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Agenda digitale italiana: lo stato dell'arte tra decreto e altre norme

17-11-2016
agenda digitale italiana

Dopo il Dl Crescita 2.0, le misure avviate per la Pa digitale, le tre priorità fatturazione elettronica, identità digitale e anagrafe unica. Il Piano nazionale banda larga e banda ultra larga. La Strategia Italiana per la Crescita Digitale. Italia Login. Il nuovo Cad. Ecco come sta per cambiare l'Italia grazie alla spinta politica nell'innovazione (aggiornamenti in progress. Ultimo: 3 agosto 2016)

Possiamo sintetizzare l'azione del governo, in tema di Agenda digitale italiana, su alcune linee di intervento:

1. Connettività e infrastrutture in banda ultralarga;

2. Digitalizzazione delle infrastrutture di servizi e delle piattaforme abilitanti

3. Digitalizzazione dei servizi di settore azienda-cittadino con la Pubblica amministrazione;

4. Spinta all’innovazione delle aziende;

5. Altri Programmi strategici (Ricerca e Innovazione, Smart City e Community, Competenze Digitali)

Oggi sulla seconda linea, dopo la messa in esercizio della Fatturazione Elettronica, sono individuate dall’Agenzia per l’Italia ol

È inoltre in preparazione il “Piano triennale dell'Information and Communication Technology (ICT) nella Pubblica Amministrazione”, che Agid deve elaborare, come prescritto dal suo Statuto e come ribadito dalla Legge di Stabilità, sulla base del Modello strategico definito dal Comitato di indirizzo Agid, e che fornisce un quadro di insieme per gli interventi proprio sulle prime tre linee di azione individuando quattro livelli (infrastrutture fisiche, immateriali, ecosistemi digitali, Italia Login). Intanto, in previsione della prossima predisposizione del piano, che avrà applicazione a partire dal 2017, AgID ha pubblicato una circolare con indicazioni per la programmazione della spesa ICT per il 2016.

L’attuale quadro dell’Agenda è stato progressivamente costruito in questi anni. In particolare:

2012 – si parte da un decreto legislativo uscito in Gazzetta Ufficiale il 19 ottobre 2012, il Crescita 2.0, convertito in legge con un maxiemendamento del Senato. Qui il testo, qui una sintesi. Altre misure sono state successivamente avviate da ministeri come il Miur e Sviluppo economico (i regolamenti Piano nazionale banda larga e Piano nazionale banda ultra larga). Importanti in questo ambito anche i bandi già pubblicati dal Miur per le Smart Cities & Communities. Alcune misure sono anche nel decreto Semplificazioni;

2013 – si interviene all’interno del cosiddetto Decreto del Fare (soprattutto per quanto riguarda gli incentivi alle PMi che investono in ICT) e della Legge di Stabilità 2014;

2014 - il Governo interviene in più parti della Legge di Stabilità 2015 , soprattutto in ambito di Giustizia, Sanità e Fisco.

2015 - il Governo approva, dopo averli posti in consultazione, i documenti Strategia Italiana per la Crescita Digitale e Strategia Italiana per la Banda Ultralarga, che indirizzeranno le iniziative effettuate nell’ambito dell’Accordo di Partneriato per il programma dei fondi 2014-2020. In particolare, la Strategia Crescita Digitale suddivide gli interventi in Azioni Infrastrutturali Trasversali (Sistema Pubblico di Connettività e predisposizione wifi tutti edifici pubblici, Digital Security per la PA, Razionalizzazione del patrimonio ICT, consolidamento data center e cloud computing, Servizio Pubblico d’Identità Digitale (SPID)), Piattaforme Abilitanti (Anagrafe Popolazione Residente, Pagamenti elettronici, Fatturazione elettronica PA, Open Data, Sanità digitale, Scuola Digitale, Giustizia Digitale, Turismo Digitale, Agricoltura Digitale) e Programmi di Accelerazione (Italia Login – La casa del cittadino, Le competenze digitali, Smart City & communities).

2016 – sulla base della legge delega di riforma della PA, il Governo approva, in esame preliminare, tra gli altri: il decreto legislativo per le modifiche al Cad, allineandolo alle nuove scelte derivanti dai programmi in corso di attuazione (soprattutto per identità digitale e domicilio digitale) e operando degli interventi in tema di governance e di abrogazione di norme non attuate o obsolete; il decreto che introduce i principi del Foia, anche se attraverso disposizioni che non sembrano promuoverne una semplice attuazione. Dopo i diversi pareri previsti e i passaggi parlamentari, i decreti dovranno essere emanati in via definitiva. Il parere parlamentare sul Cad è stato approvato il 3 agosto e l'emanazione del decreto in via definitica è prevista per settembre.
Per ciascuna linea di azione, vediamo allo stato come sta prendendo forma e si sta attuando l’Agenda Digitale italiana.

