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I finanziamenti alle startup? Li decide l'algoritmo

START UP
28-12-2016

Il sistema di InReach è in grado di svolgere un’attività automatica di scouting e selezione delle più promettenti startup a livello europeo.

Quali sono le ragioni che spingono i venture capitalist a investire in una startup, piuttosto che in un’altra? Su quali parametri si basano? E come possono essere sicuri che la loro scelta si rivelerà davvero la migliore?

Tutte queste domande passerebbero in secondo piano se a compiere la scelta fosse un robot. Questo è quanto viene proposto dall’azienda londinese InReach, che ha sviluppato un algoritmo in grado di fornire un forte supporto al processo decisionale dei venture capitalist.

Mentre il mondo delle startup è – per definizione – caratterizzato da un alto livello di tecnologia, quello dei venture capitalist ha sempre avuto un approccio più tradizionale, scandito da appuntamenti, email e round di finanziamenti. Roberto Bonanzinga, fondatore di InReach, in un’intervista a Business Insider, aveva ironizzato sul fatto che lo strumento più tecnologico utilizzato dai VC fosse Gmail.

La piattaforma ideata da Bonanzinga, DIG, si basa sulla raccolta e l’elaborazione di big data per sostenere e indirizzare l’attività dei VC, per ottimizzare e massimizzare le opportunità presenti.

Il sistema è in grado di svolgere una continua e automatica attività di scouting e selezione delle più interessanti e promettenti startup a livello europeo. Solo nel primo semestre 2016, attraverso la piattaforma DIG sono state analizzate circa 4.000 iniziative provenienti da 23 paesi dell’Unione Europea, di queste circa 400 sono state oggetto di ulteriore approfondimento.

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DIG è una sorta di motore di ricerca strategico; i motori di ricerca, però, vengono solitamente utilizzati da chi ha una vaga idea di quello che sta cercando, mentre per i venture capitalist si presenta spesso la condizione contraria. Loro hanno spesso a che fare con contesti complessi, dove in alcuni casi molto dev’essere ancora inventato e, in altri, gli innovatori tengono segrete le proprie invenzioni a possibili osservatori esterni.

Esistono però tracce che vengono lasciate da chi inizia una nuova attività: l’acquisto di un dominio, modifiche ai profili Facebook o Linkedin, twitting su argomenti che in precedenza non rientravano tra gli interessi di una persona. Per la prima volta, il venture capitalist diventa proattivo e scava nei big data per cercare opportunità di business.

“L’obiettivo di InReach è innovare l’intera catena del valore dei venture capital: dall’identificazione dei deal, passando per il company business process fino all’exit. La tecnologia viene applicata a ogni fase del processo e crea un modello scalabile a livello europeo”, spiega Bonanzinga.

Una volta che InReach decide di finanziare una startup, questa ha accesso alla piattaforma DIG e può dialogare con le altre realtà presenti, per condividere esperienze e percorsi. “Attraverso l’uso massiccio di big data e machine learning, vogliamo rivoluzionare il modello europeo di venture capital. In soli 12 mesi siamo riusciti a costruire la prima piattaforma di investimenti in Europa e siamo già in grado di identificare circa 650 potenziali opportunità di investimento al mese. E questo è solo l’inizio”, conclude Bonanzinga.

Le società di capitali sono sempre più interessate alle molteplici applicazioni degli algoritmi. Una delle ultime novità , in questo frangente, riguarda l’annuncio di Bridgewater, il più importante fondo hedge al mondo (la principale caratteristica che contraddistingue questi fondi è la ricerca del rendimento assoluto, indipendentemente dall’andamento dei mercati), che ha deciso di costruire un algoritmo per gestire assunzioni, licenziamenti e promozioni. Come spiega il Wall Street Journal, il sistema si occuperà di ogni attività di management all’interno della società, dalle risorse umane alla pianificazione giornaliera.

Sara Moraca

Fonte: http://bit.ly/2hMHmct

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