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802.11ad: come funziona il Wi-Fi meno conosciuto del momento

Wirless
03-10-2016

Cominciano ad arrivare sul mercato i primi prodotti 802.11ad ma pochi conoscono ancora le potenzialità di un protocollo diverso dai “fratelli” Wi-Fi

Ci sono le alleanze per l’interoperabilità fra prodotti e in effetti iniziano ad arrivare sul mercato i primi access point e notebook che lo supportano. Parliamo del protocollo 802.11ad, inizialmente noto anche come WiGig o Wireless Gigabit, dato che si tratta della tecnologia che promette di portare il Wi-Fi a bande di diversi gigabit al secondo. I produttori di apparati ci credono, la sua applicazione nelle imprese appare invece molto meno ovvia o comunque molto meno immediata di quanto alcuni pensassero tempo fa.

802.11ad ha infatti una storia relativamente lunga. I primi annunci ufficiali di WiGig risalgono all’ormai lontano 2009 con le anticipazioni di un protocollo che poteva portare comunicazioni wireless fino a 7 Gbps, quindi molta più banda del classico Wi-Fi dell’epoca. Questo grazie al fatto che 802.11ad prevede comunicazioni nella banda dei 60 GHz, mentre le altre implementazioni 802.11 più comuni arrivano al massimo a 5 GHz.

Alte frequenze significano elevata banda trasmissiva ma anche corto raggio, motivo per cui 802.11ad viene considerato come una tecnologia complementare agli altri “fratelli” Wi-Fi, ed è su questa complementarietà che si confrontano oggi le scuole di pensiero legate a WiGig. C’è chi – soprattutto i produttori che ci hanno investito – ritiene che sia una complementarietà transitoria e chi pensa che WiGig sia un altro tassello nella strategia di espansione della famiglia Wi-Fi. Come, ma tecnologicamente all’opposto, lo è HaLow.

Perché le imprese dovrebbero investire – certamente non quest’anno ma magari l’anno prossimo o tra due, sperano i produttori – in nuovi prodotti wireless mentre stanno ancora assorbendo l’evoluzione di 802.11ac Wave 2? Perché la banda serve sempre di più, è l’opinione dei sostenitori a tutto tondo della tecnologia, e anche il “nuovo ac” ha i suoi limiti.

Ma per altri osservatori 802.11ad ha un futuro diverso dalla connettività ubiqua del Wi-Fi più comune. È vero che serve sempre più banda wireless ma questa serve prima nelle parti infrastrutturali delle reti e meno nella tratta finale che va dall’access point al client, tratta che si può ottimizzare in vari modi. I sette gigabit di 802.11ad serviranno quindi, ma prima come ponte tra access point o comunque nel backend della rete.

Francesco Pignatelli

Fonte: http://bit.ly/2dBNkL3

 

 

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