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Perché non ho amici? Lo avete chiesto a Google Vi rispondiamo noi

08-10-2016
Google amici

Troppe aspettative. Gli amici veri sono al massimo due. Piuttosto dovremmo domandarci cosa ci aspettiamo. 

 

Se avete digitato questa domanda su Google c’è la possibilità che vi chiamiate Calimero, siate caduti nella fuliggine e siate diventati tutti neri, così che neppure vostra madre vi riconosca più. In questo caso la soluzione è semplice: basta un bagno con «Ava», e tornerete a essere bianchi, lindi e contenti. E con molti amici. 

È anche verosimile che siate fra quelli che hanno guardato per due volte l’intera serie di Friends e non vi capacitiate del fatto che nel vostro pianerottolo non abitino belle ragazze o giovanotti divertenti con i quali condividere cene o aperitivi. 

Non tutto è perduto: talvolta la cosa più semplice è quella a cui meno si pensa. Magari basta suonare al campanello del dirimpettaio per restare sorpresi. Certo, se poi vi apre un ottantacinquenne sordo è comprensibile un po’ di delusione. Ma forse no: il vecchietto potrebbe avere dei nipoti simpatici e carini che vi presenterà al primo caffè. 

 

Quale numero ci fa sentire appagati

Se non vi riconoscete né negli uni né negli altri, è importante che rispondiate a qualche domanda. Cosa vi aspettate da un amico? Chi considerate tale? E qual è il numero che può farvi sentire appagati? Uno? Tre? Cinque? Cinquanta? Oltre quella cifra, dovete accontentarvi di Facebook. Ma è preferibile non fare troppo affidamento su una comunità virtuale dove la principale attività è mettere «mi piace» a una foto o a un post: è ben altro conto poter alzare la cornetta alle due di notte per condividere un problema. 

 

Quanti sono i veri amici

I veri amici, secondo lo psicologo evoluzionista Robin I.M. Dunbar, sono due al massimo: il partner e il proprio migliore amico, con i quali esiste un rapporto intimo e quotidiano. A un secondo livello ci possono essere massimo altre quattro persone, e sono quelle con le quali si condividono affinità, interessi e affetto, e le interazioni in questo caso sono settimanali. Al terzo livello ci sono gli altri: amici occasionali o conoscenti; magari avete fatto un viaggio insieme, siete rimasti in contatto e ogni due mesi uscite insieme per un aperitivo. Ma, tornando alla famosa emergenza notturna, chiamereste davvero uno di loro? No, ed è giusto così. 

 

Il peso delle aspettative (ricambiate in metà dei casi)

A volte abbiamo aspettative troppo alte. E pretendiamo reciprocità da chi non è disposto ad accordarcela. Il Mit, Massachusetts Institute of Technology, questa estate ha pubblicato uno studio intitolato «Per i tuoi amici, sei davvero un amico?». I ricercatori guidati da Alex Pentland hanno analizzato i rapporti di amicizia tra 84 persone di un’età compresa fra i 23 e i 38 anni chiedendo di classificarli in una scala da «non lo conosco» a «è uno dei miei migliori amici». I sentimenti erano reciproci soltanto nel 53% dei casi, là dove le aspettative toccavano il 94%. Altri studi durati dieci anni su 92 mila persone hanno dimostrato che la reciprocità varia dal 34 al 53 per cento degli intervistati. Cioè solo nella metà dei casi c’è reale corrispondenza. 

 

Uscite di casa (prima di lamentarvi)

È bello? È brutto? Vi rende tristi? È così e bisogna accettarlo. Certo, dovete metterci comunque un po’ di impegno. Se restate chiusi in casa sarà molto difficile allargare la cerchia delle amicizie. Ma siete sempre in tempo per mettere il naso fuori dalla porta e vedere cosa succede.

 

Elvira Serra 

 

Fonte: http://bit.ly/2d7PKn5


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