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Comunicazione politica 3.0

27-02-2017
PALMIERI

Si parla ormai di comunicazione politica 3.0. Perché la nuova natura della rivoluzione digitale irrompe nelle vicende della politica. Perché sullo sfondo delle campagne elettorali, delle rivalità tra opposti schieramenti, la dirompente forza di internet ha cambiato le regole del gioco.

E non solo sul piano economico, visto che la presenza sul web è diventata strategicamente fondamentale, come dimostrato a livello mondiale dall’intervento russo nella campagna presidenziale americana a favore di Trump.

Certo, sin dal primo momento la svolta digitale si è distinta per la velocità della sua diffusione e per la trasformazione informatica che ha imposto a tutti i settori d’attività. Col conseguente stravolgimento della vita economica e sociale.

Secondo le previsioni fra tre anni, nel 2020, nel mondo i connessi saranno più di 20 miliardi. L’approdo su internet sta diventando così il cuore dell’attività di movimenti e partiti, della preparazione dei piani elettorali evolutisi con la crescente potenza di siti e piattaforme. E di fatto anche l’Italia, scontando tra l’altro alcuni ritardi, come altri paesi risente dell’avvento delle tecnologie.

Progressi decisivi. Che hanno sconvolto tutti i campi del sapere, ponendo talvolta problemi etici. Il web, insomma, ha svelato gradualmente il suo volto. Rivelandosi un’arma asimmetrica di eccezionale efficacia in mano a chi sa utilizzarlo.

Lo sa bene il deputato Antonio Palmieri, dalla fine del 1994 nella plancia di comando del settore internet di Forza Italia. Dalla sua ultraventennale esperienza, e principalmente dalla creazione di strumenti online vincenti quali siti, video, pagine e presenze mirate sui social network, è nato un libro. Da leggere pensando contemporaneamente alle trasformazioni di grande rilievo avvenute nell’ultimo quarto di secolo nella comunicazione politica, con l’uso intensivo di smartphone, tablet e social media che contribuiscono nelle democrazie alla formazione di parlamenti e governi grazie soprattutto alla neutralità e all’auto-regolamentazione del web.

Tutto è cominciato proprio nel ’94 con le elezioni politiche quando, si legge nel testo, “la fine dei partiti del Pentapartito, spazzati via da Mani pulite, il cambio di legge elettorale (dal proporzionale puro al cosiddetto Mattarellum, con tre quarti dei deputati eletti in collegi uninominali), la discesa in campo di Berlusconi, sono i tre eventi che hanno cambiato per sempre la politica e la comunicazione politica nel nostro paese. Grazie a Forza Italia le elezioni del 1994 hanno sdoganato in Italia il marketing politico e tutti i partiti nel corso degli anni hanno fatto proprio il modello berlusconiano di comunicazione”.

Merito anzitutto di chi riesce a darsi una identità digitale, di chi riesce a cucirsi “un abito su misura”, come afferma Palmieri. Che chiarisce subito: “Non si tratta di un libro scientifico o di un saggio, ma della condivisione di un’esperienza maturata sul campo in 22 anni, senza nessuna pretesa di esaurire l’argomento”. Un lavoro che fotografa e presenta idee a cui ispirarsi per costruirsi una web reputation, il cui valore aggiunto alla fine è quello di non essere un’opera distaccata, accademica, calata dall’alto, restando saldamente ancorata alla realtà.

Dunque, parte dal basso Palmieri, da competenze acquisite in prima persona. D’accordo, ma il digitale sta diventando un fattore cruciale, contribuendo ad esempio a determinare la capacità delle democrazie di superare la crisi che le colpisce e a dare delle risposte alle esigenze del XXI secolo. Facile ormai parlare di strategie globali, di investimenti, di innovazione. Difficile spiegare quali saranno le conseguenze dei cambiamenti in atto. Di sicuro, internet contribuisce al progresso sociale e al superamento delle diseguaglianze. Ma non può sostituire l’azione degli uomini. “No, e infatti nel volume sostengo che il web è un ambito della vita e della comunicazione, inventato dall’uomo e abitato da essere umani. Con i pregi e i limiti che questo comporta”.

“Oggi – scrive l’autore – la distinzione tra virtuale e reale è superata. Poteva forse avere qualche ragion d’essere all’inizio dell’era digitale ma con l’attuale diffusione del web, la dicotomia reale/virtuale non ha più senso. Si tratta purtroppo di una visione ancora troppo diffusa nella classe dirigente e anche nell’opinione pubblica e che contribuisce a frenare lo sviluppo dell’economia italiana nell’era digitale”. 

