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Cerchi lavoro online? Jobrate lo sa e ti controlla

24-10-2016
Lavoro

Una startup americana ha sviluppato una piattaforma in grado di monitorare Facebook, Twitter, Linkedin e altri siti, assegnando un punteggio a chi è in cerca di una nuova occupazione sul web.

Siete insoddisfatti del vostro attuale lavoro e cercate, di nascosto, nuove opportunità sul web? Fate attenzione, perché la vostra attività potrebbe essere controllata e registrata. Grazie a Jobrate, una startup di New York, il datore di lavoro può essere messo al corrente quando un dipendente è insoddisfatto della sua condizione lavorativa ed è sul punto di andarsene.
La società, fondata da Michael Beygelman e Aki Kakko, ha, infatti, sviluppato una piattaforma che è in grado di monitorare e profilare l’utente che cerca lavoro su Internet, assegnando un punteggio, o J-Score, a ogni singolo.

Se avete cominciato a seguire un’azienda su Twitter o cliccato su Facebook contenuti che riguardano occupazione e carriera, oppure ancora state espandendo la rete di contatti su LinkedIn, allora sale il vostro punteggio J-Score segnalando un aumento della probabilità che siete in procinto di lasciare il posto di lavoro.

Beygelman, amministratore delegato di Jobrate, assicura che i dati ottenuti - solo da attività disponibile pubblicamente online e non impostata in modalità privata - verranno utilizzati a fin di bene. Per far conoscere a un’azienda il livello di soddisfazione della sua forza lavoro o consentire a cacciatori di teste e a chi ricerca personale di trovare talenti, che si sentono trascurati e sminuiti nel loro attuale impiego, da collocare in nuove imprese. Tuttavia, fornire questo tipo di informazioni al datore di lavoro potrebbe, in certi casi, compromettere la posizione di un dipendente con risvolti dubbi in termini di privacy individuale.

Beygelman, però, tende a considerare improbabile questa evenienza. Perché, almeno finora, la maggior parte delle aziende che si sono avvalse di Jobrate - tra cui 14 comprese in Fortune 100, un elenco delle principali società Usa per fatturato - non ne hanno fatto uso per spiare i loro dipendenti ma per rendersi conto dei potenziali problemi interni senza, peraltro, richiedere accesso ai dati della singola persona.

Carlo Lavalle 

Fonte: http://bit.ly/2dC7mof

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