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Arriva il software che prevede dove verranno commessi i crimini

Predpol
17-10-2016

La pattuglia gira per il quartiere finché il software a bordo dell'auto non indica sulla mappa un punto preciso della città in cui è meglio indagare: è probabile che qualcuno stia per compiere un crimine proprio in quell'area. Funziona così PredPol, software che predice in quali zone metropolitane verranno perpetrati i delitti.

Creato dalla polizia della contea di Los Angeles insieme all'Università della California, PredPol oggi viene usato da oltre 60 dipartimenti di altrettante città americane, che pagano fino a 150mila dollari all'omonima startup creata nel 2012. Ma mentre i dati diramati dalla società e dalle polizie che si servono di questo strumento parlano di un abbassamento del tasso di criminalità nei quartieri sorvegliati grazie allo strumento informatico, inizia ad emergere il vero rischio legato all'utilizzo dei big data per la prevenzione dei delitti.

Una ricerca dell'associazione Human Rights Data Analysis Group ha verificato come il programma finisca per colpevolizzare solo i quartieri più poveri ed agisca a discapito soprattutto dei neri e degli ispanici. Il motivo? Il software non fa altro che formulare un modello di previsione basandosi sui reati del passato, ma così finisce per immaginare un futuro che non fa la tara alle discriminazioni già perpetrate: negli Usa infatti, secondo uno studio di Prison Policy Initiative i neri vengono arrestati e incarcerati cinque volte più dei bianchi, mentre gli ispanici due volte tanto.

Quindi, nonostante studi come quello riportato nel 2014 dal Washington Post dimostrino come i bianchi commerciano droga molto più dei neri, ma questi ultimi subiscono maggiori arresti per questo tipi di reati, i software continuano a riportare l'attenzione verso i quartieri dove appunto si concentrano le minoranze che già hanno avuto guai con la giustizia.


PredPol è solo il più celebre tra i software di cosiddetta polizia predittiva altrimenti resi celebri dal racconto breve di Philip K. Dick Minority Report. Solo che nel testo poi adattato per il grande schermo da Steven Spielberg la predizione avveniva mediante divinazione da parte di tre veggenti, mentre in questo caso ci pensa un algoritmo a incrociare date, luoghi, tipi di crimini e così via.

Nel business si sono lanciate anche grandi aziende come Ibm, Microsoft, Motorola e LexisNexis, e tra le soluzioni all'avanguardia non ci sono soltanto quelle provenienti dagli Usa: alla questura di Milano già dal 2007 è operativo KeyCrime, un software che per ogni nuovo reato elabora dati quali data, luogo, ora, tipologia, caratteristiche dell'obiettivo, dati descrittivi e profilo comportamentale del malvivente e confrontandoli con migliaia di rapporti riguardanti i reati del passato è in grado di evidenziare somiglianze, serialità e indirizzare gli investigatori verso probabili nuovi obiettivi.

Al di là del fatto che, come sostiene l'inventore di KeyCrime, l'assistente capo della Polizia Mario Venturi, questi software non dovrebbero mai agire autonomamente, ma lasciare il giudizio finale sulla correttezza della previsione sempre all'investigatore, la tendenza generale è a renderli sempre più autonomi e complessi, a fargli elaborare una mole di dati sempre più ampia e variegata e a produrre di conseguenza analisi sempre più approfondite che possano servire di ausilio alle indagini.

Un esempio in tal senso è quello di Hunchlab, software predittivo della startup Azavea, con sede a Philadelphia, che oltre ai classici rapporti di polizia, inserisce nell'elaborazione anche elementi apparentemente slegati dall'attività investigativa come il calendario degli eventi sportivi in città, le fasi lunari, la posizione di vari edifici come locali pubblici o di mezzi di trasporto, per creare statistiche relative ai vari reati e scoprire così, per esempio, che i furti d'auto si svolgono più facilmente vicino ad alcuni luoghi o che con il cattivo tempo certi crimini sono meno probabili.
Lo scenario che si ricava da questa pratica che ormai coinvolge le polizie di tutto il mondo è tutt'altro che rassicurante: senza arrivare agli incubi dickiani, dove si poteva essere arrestati ancora prima di commettere un reato, è chiaro che questo tipo di raccolta ed utilizzo di dati, unito a quello che già avviene a danno (e con la parziale complicità) dei cittadini attraverso i social media, le app e gli strumenti consumer resi disponibili dalle grandi corporation tecnologiche, potrebbe dare luogo in futuro a una società in cui ogni singola azione nel mondo reale o digitale potrebbe essere interpretata dalle autorità a svantaggio di chi la compie, per giustificare un arresto e nella peggiore delle ipotesi una condanna.

Marco Consoli

Fonte: http://bit.ly/2dlXYEX


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