Notizie

Home Page » Documentazione » Notizie » Un futuro possibile per le nuove generazioni

Un futuro possibile per le nuove generazioni

Siniscalchi Arturo
27-09-2016

Ormai li conoscono come la “generazione perduta”. Giovani che hanno la sola certezza di non riuscire a interfacciarsi come si deve con il mercato del lavoro. 

Li hanno battezzati “né-né”. Sono tanti, più o meno un milione di ragazzi che non fanno assolutamente niente, per scelta: non studia e non lavora. Un enorme spreco, ma soprattutto un problema sociale se si pensa che in gran parte si tratta di giovani che avrebbero voglia di fare qualcosa e che potrebbero quindi dare un contributo prezioso al paese. Ma sono nati nel momento sbagliato. E il perché è presto detto: sono diventati adulti in un periodo di riflusso economico e senza protezioni o santi in paradiso.

 

Il loro destino, quindi, è quello di essere inattivi, per sempre. I più fortunati potranno tirare avanti grazie a un appartamento ereditato o a qualche libretto di risparmio lasciato da una zia. O per via di qualche lavoro precario di un mese o due. Ma niente intorno a cui costruire una vita e una famiglia. 

Un dramma che colpisce anche quelli più anziani e che indica quanto ci sia da fare per assicurare un avvenire ai giovani. Partendo dall’esempio di quei paesi dove forniscono strumenti di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Consentendo in questo modo agli under 30, ma anche agli over 40, di non rassegnarsi a una vita al ribasso e di formarsi con adeguate competenze in grado di stimolare il sistema produttivo a valorizzare le capacità dei nuovi entranti. 

 

Al contrario, in quelle realtà dove non si agisce in tale direzione i giovani da potenziale risorsa per la crescita si trasformano in costo sociale. Laddove le grandi aziende preferiscono trasferirsi in paradisi in cui la mano d’opera costa poco e le persone non chiedono diritti. E le piccole imprese chiudono i battenti. 

Tanti sono i dati, riferiti alle condizioni generali, che collocano l’Italia in questo secondo gruppo. Qui i giovani vivono in un contesto che offre poco o nulla rispetto soprattutto per via della distanza che ancora c’è tra aziende e giovani. A partire dall’età scolare. 

 

Una convinzione ormai profondamente radicata e supportata dalla recente indagine confezionata dall’Osservatorio scuola del Dipartimento Ricerche La Fabbrica, secondo cui non c’è relazione tra imprese e scuole e le aziende riescono a far fronte solo alla “metà del fabbisogno formativo extrascolastico degli studenti”. L’agenzia di comunicazione del Gruppo Holding Industriale Spa ha intervistato i dirigenti e i docenti di 2.400 scuole italiane, primarie e secondarie e anche se oltre 8 scuole su dieci hanno dichiarato di collaborare in qualche modo con qualche società, emerge l’esigenza di fare di più. 

 

Oggi l’interazione scuola-azienda si riduce alla fornitura di materiali didattici gratuiti da parte delle imprese, nel bandire concorsi e finanziare borse di studio. Tre istituti di secondo grado su dieci hanno anche ricevuto offerte di stage per i propri allievi o di alternanza scuola-lavoro, un provvedimento che mira a favorire l’occupazione giovanile.  Certo, la scuola ha il compito fondamentale di creare figure professionali direttamente spendibili. Ma in Italia mancano anzitutto competenze specializzate e chi si dedica magari a studiare ingegneria, informatica e matematica.  Proseguendo su questa strada, nel lungo periodo l’aumento del tasso di disoccupazione acuirà ulteriormente le ormai croniche difficoltà nella ricerca di personale qualificato. 

 

 “Già oggi i contributi aziendali – si legge nel sondaggio di La Fabbrica – sono soprattutto in ambito scientifico e tecnologico (39,4%), seguito dall’ambito educativo di cittadinanza (24,9%). In minor misura in ambiti umanistico, artistico e musicale: 28,7%”.

A partire dal 2010 ad esempio l’Unione europea ha individuato nel tasso dei Neet (acronimo che indica i giovani usciti dal percorso formativo e ancora senza lavoro), ovvero di coloro che rischiano di perdere anche il senso di appartenenza sociale, la misura privilegiata per valutare quanto uno Stato dilapida il potenziale delle nuove generazioni a scapito non solo dei giovani stessi, ma delle proprie possibilità di sviluppo e benessere. L’Italia infatti risulta essere il paese con il valore assoluto più elevato in Europa e con incidenza relativa seconda solo alla Grecia.