CONNETTIVITA', INFRASTRUTTURE BANDA LARGA E ULTRALARGA, CLOUD E DATACENTER

Secondo il Modello Strategico AgID, quest’area rientra nel livello “Infrastrutture fisiche”.

L’Agenda, con il Piano Banda Larga, prevedeva di completare la copertura banda larga (secondo la vecchia definizione, almeno 2 Megabit) entro il 2014 (ora al 2015) e di fare alcuni interventi di copertura con banda ultra larga, sulla base soprattutto della programmazione 2007-2013. Il Piano Banda Larga è in via di completamento. Nella Strategia Italia per la Banda Ultralarga (2014-2020) sono invece programmati interventi per raggiungere i target europei 2020 (100% copertura banda a 30Mbps e 50% adozioni di banda a 100Mbps a fronte di una copertura dell’85%).

Gli interventi relativi alla Strategia 2014-2020 si sviluppano su quelli già realizzati o in corso di ultimazione rispetto allo sviluppo delle infrastrutture per la programmazione 2007-2013, e che hanno previsto:

900 milioni di euro, da varie fonti (per lo più comunitarie, raccolte dalle Regioni e poi rese centralizzate da Sviluppo economico). Qui lo stato dell'arte aggiornato.
1,08 miliardi di euro comunitari del Piano nazionale banda larga del ministero allo Sviluppo economico. Di questi, 235 milioni sono dedicati al digital divide d'accesso, più 121 milioni per il digital divide di backhauling, più circa 41 milioni di euro per costruire un datacenter cloud per i servizi della PA. Il bando per il digital divide affida agli operatori il compito di costruire una rete wired o wireless.
547 milioni per la banda ultra larga al Sud (compreso un 30 per cento minimo fornito dagli operatori): riguarda Calabria, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia (la Puglia agisce da sola con un proprio piano). I bandi sono stati tutti emanati.
Infine, nella Strategia italiana per la banda ultra larga 2014-2020, per raggiungere gli obiettivi europei 2020, si prevedono attualmente 12 miliardi, ottenuti sommando le coperture degli operatori (5 miliardi) con quelle a carico dallo Stato (7 miliardi). Gli interventi previsti si differenziano a seconda dei quattro cluster rispetto ai quali è stato suddiviso il territorio italiano, con l’individuazione attuale di 94 mila aree omogenee.

Non è ancora stato definito tutto il quadro normativo e degli incentivi legati ai diversi interventi previsti. La decisione governativa è attualmente di non procedere per decreto, ma tramite norme su disegni di legge e deliberazioni del Cipe.

La prima delibera Cipe, per 2,2 miliardi, è di agosto 2015 e riguarda le aree a fallimento di mercato. Sono la prima parte dei 7 miliardi complessivi di risorse pubbliche. In dettaglio i fondi pubblici provengono per 4,9 miliardi dal governo e per 2,1 miliardi dai Fondi strutturali regionali. 3,5 miliardi fanno capo al Fondo di Sviluppo e Coesione.

In particolare, con l’accordo siglato nella Conferenza Stato-Regioni viene dato avvio al piano per le aree a fallimento di mercato (Cluster C e D della Strategia), che saranno finanziate con risorse pubbliche per un ammontare di 1,56 miliardi come da stanziamento della delibera Cipe, e risorse regionali dei fondi Fesr e Faesr, nonché con oltre 230 milioni di Pon, e fondi Fesr/Feasr per 1,18 miliardi, per un totale di circa 3 miliardi.

L’Agcom ha emesso le linee guida per l’accesso alle nuove reti tenendo conto dei vari “modelli” operativi possibili. Considerati i passaggi formali necessari, i primi bandi dovrebbero essere emanati a giugno. Non è ancora chiaro se sarà emanato un unico maxi bando - che includa realizzazione e gestione del network in macro-regioni (sei quelle pronte a partire) – oppure se si sceglierà la strada di bandi più “piccoli” che consentano una partecipazione più ampia di operatori.

