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Zuckerberg pensa alla politica, ma senza lasciare Facebook

10-12-2016
Facebook Zuckerberg

È l'inedito scenario che emerge dalle carte giudiziarie di un processo che ha visto il fondatore del social network contrapposto a un gruppo di azionisti di minoranza.


Mark Zuckerberg, il fondatore e Ceo di Facebook, ha pensato di entrare in politica ma senza cedere il controllo dell'azienda: è questo l'inedito scenario che emerge dalle carte giudiziarie di un processo che lo ha visto contrapposto a un gruppo di azionisti di minoranza. La class-action è stata depositata a fine aprile, dopo che Zuckerberg aveva proposto e ottenuto una riorganizzazione per diluire il potere di voto degli azionisti, blindando a detta dei ricorrenti "il controllo eterno" della società.

In base alla sua riorganizzazione, così come emerge dalle carte, Zuckerberg potrà prendersi due anni sabbatici per "una posizione nel governo o un incarico" politico, senza perdere il controllo di Facebook. I documenti sono stati desecretati solo nei giorni scorsi ma si riferiscono ai piani messi a punto dal numero uno di Paolo Alto a inizio anno.

Studiando le carte processuali, il Guardian ha ricostruito gli scambi via sms tra Zuckerberg e due componenti del board, che parlano di un eventuale incarico governativo di Zuckerberg e di come presentare la proposta agli azionisti senza che questi percepiscano un minore impegno del Ceo. "La questione più grande", gli scriveva a marzo uno dei principali azionisti di Facebook, il venture capitalist, Marc Andreessen, è "come definire questo servizio al governo senza terrorizzare gli azionisti (sul fatto) che tu ti stia defilando".

Sesta persona più ricca al mondo e molto interessato alla filantropia, Zuckerberg finora ha sempre cercato di evitare la politica. Ma si è via via incontrato con esponenti repubblicani, democratici e anche dell'Amministrazione
Obama. Uno dei membri del board di Facebook, Peter Thiel, ha sostenuto Donald Trump, e Facebook di recente è stato accusato di essere una delle piattaforme di disinformazione e circolazione di notizie false che avrebbero contribuito al successo del candidato repubblicano. 

La Repubblica.it

Fonte: http://bit.ly/2gLU6jf

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