Quattro capitoli, due parti, di cui solo l’ultimo compone la seconda. Facebook. Google Plus. Instagram. Dal contesto in cui avviene la comunicazione, al “web dei leader e dei partiti. Una questione di amici” e alle “campagne elettorali online”. Fino al quarto e più lungo capitolo ad uso di quei politici che intendono sbarcare sul web, utilizzando “i social media per drenare fan e follower verso il proprio database”. Questione, quest’ultima, non secondaria. Meglio, infatti, possedere una piattaforma.

“Accanto a Obama e Forzasilvio.it (il portale dei supporter di Berlusconi, ndr), anche il modello Casaleggio-Grillo conferma che la ‘via della piattaforma’ è la strada migliore”.
Insomma, “detto in un tweet, una piattaforma proprietaria, un database dei sostenitori e la posta elettronica sono gli strumenti migliori per mobilitare i militanti”. Che qualcuno ha sfruttato appieno. Come il Movimento 5 Stelle, che secondo Palmieri “non è il più abile a usare la rete. Anzi, la sfrutta con post dirompenti per guadagnare visibilità gratuita sui media tradizionali”.

Non manca il riferimento a Renzi: “Paradigmatico è l’esempio di ‘Matteo risponde’, sessione online in streaming di risposte” dell’ex premier “a domande dei cittadini, il più recente modello di ‘dialogo a campione’, praticato usando i due social più diffusi, Facebook e Twitter, per rispondere in diretta, all’ora prefissata, alle domande del suo pubblico”.

Occhio alle bufale, poi, “diventate un problema – afferma il parlamentare di FI – solo perché il referendum sulla Brexit, quello costituzionale in Italia e le elezioni presidenziali americane sono state perse da chi avrebbe dovuto vincerle”.

Già, in quanto “senza internet – spiega Palmieri – le elezioni si perdono, ma con internet non si vincono. Ormai, con 25-30 milioni di italiani online la rete diventa un ambito al pari delle piazze, delle televisioni, dei giornali, dei circoli ecc. È un contesto nel quale c’è la possibilità di incontrare tante persone”.
Berlusconi, Grillo, fino a Renzi. Chi la utilizza meglio? “Non si può giudicare chi la usa meglio o peggio, ognuno la adopera a propria misura secondo quelle che sono le proprie caratteristiche personali e comunicative e secondo gli obiettivi che si prefigge”.

Il suo, così, è un manuale di sopravvivenza. “Se per sopravvivenza intendiamo la capacità di orientarsi in un terreno complicato la risposta è sì, e lo spero proprio perché vorrei aiutare chi lo leggerà a strutturare una propria presenza sul web”. Proiettandosi nel futuro. “Per quanto mi riguarda, siamo già in un presente degno. Con tanti milioni di italiani online non siamo più come trent’anni fa, quando internet era soltanto il regno di smanettoni e di pochi altri che assaporavano il gusto della novità”.

Eppure, la radiografia fornita da raffiche di cifre e dati provenienti da fonti insospettabili dicono che non riusciamo a stare al passo con ad esempio gli Stati Uniti e altre realtà europee. “Il gap in materia con gli altri paesi lo colmano la natura e la tecnologia. In Italia, per dirne una, il numero dei telefonini supera quello della popolazione e di conseguenza quasi tutti abbiamo in mano uno smartphone e quindi l’accesso a internet è davvero alla portata di chiunque in qualsiasi momento e da questo punto di vista non siamo indietro. Piuttosto, paghiamo il fatto che la tv è ancora il principale veicolo di informazione.

Per il resto, siamo quasi nella normalità rispetto a quanto avviene in altri paesi occidentali e gradualmente la tecnologia continuerà ad evolversi contribuendo al progresso. Si tratta, in effetti, di un fenomeno naturale”.

In conclusione, un’appendice con un elenco di siti utili per chi voglia documentarsi sul marketing online. E, soprattutto, alcune pagine per chiedersi quanti voti vale internet. Nell’attività di propaganda elettorale. Nel tentativo di fidelizzare l’elettore, di consolidare il consenso, di ridurre e non accentuare la distanza fra il cittadino e il candidato.

Parlando magari di restituzione o addirittura abolizione di una tassa o di argomenti che possano comunicare le capacità e le differenze di un leader dagli altri.
Perché la forza del web è in grado di produrre risultati rapidi, di forte novità e, talvolta, di alto valore estetico. Percepito da tutti. In fretta.

Antonio Palmieri, Internet e comunicazione politica. Strategie, tattiche, esperienze e prospettive, FrancoAngeli, pp. 154, euro 19,00

 

Fabio Ranucci Responsabile Ufficio Stampa AIDR 

Fonte: Conquiste del Lavoro

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