Rispetto alle misure normative per agevolare lo sviluppo delle infrastrutture, si sono susseguite più misure:

Nel decreto Crescita 2.0 sono state previste agevolazioni di vario genere:
gli operatori di tlc hanno assicurato l'accesso alla parti comuni degli edifici per le operazioni di posa della fibra ottica, ma con l'onere di ripristinarle a proprie spese;
c’è una maggiore flessibilità concessa alle misurazioni elettrosmog, il che dovrebbe accelerare la copertura Lte anche in chiave anti digital divide;
per chi scava: dimezzati i tempi per le varie autorizzazioni e favorito l'uso delle mini trincee, che permettono di ridurre fino al 75 per cento i costi di scavo rispetto alle trincee tradizionali.
A settembre 2013 una misura Mise-Mit inserita successivamente nel Destinazione Italia ha dato il via libera al Catasto delle reti e alle mini trincee e ha definito la superficie massima di manto stradale che deve essere ripristinata a seguito di una determinata opera di scavo, l’estensione del ripristino del manto stradale sulla base della tecnica di scavo utilizzata, quali trincea tradizionale, minitrincea, proporzionalmente alla superficie interessata dalle opere di scavo, le condizioni di scavo e di ripristino del manto stradale a seguito delle operazioni di scavo, proporzionalmente all’area d’azione.
A novembre 2015 è stata quindi avviata la realizzazione del Sistema Informativo Federato delle Infrastrutture, istituito già nel decreto decreto legge 12 settembre 2014 n.133, che dovrà ricevere entro 180 giorni i dati dalle pubbliche amministrazioni.
Rispetto alle misure finanziarie per agevolare lo sviluppo delle infrastrutture, dopo i crediti di imposta previsti nel decreto Crescita 2.0:

Nel decreto Sblocca Italia (settembre 2014) si prevede la concessione fino al 50% di credito d'imposta per la realizzazione di infrastrutture a banda ultralarga fisse e mobili nelle aree cosiddette bianche (cioè a fallimento di mercato). La sua applicazione è demandata all'emanazione di decreti attuativi da concertare fra i ministeri dello Sviluppo, delle Infrastrutture, dell'Economia e l'Agenzia delle Entrate
Nella Strategia Banda Ultralarga si prevede l’intervento pubblico per l’infrastrutturazione del territorio (in misura diversa a seconda dei cluster) e anche, in forma di voucher, per agevolare i cittadini che migrano verso la nuova infrastruttura.
Alle misure sulla connettività si affiancano le misure e i progetti relativi alla razionalizzazione dell'infrastruttura informatica della Pa, che vedranno una razionalizzazione e un rilancio nel già citato Piano triennale delle PA. In particolare queste le azioni avviate:

L'Agenzia per l'Italia Digitale aveva avviato un’attività per creare un numero ristretto di datacenter centrali (contro gli attuali circa 4 mila Ced da cui la Pa eroga servizi) e da qui fornire servizi come l'identità digitale, l'anagrafe nazionale della popolazione residente. A tal scopo ha lanciato a maggio 2013 il bando per il nuovo Sistema pubblico di connettività (rete che congiungerà tutte le Pa e i relativi servizi), che si è concluso a metà 2015. Altri bandi si occuperanno di software e infrastrutture unificate.
Con il decreto n.90 di giugno 2014 viene inoltre avviata un’attività di acquisizione dati che nel corso del 2014 e del 2015 doveva portare ad una completa ricognizione degli enti pubblici e all’unificazione delle banche dati delle società partecipate
Cloud computing nella PA: Situazione in sostanziale stallo. A settembre 2014 è partita la seconda fase della gara Consip per la fornitura alle PA centrali e locali di servizi di cloud computing e sono state inviate le lettere di invito ai concorrenti che si sono pre-qualificati, rispondendo al bando dello scorso dicembre. La gara – bandita da Consip in conformità alle linee tecniche definite da AgID e in coerenza con il quadro normativo di riferimento - aveva una base d’asta pari a 1,95 miliardi di euro in cinque anni. La gara, suddivida in quattro lotti, è in via di pubblicazione e aggiudicazione su tutti i lotti, previste entro il 2016. Il 24 maggio 2016 sono stati sottoscritti i contratti per la connettività e aggiudicati i primi due lotti della gara per i servizi cloud.

INFRASTRUTTURE DI SERVIZI E PIATTAFORME ABILITANTI

Secondo il Modello Strategico AgID, quest’area rientra nel livello “Infrastrutture immateriali”.

La legge delega sulla riforma della PA, approvata alla Camera, contiene diverse novità che dovranno essere concretizzate con specifici decreti legislativi, tra cui quelli già approvati (alcuni ancora in esame preliminare), e già citati, in tema di revisione del CAD, introduzione di un FOIA (Freedom Of Information Act), e di modalità flessibili di lavoro (anticipate in gran parte in un recente disegno di legge rivolto a settore pubblico e privato). Già secondo il decreto Semplificazioni, la Pa doveva realizzare tutti i servizi via internet dal 2014 e il decreto Crescita 2.0 stabiliva responsabilità disciplinari per chi non si adeguava.

