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La trasformazione digitale secondo Fujitsu: "Sarà come una nuova rivoluzione industriale"

digitale
29-12-2016

Il mondo e il lavoro cambieranno completamente grazie all’IoT e all’Intelligenza Artificiale. E l’accesso al digitale sarà incluso fra i diritti umani.

Nel corso dei prossimi cinque anni tutte le grandi aziende cambieranno oltre ogni immaginazione. Parola di Duncan Tait, Senior Vice President di Fujitsu responsabile per l’area EMEIA (Europa, Medio Oriente, India e Americhe). Lo abbiamo incontrato a Monaco, durante il Fujitsu Forum, dove ha espresso a più riprese la propria visione ottimista sulla trasformazione digitale in atto.

«Se si crede, come io credo, che la digitalizzazione stia cambiando il mondo, allora bisogna riconoscere che cambierà radicalmente anche le aziende. In tre modi: modificando la natura dei prodotti che le aziende producono; cambiando la natura dell’interazione fra aziende e mercato; sovvertendo completamente il modo in cui le aziende funzionano al proprio interno».

RELAZIONI DIRETTE
Uno dei settori in cui Fujitsu crede e investe di più è quello dei dispositivi IoT, che hanno il potenziale di annullare le mediazioni fra produttori e clienti in maniera nuova e finora difficilmente immaginabile. «Prendiamo ad esempio un produttore di marmellate che vende il proprio prodotto alla grande distribuzione», ci spiega Tait. «Grazie al costo in picchiata dei sensori l’azienda potrà rendere smart ogni barattolo, instaurando così un rapporto diretto con il cliente tramite lo smartphone. Il barattolo potrà dirci quando il contenuto sta per scadere, o ci potrà fornire dati nutrizionali o altri informazioni utili».

IOT E SICUREZZA
Non è un caso, dunque, che gli IoT siano uno dei capisaldi di MetaArc, la piattaforma progettata da Fujitsu per facilitare la digitalizzazione dei processi aziendali. L’altro aspetto fondamentale su cui si poggia la più recente strategia dell’azienda giapponese è la sicurezza, che va pensata come un approccio globale e preventivo, ma soprattutto inscindibile dalla trasformazione digitale.

«Le aziende che non investono nella digitalizzazione sono destinate all’irrilevanza nel medio termine. E lo saranno anche le aziende che abbracceranno la digitalizzazione ma senza dare la giusta importanza alla sicurezza», spiega ancora Tait. Soprattutto perché, come dimostrato da recenti attacchi informatici basati sull’hacking di dispositivi smart e connessi a internet, gli IoT pongono rischi e vulnerabilità serie. «La domanda farsi è questa: la sicurezza deve funzionare a livello di sensori, oppure a livello di dispositivo, o ancora a livello di rete? La risposta è che deve essere un approccio ubiquo, deve essere ovunque, deve essere ingegnerizzata nei processi e nei prodotti».

DIGITALIZZAZIONE DEL SETTORE PUBBLICO
Così come le aziende, per mantenere rilevanza sul mercato, dovranno accogliere ed integrare la digitalizzazione, così i governi dovranno mettere in atto processi di «disruption» controllata per rimanere competitivi sul piano internazionale. «Credo sia molto facile sottostimare i pubblici ufficiali», dice Tait, che offre un quadro positivo dettato principalmente dai rapporti professionali di Fujitsu con il settore pubblico britannico. «Io vedo moltissimi governi che stanno facendo le scelte giuste da questo punto di vista. Sul lungo termine la digitalizzazione è fondamentale per il corretto funzionamento di un paese e dei suoi servizi pubblici».

LA TRASFORMAZIONE DIGITALE CAMBIA LA SOCIETÀ
La trasformazione digitale porta tuttavia con sé un cambiamento della natura stessa del lavoro, che causerà un inevitabile riassestamento della società. La stessa Fujitsu si prepara a ridimensionare il personale nel Regno Unito, tagliando circa 1800 dei 14.000 dipendenti attuali. Un processo attribuibile, fra l’altro, alla crescente automazione dei processi aziendali.

«E’ il modo in cui il mondo si sta muovendo, opporsi al cambiamento sarebbe inutile», dice ancora Tait, ammettendo che un cambiamento della percezione stessa del lavoro è destinato ad avvenire. Come durante la rivoluzione industriale, anche se ci adatteremo molto più velocemente. E conclude: «Ci avviamo verso un futuro in cui la tecnologia digitale avrà la stessa importanza dell’acqua e del cibo e l’accesso al digitale sarà incluso fra i diritti umani di base».

ANDREA NEPORI

Fonte: http://bit.ly/2hNFSPg

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