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Banche, in arrivo uno shock digitale

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22-01-2017

Secondo McKinsey, multinazionale americana della consulenza, i prossimi quattro anni saranno critici per il settore bancario a causa della digital disruption, ovvero l’attacco dei giganti dell’e-commerce, con un’erosione dei profitti superiore ai 50 miliardi di euro.

Non bastavano le difficoltà delle banche italiane, alle prese con la necessità di pulire i propri attivi, ridurre i costi e rafforzare il patrimonio in un contesto economico di ripresa stentata; ora, a livello europeo, sta per abbattersi sul settore il ciclone della rivoluzione digitale che, secondo le stime della nota società di consulenza McKinsey, potrebbe provocare una erosione dei profitti per gli istituti di credito del Vecchio Continente compresa tra i 50 e i 110 miliardi di euro, con una conseguente riduzione del già basso roe fino all’1,2%.

La tempesta digitale. Nella ricerca della società statunitense si lancia dunque l’allarme: sul sistema del credito tradizionale è in arrivo una nuova ondata della “tempesta digitale” che sposta verso nuovi soggetti non bancari una quota crescente di clienti. Alla prima fase le banche hanno reagito snellendo molte attività e riducendo parte dei costi e degli sportelli; un altro metodo è stato quello di “copiare” o comunque inseguire le iniziative dei competitor virtuali, come risulta evidente anche dalla scheda dedicata da FissoVariabilealla moneta online che ormai si è diffusa anche in Italia.

Uno shock per il credito. Tuttavia, il progressivo processo di digitalizzazione avrà comunque effetti sui margini degli istituti tradizionali, che già sono chiamate a confrontarsi con altre sfide, come quella di un’economia globale sempre debole e i nuovi dettati regolamentari che sono una conseguenza più o meno diretta della stagione della grande crisi finanziaria. Eppure, tra queste “tre formidabili forze” che gli analisti hanno sottolineato, è proprio l’attacco dei giganti dell’e-commerce che potrebbe produrre gli effetti più forti, con una ricaduta che potrebbe arrivare anche a superare il 30 per cento del roe.

Profitti a rischio. Tra le più colpite ci potrebbero essere le banche dei mercati sviluppati, con ben 90 miliardi di dollari di profitti a rischio, pari al 25% del totale, ma non meno vulnerabili sono quelle dei mercati emergenti.Secondo gli autori del report, “contrastare queste forze obbligherà la maggior parte delle banche a intraprendere nuovi processi di trasformazione centrati su programmi di resilienza – per mantenere attraverso misure tattiche come l’ulteriore riduzione dei costi, l’aumento delle commissioni e dei volumi di intermediazione, la reddittività a breve – e quindi di riorientamento e di rinnovamento dei loro business”, necessario a limitare i danni.

Europa in difficoltà. Per la precisione, il “McKinsey Global Banking” mette nero su bianco alcune previsioni: da questa “digital disruption” le banche giapponesi e quelle statunitensi rischiano tra 1 a 45 miliardi di dollari di profitti in meno entro il 2020; molto più problematica, secondo le stime, la prospettiva in Europa e Regno Unito, dove la riduzione dei profitti potrebbe superare il 30%, ma anche andare addirittura oltre e spingersi fino a una contrazione di 110 miliardi di dollari, anche perché in Europa è più che concreto l’aumento del gap tra il costo del capitale e l’impegno per gli investimenti azionari.

Le azioni di contrasto. E dunque, l’industria del credito si trova in qualche modo “costretta” a fare un passo in più e superare la semplice ristrutturazione tradizionale per rinnovare le attività bancarie, sfruttando a pieno le nuove capacità tecnologiche e nuove strutture organizzative. Per contrastare questi venti contrari, allora, il report di McKinsey individua una strada, ovvero “intraprendere una trasformazione radicale che supera di gran lunga tutti gli sforzi fatti in precedenza. In questo caso infatti il piccolo cabotaggio, come molte banche hanno fatto per anni, non paga. Non è adeguato alla portata della nuova sfida e non farà che aggravare il senso di stanchezza che deriva da anni di ristrutturazioni una tantum”.

Socialperiodico.it

Fonte: http://bit.ly/2jMSuKr 

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