Qui di seguito lo stato delle misure previste (soprattutto, ma non solo, nel Piano Crescita Digitale), che in parte è osservabile presso il sito web AgID:

Carta d’identità elettronica (Cie). Dopo varie e annose traversie, con un decreto di dicembre 2015 viene ridefinita e rilanciata la Cie, stabilendone anche le procedure di emissione. L’emissione viene centralizzata da parte del Ministero dell’Interno e la Cie viene ricollocata, al momento, nell’ambito dell’identificazione, superando le ambiguità precedenti. Si pensa comunque che l’evoluzione del Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid) potrebbe avere impatti anche sulla definizione della Cie, che convive con la tessera sanitaria. Il progetto per la nuova Cie prevede la diffusione su tutti i comuni entro il 2018 (al 3 agosto sono 127);


Uno dei progetti strategici è quello relativo all'Identità digitale (autenticazione unica – “pin unico” - per tutti i servizi pubblici, con tre livelli di sicurezza, per ogni cittadino, con estensione anche ai servizi privati) per cui è stato definito lo Spid. L’attuazione del programma SPID, di cui è stato pubblicato in G.U. a dicembre 2014 il decreto attuativo, ha visto la stipula delle convenzioni a febbraio 2016, con i primi tre Identity Provider a valle dei test (a cui se ne sono aggiunti da poco altri due) mentre al 3 agosto sono 292 le amministrazioni aderenti con 648 servizi disponibili tramite Spid. Le amministrazioni hanno 24 mesi di tempo per mettersi in regola rispetto ai propri servizi. Il progressivo deployment verso i cittadini ha invece come obiettivo la copertura di almeno il 70% della popolazione entro il 2020.


Anagrafe nazionale della Popolazione Residente, piattaforma interoperabile con tutte le anagrafi dei Comuni: 10 milioni di euro, più 2 milioni per anno, secondo il Piano Crescita Digitale. Aggiornamento annuale dei dati civici, censuari (il censimento finora invece registra spostamenti delle persone dopo anni) a opera dell’Istat. Certificazioni di nascita e morte in via telematica direttamente dall’ospedale. Adeguamento normativo completato entro il 2014, così come l’attivazione dei canali di comunicazioni tra ANPR e Comuni. A febbraio 2016 è avvenuto l’avvio sui 26 comuni pilota e poi entro dicembre 2016 si prevede il dispiegamento presso tutti i Comuni.
Domicilio digitale e Posta elettronica certificata (Pec): i cittadini possono eleggere il domicilio digitale sul loro indirizzo Pec.

Viene creato l’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata-Pec delle imprese e dei professionisti. A partire da dicembre 2014 è stata progressivamente chiusa la CEC-PAC, cioè la posta elettronica certificata riservata alle comunicazioni tra cittadini e PA. Nelle modifiche al CAD anche in quest’ambito è rilevante il recepimento della normativa europea eIDAS, che estende oltre la Pec il concetto di servizio di recapito certificato.
Misure e progetti relativi alla fatturazione e ai pagamenti elettronici:

Fatturazione elettronica, è diventata obbligatoria dal 31 marzo 2015 per la fatturazione verso tutte le pubbliche amministrazioni;
Pagamenti elettronici. Le Pa permetteranno inoltre, dai propri siti, di pagare a distanza (tasse, multe): via bonifico (dovranno pubblicare l'iban sul proprio sito) o carta di credito via internet (norma che in teoria scatta subito con il decreto, ma sarà applicata gradualmente) e dal cellulare. La piattaforma PagoPa è stata avviata sulle amministrazioni (enti creditori) che finora lo hanno adottato (al 3 agosto, sono 2032 le Pa attive, oltre 14mila quelle aderenti). Entro il 2016 è prevista la diffusione su tutte le amministrazioni centrali e locali.
Altre misure e progetti relativi alla digitalizzazione dei processi della PA:

Digitalizzazione delle procedure di acquisto di beni e servizi e riuso dei programmi informatici. Da gennaio 2013 gli accordi e contratti della Pa devono avere firma digitale. Trasmissione telematica delle certificazioni di malattia nel settore pubblico. Sanzioni per la mancata trasmissione di documenti in via telematica tra Pa e tra Pa e cittadino. Atti notarili vanno conservati in via digitale o sono nulli.
Open data e Riuso: Le PA devono rendere disponibili le info secondo i termini di una licenza che ne permetta l’utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali.
Accessibilità: postazioni personalizzate ai disabili per il personale della Pa. Obbligo a rendere accessibile ai disabili i siti non solo pubblici ma anche quelli che ricevono contributi pubblici.


SERVIZI DIGITALI DI SETTORE

Secondo il Modello Strategico AgID, quest’area rientra nel livello “Ecosistemi digitali”. Di seguito la situazione sulle misure in atto per alcuni di questi ecosistemi.

