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Musica online: addio album, ora si ascoltano le playlist

03-10-2016
Musica online

Un sorpasso storico, grazie ai servizi di streaming e alla rivoluzione «Youtube». Intanto Spotify punta SoundCloud

Sono bastati cinquant'anni per passare dai concept album alle playlist e ora queste sorpassano anche gli album. Complici Spotify, YouTube e soci, il primo decennio di questo millennio verrà ricordato per le insalate musicali che ascoltiamo ogni giorno. Secondo il recente rapporto della statunitense Music Business Association, nei servizi di streaming online le playlist hanno battuto per ascolti gli album, con un sorpasso che è impossibile non definire storico. Stando ai dati raccolti su 3.014 ascoltatori americani, le liste di brani contano per il 31 per cento degli ascolti mentre gli album pesano per il 22%. A dominare ci sono sempre però i singoli brani: un utente su due ascolta una sola traccia ma anche qui c'è un cambiamento. Se nel 2015 il 52 per cento del campione saltava da un brano all'altro, oggi lo fa il 46 per cento e quei sei punti percentuali sono stati conquistati proprio dalle playlist.

La fine dei concept

La ripercussione a livello creativo è totale, non a caso abbiamo citato i concept album. Negli anni '60 e '70 autori e gruppi musicali avevano portato la musica rock all'interno dell'Arte con la a maiuscola concependo opere che somigliavano a libri. Nei concept album c'era un filo conduttore che veniva dipanato dall'inizio alla fine solo che al posto delle pagine c'erano dei brani. «Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band», «The dark Side of the Moon», «The rise and fall of Ziggy Startdust and the Spiders from Mars», poi gli italiani «Non al denaro non all’amore né al cielo» o «Come in un’ultima cena» sono solo alcuni esempi di queste opere in musica che girano intorno a un unico tema. Le playlist invece sono l'opposto: legano tra loro brani di diversi autori e di diverse epoche con un filo conduttore spesso flebile. 

Oltre il cd

Nel mondo della musica odierna esistono, per esempio, playlist basate sul «mood» del momento, su come ci sentiamo insomma. Ci sono poi liste più utilitariste legate a cosa stiamo facendo: la musica per dormire, rilassarsi, fare festa, giocare ai videogame. Per gli autori è il tripudio del singolo, quell'oggetto che il CD aveva buttato fuori dal mercato e che ora torna di prepotenza nelle nostre orecchie. Oggi non serve più pubblicare un album intero per sfondare e non è detto che sia un male. Con il CD, l'idea di album era stata spinta così avanti che gli artisti erano costretti a creare almeno 60 minuti di musica racimolando spesso brani qua e là pur di riempire lo spazio fisico offerto dal dischetto plasticoso. Con il digitale si possono impacchettare anche due canzoni, tre o una sola seguendo il flusso creativo.

Tidal punta alla qualità

Ci sono poi gli excursus storici, playlist che offrono brani diversi tra loro tracciando però una continuità nel tempo. Ecco quindi liste che da una traccia all'altra mostrano come il progressive rock sia sfociato nell'elettronica, come i Kraftwerk siano cambiati nel tempo, come Bach sia stato accolto negli anni '70. Servizi di streaming come Tidal hanno puntato proprio in questa direzione. Per farsi spazio nel mondo musicale online la piattaforma non offre solo un enorme catalogo musicale in alta qualità ma anche playlist selezionate da una redazione di esperti. Adesso, per dire, si trovano playlist dedicate alle campagne presidenziali che mettono insieme brani come «Know your rights» dei Clash e «Imagine» di John Lennon mentre «Lezioni di Prog Rock» va da «Peaches in Regalia» di Frank Zappa a «Eventide» dei Gentle Knife diffondendo anche tra i giovani un genere di cui forse non hanno mai sentito parlare. 

Il predominio di Youtube

Se Tidal fa playlist redazionali, YouTube punta alle persone. Il servizio di streaming video ancora oggi rimane il punto di riferimento per la musica con il 42 per cento degli intervistati che trascorre almeno cinque minuti al giorno sul Tubo ascoltando brani. E qui le playlist abbondano: ci sono canali radio e televisivi che propongono le proprie ricette pescando i brani caricati da altri, le major della musica che creano flussi sulle ultime novità o determinati generi ma anche singole persone che creano e condividono ciò che gli è piaciuto. 

Il caso SoundCloud

In questo mercato musicale votato anche al fai da te emerge SoundCloud che da tempi non sospetti diffonde la sua idea di autopromozione. È dal 2007 che consente agli autori di caricare brani e diffonderli con un'interessante funzione in più. Gli utenti possono commentare il brano non solo nella sua interezza ma segnalare sulla forma d'onda il punto che gli è piaciuto o meno, evidenziare passaggi interessanti o sbagliati. In più SoundCloud si è distinto come luogo d'elezione per i Dj, da sempre i principi delle playlist. Qui si possono caricare mixtape, remix e interi set e non a caso ora è arrivata un'offerta d'acquisto da parte di Spotify.

L’offerta di Spotify

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l'acerrimo avversario di Apple Music è in avanzata fase di trattativa per l’acquisizione di SoundCloud. A fare gola ci sono i suoi 175 milioni di ascoltatori mensili ma anche la sua idea di autopromozione musicale. Spotify infatti offre soprattutto brani pubblicati dalle major ma prendendo SoundCloud si estenderebbe lal mondo dell'autoproduzione, a quella compagine indie sempre più importante nel panorama musicale odierno e, soprattutto, agli autori famosi che sfruttano il servizio online per rendere pubbliche opere inedite. Da David Guetta a Calvin Harris passando per Jovanotti, sono tanti gli autori che postano regolarmente su SoundCloud remix dei propri brani, live e versioni acustiche. Insomma, tanti ingredienti in più per arricchire le già golose playlist.

 

 

Alessio Lana

Fonte: http://bit.ly/2cKEA4p

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