 

Le difficoltà che trovano i giovani nel passaggio dalla scuola al lavoro costituiscono un punto critico che sta indebolendo tutto il percorso di transizione alla vita adulta, accentuando la dipendenza dalla famiglia di origine e riducendo la formazione di nuove famiglie. E non è un caso se negli ultimi anni siamo diventati il paese con maggior crollo delle nascite sotto i 30 anni. 

 

Si tratta di dati che mostrano come lo scadimento delle opportunità di occupazione e della qualità del lavoro stiano fortemente erodendo il futuro delle nuove generazioni. Infatti, dopo aver visto crescere in modo abnorme il tasso di Neet non ci si può adesso accontentare di stabilizzarlo su livelli elevati o di smussarlo. 

Quindi, nonostante l’efficacia di provvedimenti come “Garanzia giovani” del Consiglio d’Europa per fornire una “offerta qualitativamente valida di lavoro” e la riforma del jobs act varata dal governo Renzi, è ancora presto per dire che le cose stiano davvero cambiando. 

 

Occorrono così azioni più incisive e mirate rispetto a quelle attuate sinora. Nessuna crescita è possibile senza un modello di sviluppo che consenta alla nuove generazioni di essere protagoniste della costruzione del proprio futuro. 

 

Arturo Siniscalchi

Dirigente Formez PA e docente di avviamento al lavoro e funzionamento dei Centri per l’impiego presso l’Università Lumsa di Roma 


Condividi questo contenuto

Immagini correlate

Da sinistra: Sergio Albero Codella, Segretario Generale AIDR, Mauro Nicastri, Presidente AIDR, Andrea Napoleone, Avvocato Direzione Legale ANAS S.p.A
Da sinistra: Francesco Saverio E. Profiti, Stefano Van Der Byl, Pier Luigi Bartoletti, Andrea Bisciglia, Maria Antonietta Spadorcia, Mauro Rosario Nicastri, Vincenzo Panella,
La sala gremita del Convegno
Federica Meta, giornalista Corriere delle Comunicazioni
Mauro Nicastri Presidente Aidr, Sen. Maria Rizzotti
La platea dei partecipanti
Arturo Siniscalchi, vice presidente AIDR.
Da sinistra: Carlo De Masi, Presidente AUDIOCUNSUM; Mauro Rosario Nicastri, Presidente AIDR, Maria Antonietta Spadorcia, Caposervizio Tg2 Rai

Notizie e Comunicati correlati

Evento BIGDATA BNova
25 Ottobre – Palazzo Giureconsulti, Milano La quinta edizione del Big Data Tech si porta dietro una riflessione ad ampio raggio per cercare di definire come i rapidi cambiamenti in corso nel settore IT, la conseguente crescita di dati in termini ....
lun 23 lug, 2018
a
Domicilio digitale, non significa solo “da oggi le multe del comune arrivano nella tua casella di posta elettronica”. Far passare questa comunicazione sarebbe un errore gravissimo.  In attesa della realizzazione dell’Anagrafe nazionale ....
dom 15 lug, 2018

Eventi correlati

AIDR
Data: 11-10-2017
Luogo: Sala della Lupa della Camera dei deputati in piazza Montecitorio - Roma
'incontro, organizzato dall'associazione Italian Digital Revolution con il patrocinio dell'Agenzia per l'Italia digitale, dell'Agenzia nazionale per i giovani, di Formez PA, della Regione Lazio e della fondazione "I Sud del mondo", si propone di
TURISMO DIGITALE
Data: 05-07-2017
Luogo: Roma presso la sede dell'Associazione CIVITA, presieduta dall'On. Gianni Letta, Piazza Venezia, 11,
Convegno organizzato da Italian Digital Revolution in collaborazione con CIVITA, Qwant, Sielte, Servicetech, VeniceCom, WhereApp, Echopress, Consorzio Vini Mantovani e Binario96.

In questa pagina

Le nostre aziende

Accordi di Collaborazione

Associazione Italian Digital Revolution (AIDR)
Viale Liegi, 14 - 00198 Roma
info@aidr.itwww.aidr.it - Tel. 3471097655
Codice Fiscale: 97886610589