Scuola Digitale

La legge “La buona scuola” (Legge 13 luglio 2015, n. 107), contiene solo alcuni elementi di indirizzo sul tema della scuola digitale (es. obiettivi didattici ampliati con il tema del pensiero computazionale, formazione obbligatoria per gli insegnanti), lasciando gli interventi di innovazione al nuovo Piano Scuola Digitale, pubblicato il 27 ottobre 2015 sul sito del Miur, che contiene anche una dettagliata analisi delle misure precedenti e della situazione attuale. Il PNSD, articolato in 35 azioni, prevede:

Connettività e cablaggi: Ogni scuola verrà raggiunta da una connessione in banda larga o ultra-larga, nell’ambito del piano BUL, da qui al 2020, già nel 2015 un primo stanziamento di 90 milioni di euro per il cablaggio di 6 mila scuole, dal 2016 contributo di 1200 euro per il canone per la connessione a Internet,
Ambienti per la didattica, laboratori, BYOD: 140 milioni di euro dal 2015 per l’innovazione degli ambienti di apprendimento; 2 milioni per premiare le idee più innovative (“challenge prize per la scuola”); da dicembre 2015, politiche e linee guida per aprire le scuole al cosiddetto BYOD (Bring Your Own Device); per un’attuazione dal 2016, 45 milioni di euro per i laboratori territoriali per l’occupabilità, 40 milioni di euro per gli atelier creativi per le competenze di base del primo ciclo e 140 milioni per i laboratori professionalizzanti in chiave digitale (es. FabLab); 330 milioni da qui al 2017 per mettere in sicurezza gli edifici scolastici e costruire nuove scuole innovative dal punto di vista architettonico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica;
Carta d’identità digitale per ogni studente e docente; Razionalizzazione del sistema informativo del Miur per un sistema di identificazione unico, creazione e diffusione dell’identità digitale per tutti gli studenti (a cui associare la “Carta dello Studente”) e dal 2016 per tutti i docenti (a cui associare la “Carta del Docente”);
Digitalizzazione amministrativa e gestionale delle scuole: diffusione già da quest’anno scolastico di fatturazione e pagamenti elettronici; procedura di dematerializzazione dei contratti del personale (supplenze brevi); attuazione completa del registro elettronico (previsti 48 milioni); dal 2016 pubblicazione online e in formato aperto dei dati principali relativi alle scuole (come bilanci, Sistema nazionale di valutazione, Anagrafe edilizia scolastica);

Competenze per gli studenti: entro il 2015 (ma sul sito del Miur non ci sono news su questo) avvio del tavolo tecnico per la definizione di un framework comune per le competenze digitali degli studenti, creazione e certificazione di format di percorsi didattici (almeno 20) a cui i docenti possano attingere e utilizzare in classe (es. economia digitale; comunicazione e interazione digitale; making, robotica educativa, nternet delle cose, dati aperti e big data); progetti di ricerca; diffusione dell’iniziativa congiunta Miur-Cini “Programma il Futuro”, per l’introduzione del pensiero computazionale nella scuola; aggiornamento del curricolo dell’insegnamento di Tecnologia;


Imprenditorialità e lavoro: curricoli brevi in ogni scuola per stimolare e praticare l’imprenditorialità nelle classi (3 milioni); azioni specifiche per colmare il “divario di consapevolezza” tra ragazzi e ragazze sulle proprie possibilità in ambito scientifico-tecnologico; iniziative per avvicinare al lavoro in ambito del digitale con gli attori dell’ecosistema dell’innovazione, sul modello americano dell’iniziativa “Tech Hire”;

Contenuti digitali: linee guida con Agid per l’utilizzo delle piattaforme tecnologiche in ambito didattico; promozione delle Risorse Educative Aperte (OER) e una guida per distinguere le varie tipologie di risorse digitali disponibili, in particolare per quanto riguarda l’autoproduzione di contenuti; riqualificazione degli ambienti di apprendimento e un potenziamento della missione delle biblioteche scolastiche (1,6 milioni di euro);
Formazione dei docenti: 10 milioni l’anno per la formazione obbligatoria in servizio per il personale docente. Sviluppo di una rete di almeno 300 “snodi formativi” che dovranno assicurare la copertura territoriale; per 1.000 docenti anche formazione all’estero; da marzo 2016 finanziamento per la creazione di “Presìdi di Pronto Soccorso Tecnico”, formati tra scuole del primo ciclo e scuole secondarie, con lo scopo di gestire piccoli interventi di assistenza tecnica per le scuole (1000 euro l’anno per ciascuna scuola primaria); rafforzamento delle iniziative di formazione per sviluppare le “competenze di innovazione e sperimentazione didattica”;
Accompagnamento: istituzione del ruolo di un “animatore digitale” per ogni scuola con un budget di 1.000 euro all’anno per formazione e attività di coinvolgimento e innovazione; accordi territoriali con le reti di scuole; apertura ad attori esterni e collaborazioni con l’esterno (Stakeholders’ Club) come la piattaforma “Protocolli in rete”; un sito web per la raccolta di pratiche di esempuio sull’attuazione del PNSD; censimento e mappatura delle reti di scuole, per formare la “Rete per l’innovazione nella scuola”, con chiamata pubblica aperta a tutte quelle organizzazioni che fanno dell’innovazione e della scuola digitale la loro ragion d’essere; costituzione di un nuovo Osservatorio per la Scuola Digitale che sostituisce l’Osservatorio Tecnologico, e servirà per misurare il grado di innovazione digitale nella scuola; un comitato scientifico come “organo di garanzia” sull’attuazione del PNSD, con lo scopo di proporre modifiche, e allineare l’azione del Miur alle pratiche internazionali nella sfera educativa; monitoraggio del PNSD da parte del Miur; un legame palese con il Piano Triennale per l’Offerta Formativa.

