indomani della tornata elettorale. La Commissione infatti, attraverso la sua articolazione CEF Digital il cui compito è l’implementazione di strumenti digitali fondazionali a supporto del Mercato Unico, ha annunciato il lancio della European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), un’iniziativa congiunta con la European Blockchain Partnership con lo scopo di realizzare servizi pubblici a livello europeo basati sulle tecnologie blockchain.

Le tecnologie blockchain vengono tradizionalmente distinte in pubbliche (o permissionless) e private (o permissioned), a seconda del modello di accesso alla rete. Va tuttavia osservato che tale terminologia espone al rischio di fraintendimenti, soprattutto in un contesto di largo impiego da parte dell’amministrazione pubblica. Proponiamo allora di abbandonare la vecchia bipartizione in favore di una distizione tra blockchain non supervisionate e supervisionate, rispettivamente. Sono non supervisionate le blockchain in cui la partecipazione attiva al network è aperta a chiunque, indipendentemente da identità e status giuridico, locazione geografica, profilo computazionale, agenda operativa o strategica. Sono invece supervisionate le blockchain per le quali è la partecipazione al network è subordinato a un protocollo di identificazione e certificazione dei “nodi”.

La EBSI prevede oggi un’architettura basata su blockchain supervisionate: gli Stati Membri gestiranno i nodi EBSI a livello nazionale, i quali saranno in grado di creare e trasmettere transazioni. L’architettura di ciascun nodo sarà poi composta da due “layer” principali:

  • un livello di API (interfacce applicative programmabili) per ciascuno dei casi d’uso individuati, per consentire alle applicazioni aziendali di interfacciarsi con il nodo;
  • un livello infrastrutturale con funzionalità comuni a tutti i casi d’uso. 

Abbandonando una visione angusta e “manichea” della tecnologia, che non ha mai senso né in termini ingegneristici né in termini di governance e di sensibilità alle reali esigenze del mercato comune europeo, è nostra opinione  che il miglior risultato lo si ottiene combinando blockchain supervisionate (più flessibili, più economiche e di più agevole “penetrazione” nei modelli e nei processi della pubblica amministrazione, anche dal punto di vista della tutela dei dati personali) e blockchain supervisionate, per loro natura più sicure e più resistenti al tampering (alterazione dei dati), in grado di implementare un controllo distribuito e quindi di incarnare la rappresentazione digitale di un soggetto terzo garante dell’integrità transazionale.

Ad oggi sono state individuate quattro aree principali di applicazione: certificazione notarile, credenziali di formazione, identità autonoma (self-sovereign identity) e condivisione affidabile di dati. Nel dettaglio:

  • Certificazione notarile: Sfruttare le tecnologie blockchain per creare registri di audit digitali affidabili, automatizzare i controlli di conformità nei processi ad alta priorità e rendere dimostrabile l’integrità dei dati.
  • Credenziali di formazione: Restituire ai cittadini il pieno controllo nella gestione delle proprie credenziali di formazione, ridurre significativamente i costi di verifica, migliorare la fiducia nell’autenticità dei dati.
  • Self-sovereign identity: Implementare un  servizio general-purpose di identità autonoma, che consenta agli utenti di creare e controllare la propria identità in contesti transfrontalieri senza dover fare affidamento su autorità centrali.
  • Condivisione affidabile di dati: Sfruttare le tecnologia blockchain per condividere in modo sicuro i dati tra le autorità doganali e fiscali dell’Unione Europea.

Nel 2020 la EBSI entrerà a pieno titolo nel catalogo dei building block CEF, i “mattoni” (software, specifiche e servizi che nascono già pienamente conformi alla normativa comunitaria) fondamentali per la costruzione del mercato unico digitale e sui quali, per esempio, si regge già oggi in buona parte l’architettura nazionale ed europea di procurement elettronico. Incorporare l’EBSI nell’ecosistema dei building blocks CEF (Big Data Test Infrastructure, Context Broker, Archiving, eDelivery, eID, eInvoicing, eSignature ed eTranslation) significa conferire alle tecnologie blockchain un ruolo di primo piano nella costruzione della piattaforma digitale europea.

Ricordiamo che è nel nostro Paese che nacque l’idea di un’Europa unita, attraverso un percorso la cui prima pietra fu il Trattato di Roma del 25 marzo 1957. Oggi il nostro compito, come sistema-Paese, è mettere a disposizione dell’Unione le nostre eccellenze per contribuire all’edificazione di un’infrastruttura digitale efficiente, sicura e interoperabile tra tutti gli Stati Membri, come base per la costruzione di uno spazio democratico europeo nel pieno dell’età digitale.

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Roberto Reale, Socio AIDR

Fonte: ofcs.report

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