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Startup: l'Italia finalmente nel mirino degli investitori esteri?

Start Up
06-01-2017

Tante operazioni in pochi mesi, un segnale che fa ben sperare per il futuro.

Non è solo un'impressione. Da qualche tempo pare davvero che all'estero si siano accorti che, anche in Italia, esistono startup in cui vale la pena investire, o addirittura da comprare. L'ultima, in ordine di tempo, è stata l' acquisizioneda parte di Intel dell'azienda pisana Yogitech. Poco prima, Amazon aveva compratol'astigiana Nice.

In entrambi i casi, peraltro, non è del tutto appropriato parlare di startup: sia Yogitech che Nice sono imprese ormai di lungo corso, la prima fondata nel 2000, la seconda nel 1996. Il che non rende però scontato o meno degno di nota l'interesse di due colossi americani. Se guardiamo ai singoli finanziamenti (quindi non alle exit), la lista si fa ancor più interessante. Per anni, i grandi fondi internazionali avevano guardato al nostro paese solo in casi sporadici.

C'era stato Balderton a investire in Yoox nel 2003, poi Decysion aveva raccolto fondi negli Stati Uniti, e pochi altri. Ora il vento sembra essere cambiato.  "Di recente - spiega Lorenzo Franchini, manager e creatore di ScaleIt, il principale evento in Italia dove startup italiane già mature incontrano gli investitori stranieri - abbiamo visto ben 4 investimenti di fondi esteri in pochi mesi: lo scorso settembre Highland Capital Partners ha messo dieci milioni in Dove Conviene, poi Index Ventures ha scelto di puntare su FaceIT e Money Farm. Nei giorni scorsi infine, Opus Capital ha investito in Cloud4Wi".

Operazioni in cui sono girati parecchi soldi, rispetto a quanto ci aveva abituato di solito il mercato italiano: 8 milioni per Cloud4Wi, 16 milioni per Money Farm, 15 milioni per FaceIT. È vero che si tratta di startup che in alcuni casi hanno spostato il quartier generale all'estero, ma è anche vero che sono nate da italiani, per lo più in Italia, e che mantengono una base importante nel nostro paese.

Altre buone notizie potrebbero arrivare dalle aziende partecipanti alla prima edizione di ScaleIT, che si è svolta lo scorso autunno (la seconda, di cui è appena stato annunciato il bando di partecipazione, si terrà nell'ottobre di quest'anno).  "Ci arrivano segnali molto positivi - dice Franchini - Ci sono almeno tre aziende fra quelle che erano state selezionate nel 2015, che in negoziazione con importanti investitori esteri e che potrebbero chiudere degli accordi a breve".

Dunque, qualcosa si muove, e si potrebbero aggiungere a questa breve rassegna anche i 5 milioni di euro immessi a marzo da Cisco nel fondo Invitalia Ventures. È sufficiente, tutto ciò, per adottare toni trionfalistici? Di certo, no.  Uno dei problemi - fra gli altri - dell'ecosistema dell'innovazione italiano, è la discrepanza fra l'immagine di sé stessi che viene comunicata e la reale importanza dell'Italia nell'agone internazionale in questo campo.

La situazione in cui ci troviamo ora, è per molti versi a quella in cui versavano altri Paesi mediterranei alcuni anni orsono. Nazioni che però, nel frattempo, hanno fatto parecchi passi in avanti.  "La speranza - racconta il manager, che è anche co-fondatore dell'associazione Italian Angels for Growth - è che si possa seguire il percorso fatto dalla Spagna cinque anni fa, anche se improbabile che si ormai possa colmare il gap.

Bisogna costruire una traiettoria seria per la crescita e fra cinque anni si potrebbe arrivare al mezzo miliardo di investimenti". La strada è ancora lunga, ma il percorso pare davvero iniziato. 

FEDERICO GUERRINI

Fonte: http://bit.ly/1TL8aF9

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