Sanità digitale

è nato il fascicolo sanitario elettronico, per ciascuno di noi. “A scopi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione; studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico; programmazione sanitaria, verifica delle qualità delle cure e valutazione dell’assistenza sanitaria”. Un qualunque ospedale italiano farà una ricerca in un database e saprà i nostri problemi presenti e passati, così non dovremo portare in giro la cartella medica cartacea con gli esami fatti. Il decreto del Fare (governo Letta) ha chiesto a Regioni e Province Autonome di presentare un piano di realizzazione del Fascicolo sanitario elettronico, mettendo sul piatto 10 milioni di euro per il 2014 e 5 milioni a partire dal 2015. Nascerà anche un'anagrafe nazionale degli assistiti che si inserirà nell'anagrafe nazionale della popolazione residente. Nella Strategia di Crescita Digitale (che prevede 750 milioni in tutto nel periodo 2014-2020) il completamento è previsto entro il 2017. A fine 2015 è stata rilasciata da Agid l’infrastruttura di interoperabilità a cui a fine aprile 2016 (dati dal sito Agid di monitoraggio) hanno aderito 8 regioni, con 6 regioni operative sul FSE.
Le ricette digitali gradualmente devono sostituire quelle cartacee. Dal 1° gennaio 2014, le prescrizioni farmaceutiche generate in formato elettronico sono valide su tutto il territorio nazionale. Dal primo gennaio 2013, cartella clinica digitale. Il switch over completo è previsto entro il 2016.
Le prenotazioni e i pagamenti online saranno diffusi completamente entro il 2017
 

Giustizia digitale

Dal 30 giugno 2014 obbligatorio il processo civile telematico (dal primo gennaio 2015 idem per quello amministrativo) per i nuovi atti; per quelli pendenti, dal 31 dicembre 2014. Finora stanziati 8 milioni di euro a questo scopo, a cui si aggiungono quelli della Strategia Crescita Digitale (15 milioni fino al 2017) con l’estensione al processo penale. Con l'approvazione del parlamento del 3 agosto 2016 l'obbligatorietà del processo amministrativo scatterà il 31 marzo 2017, ma dal 1 gennaio 2017 potranno già essere utilizzate le nuove regole sulla gestione digitale.
Turismo Digitale

promozione di Ecosistemi in ambito di Cultura Digitale e Turismo, oltre che interventi per il riuso e la brand reputation dell’Italia. In tutto sono previste risorse per 6 milioni nel periodo 2014-2020, con un intervento sostanzialmente di coordinamento da parte di AgID insieme a Mibact ed Enit. Significativo anche l'ultimo atto firmato dal Mibact a fine luglio 2016 insieme ad Agid e Mise per lo sviluppo di questo ecosistema
Agricoltura Digitale

con la previsione di misure specifiche per l’anagrafe delle aziende agricole (Agricoltura 2.0), per il sistema integrato Stato-imprese (per agevolare le interazioni incluse le domande di contributi) e Servizi d'innovazione per I' Amministrazione e per le imprese agricole, con vari Portali tra cui uno per servizi e-commerce, oltre che servizi di comunicazione e innovazione (lnformAziendA, A PS, Open Data). Sono previste risorse per 33 milioni nel periodo 2014-2020.


Innovazione nel trasporto pubblico locale

Al fine di incentivare l’uso degli strumenti elettronici per migliorare i servizi ai cittadini nel settore del trasporto pubblico locale, riducendone i costi connessi, le aziende di trasporto pubblico locale promuovono l’adozione di sistemi di bigliettazione elettronica interoperabili a livello nazionale. Qui compresi i pagamenti via cellulare.


