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Otto Paesi europei su dieci hanno una policy sugli Open data. Italia in ritardo

open data
21-10-2016

Era il febbraio del 2009 quando dal palco del Convention Center di Long Beach, Tim Berners-Lee lanciò il suo appello: «Raw Data now». Il fondatore del World Wide Web, durante il TED di quell'anno, si schierò apertamente a favore del rilascio degli Open Data. Il ragionamento era semplice, per quanto acerbo: c'è un'enorme quantità di dati nascosta nei sistemi governativi. Dati aperti relativi alla salute, all'ambiente, alla toponomastica. Dati grezzi, già disponibili, gratuiti e pronti per essere utilizzati. E allora, che vengano rilasciati.

Sono passati più di sette anni da quell'appello, e di Open Data si è parlato spesso. In questi giorni la Commissione Europea ha pubblicato i risultati di uno studio coordinato da Capgemini chiamato “Open Data Maturity in Europe 2016: Insights into the European state of play”. Si tratta di un report che analizza lo stato dell'arte relativo al rilascio degli Open Data nei diversi Paesi dell'Unione, da qualche anno alle prese con il programma di implementazione dei dati aperti.

Secondo l'analisi, attualmente l'81% degli Stati europei dispone di una policy inerente gli Open Data, con un forte incremento rispetto al 2015, quando la percentuale era del 69. I diversi Paesi, inoltre, stanno migliorando i propri portali dedicati, raggiungendo un punteggio complessivo di maturità di questi pari al 64,3% (contro il 41,7% dell'anno precedente). Si tratta di portali che offrono differenti formati di dati e funzionalità di download, raccolgono crescenti quantità di dati e registrano un traffico di utenti sempre maggiore. Tutto il lavoro dei singoli Paesi confluisce, poi, nello European Data Portal, che raccoglie i dati di tutti i siti nazionali dal novembre 2015, e che oggi include quasi 640.000 dataset. Durante l'anno in corso, secondo in dati contenuti nel report, in Europa è stato completata in media il 57% del proprio programma per l'implementazione degli Open Data, con un incremento del 28,6% rispetto al 2015. L'Europa degli Open Data, insomma, corre. E le sensazioni sono buone. Anche guardando quello che è l'impatto che gli Open Data potranno avere sull'economia e sulla società. All'interno del report, infatti, è presente l'esempio tedesco. In Germania, secondo un'analisi condotta ad aprile scorso, i vantaggi generati dai dati aperti generano valore economico pari a 43,1 milioni di euro all'anno e creano 20mila posti di lavoro.

È il momento di agire, insomma. Ne è convinto Domenico Leone, Public Sector Leader di Capgemini Italia, secondo il quale «è essenziale che gli Stati procedano con i loro piani dedicati agli Open Data. Per poter trarre vantaggio dagli Open Data e incrementare il volume di dati disponibili, i governi devono agire». Secondo Leone «i governi europei si stanno rendendo conto dell'importanza degli Open Data per migliorare qualunque cosa, dalla pianificazione urbana e dei trasporti fino ai livelli di inquinamento e ai servizi di emergenza. Tuttavia, alcune amministrazioni pubbliche custodiscono ancora gelosamente i propri dati per poterli vendere oppure evitano di condividerli del tutto. Tutti i governi devono capire che l'utilità dei dati cresce esponenzialmente quando essi vengono condivisi e utilizzati da tutti».

Intanto l'Italia, a sbirciare il report di Capgemini, è fra quelli che inseguono. La diffusione degli Open Data nel nostro Paese è al di sotto della media europea (lo era anche l'anno scorso). Oggi il nostro patrimonio di dati aperti è composto da 10.346 dataset, prodotti da 76 amministrazioni. La differenza fra le regioni del Nord e quelle del Sud è ancora determinante, col Mezzogiorno notevolmente indietro, dove gli archivi poco digitalizzati sono una zavorra pesantissima. Ma a pesare maggiormente è il ritardo col quale il processo ha avuto inizio, oltre che i tanti tentennamenti. Intanto, dal prossimo 23 dicembre entrerà in vigore il Freedom of Information Act, meglio noto come Foia. I dati pubblici saranno gratuiti e a disposizione di tutti. Ma basterà una legge a smuovere le cose?

Biagio Simonetta

Fonte: http://bit.ly/2e3E7gH

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