Misure per il miglioramento dei servizi - Italia Login- La casa del cittadino

Nel documento Strategia Italiana per la Crescita Digitale viene introdotta l’iniziativa Italia Login, poi riformulata come programma-quadro in cui si inseriscono tutte le principali iniziative, e quindi nel Modello Strategico Agid identificata come livello di interfaccia omogenea tra gli ecosistemi digitali e i fruitori. L’obiettivo è la realizzazione di un profilo civico online dal quale potrà accedere alle informazioni e ai servizi pubblici che lo riguardano, in maniera profilata. Ogni amministrazione pubblica dovrà portare i propri servizi all’interno di questa “casa” online del cittadino. Sono state realizzate le prime linee guida per i siti web delle PA. Nel documento Strategia per la crescita digitale, che a questo punto non sembra più attuale, si prevedeva una prima fase, entro il 2015, relativa alla profilazione e login tramite SPID e anagrafe unica 2015 e una seconda fase, progressiva dal 2016 al 2020, con incremento dei servizi disponibili, con risorse per 750 milioni nel periodo 2015-2020.

INNOVAZIONE IMPRESE

Da giugno 2014, i negozi devono accettare anche la moneta elettronica (bancomat, carte di credito).
Non è stato definito un piano strategico per favorire l’innovazione delle imprese. Sono però da rilevare gli interventi in ambito di start-up e pmi innovative:

Startup: nell’ordinamento del nostro Paese è stata introdotta la definizione di impresa innovativa (startup): stabilite agevolazioni fiscali e semplificazioni che toccano tutte le fasi del ciclo di vita di una startup; dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura. Tali norme danno anche seguito a quanto indicato nel Programma Nazionale di Riforma e rispondono a raccomandazioni specifiche dell’Unione Europea che individuano nelle startup una leva di crescita e di creazione di occupazione per l’Italia. La dotazione complessiva subito disponibile è di circa 200 milioni di euro. A regime, la norma impegna 110 milioni di euro ogni anno. Le agevolazioni burocratiche del decreto sono già in vigore. Al via anche le detrazioni fiscali. Varato a luglio 2013 da Consob il regolamento crowdfunding.
PMI innovative: con la legge 33/2015 viene ampliata l’area delle imprese che godono di norme specifiche per agevolarne lo sviluppo, aggiungendo alle start-up innovative anche le PMI innovative. Quila scheda del Mise e qui il sito web dedicato del registro imprese della Camera di Commercio
 

RICERCA E INNOVAZIONE

Nel decreto Crescita 2.0, 170 milioni di euro per finanziare i progetti di ricerca e innovazione. Miur, Mise e Agenzia per l’Italia digitale deciderà i progetti da finanziare. L’Agenzia per l’Italia digitale promuove altresì la definizione e lo sviluppo di grandi progetti strategici di ricerca e innovazione connessi alla realizzazione dell’Agenda Digitale Italiana e in conformità con il programma europeo Horizon2020, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle comunità intelligenti, la produzione di beni pubblici rilevanti, la rete a banda ultralarga, fissa e mobile e i relativi servizi, la valorizzazione digitale dei beni culturali e paesaggistici, la salute, la sostenibilità ambientale, i trasporti e la mobilità, la difesa e la sicurezza, nonché al fine di mantenere e incrementare la presenza sul territorio nazionale di significative competenze di ricerca e innovazione industriale”;
Il 1 maggio 2016 è stato approvato anche dal Cipe il PNR (Programma Nazionale di Ricerca) per le iniziative 2014/2020 (presentato in prima bozza a febbraio del 2014 e annunciato varie volte). Il programma prevede investimenti complessivi nel primo triennio 2015-2017 pari a 2.428 milioni di euro, di cui
1,9 miliardi di euro a carico del bilancio del MIUR e del PON ricerca
500 milioni di euro a carico Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2014-2020.
E’ prevista una proiezione complessiva in via programmatica dell’impiego di risorse finanziarie fino al 2020, per un ammontare di 4,16 miliardi di euro totali. Ad esse concorrono ulteriori risorse: il programma operativo regionale (POR) e l’iniziativa UE denominata “Horizon 2020”, tali per cui la portata finanziaria complessiva del Programma ammonterà complessivamente a 13,56 miliardi di euro nei sei anni dal 2015 al 2020. Il PNR è basato su sei grandi pilastri: Internazionalizzazione, Capitale umano, Programma nazionale infrastrutture; Cooperazione pubblico privato e ricerca industriale, Efficacia e qualità della spesa; Programma per il Mezzogiorno.

SMART CITY E COMUNITA' INTELLIGENTI

Il decreto legislativo sul Cad contiene, tra gli interventi, anche una serie di abrogazioni su altre norme che, insieme al parallelo decreto legislativo 22 gennaio 2016, n. 10, mettono di fatto una pietra tombale sul tema delle comunità intelligenti come definito nel 2012 dal governo Monti.

Ma di che si trattava? Il capitolo “Città e comunità intelligenti” era stato avviato con il decreto Crescita 2.0, nel 2012. Il Miur ha emesso un bando nazionale da 665,5 milioni di euro e uno per il Sud, da 240 milioni. I progetti miravano a risolvere esigenze di specifiche pubbliche amministrazioni grazie alla tecnologia. Qui alcuni esempi già realizzati.

Secondo il decreto Crescita 2.0, "l’Agenzia per l’Italia digitale definisce strategie e obiettivi, coordina il processo di attuazione e predispone gli strumenti tecnologici ed economici per il progresso delle comunità intelligenti. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delegato per l'innovazione tecnologica, sentiti l’Agenzia previa intesa con la Conferenza unificata è elaborato lo Statuto della cittadinanza intelligente". Costituito presso l’AgID il Tavolo delle Comunità Intelligenti, per lavorare sul Piano Nazionale Comunità Intelligenti (prima previsto per fine 2014, dopo per il primo semestre 2015, poi sospeso e infine adesso abrogato) i cui contenuti, riaffermati nella Strategia Crescita Digitale, erano:

Lo Statuto delle Comunità Intelligenti: era la carta dei principi e dei diritti dei citta dini che vivono nelle comunità intelligenti. Il testo doveva essere posto in consultazione pubblica.
La Piattaforma Nazionale delle Comunità Intelligenti (unico oggetto ancora valido secondo il testo modificato del Cad) doveva contenere le specifiche tecniche per la realizzazione dei tre cataloghi della piattaforma nazionale: (1) catalogo del riuso dei sistemi e delle applicazioni, (2) catalogo dei dati e dei servizi informativi e (3) catalogo dei dati geografici, territoriali ed ambientali. Inoltre, in collaborazione con ANCI la realizzazione della piattaforma permetterà la condivisione delle esperienze da parte dei Comuni Italiani. Le specifiche erano state completate. Doveva essere avviata la realizzazione della piattaforma.
Gli Strumenti Finanziari. Si trattava di un repertorio di strumenti finanziari pubblici, privati e pubblico-­‐privato atti a sviluppare le Smart Communities.
Da registrare negli ultimi mesi anche la task force Smart City istituita presso il Mise, focalizzata sul fronte infrastrutture e imprese, e di recente anche una task force Smart City presso il Ministero delle Infrastrutture (Mit), la cui responsabile è la sottosegretaria Vicari.

COMPETENZE DIGITALI

AgID ha promosso a settembre 2013 l’avvio del Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali.

Nella Strategia Crescita Digitale è previsto un capitolo specifico per le competenze digitali, focalizzato soprattutto sull’iniziativa della Coalizione Nazionale per le Competenze Digitali che al 30 aprile 2016 conta 150 organizzazioni aderenti con 106 progetti e, a livello di diffusione delle iniziative, del Digital Champion. Nel capitolo Italia Login è presente inoltre un’iniziativa di alfabetizzazione digitale denominata “Piattaforma Internet Corner”. Le risorse previste su questo tema sono 120 milioni nel periodo 2014-2020. L'Italia partecipa anche a un relativo programma europeo attraverso Anitec.

GOVERNANCE

L'Agenda digitale sarà un lavoro in progress. Nel decreto istitutivo del 2012 si legge che "il Governo presenta ogni anno alle Camere un documento contenente le disposizioni necessarie per rimuovere gli ostacoli legislativi ed amministrativi allo sviluppo dei servizi normativi. Questo non è ancora mai avvenuto.
Ruolo importante per trasferire le misure in pratica viene ricoperto dall'Agenzia per l'Italia digitale., che ne è il soggetto attuatore. L’Agenzia è sottoposta alla supervisione del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, a cui è assegnata anche la delega sull'Agenda digitale;
Gli altri organismi previsti per la governance sono il Comitato d’Indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale e, secondo il nuovo Cad, la Conferenza Permanente (costituita da 4 esperti oltre al direttore AgID) che prende il posto del Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale, e della Cabina di Regia, entrambi abrogati. Nel 2014 ed è stato nominato il Digital Champion, secondo le indicazioni della Commissione Eueopea.
FONDI

Gran parte del lavoro sull'Agenda (banda ultra larga, Pa digitale) si regge sui fondi della nuova programmazione europea e su quelli nazionali Sviluppo e Coesione 2014-2020. Il quadro delle risorse disponibili è indicato nei due documenti strategici, ancora in gran parte però da definire in dettaglio negli specifici piani.

Alessandro Longo, Nello Iacono

Fonte: http://bit.ly/2f3A0PM


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