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Il welfare alternativo delle mamme in Rete

mamme
23-09-2016

Da Roma a Torino, le iniziative di auto mutuo aiuto 2.0 

 

Se lo Stato non fornisce servizi sufficienti per le giovani mamme, non resta che organizzarsi. Nasce così il welfare alternativo che viaggia in rete, una versione 2.0 dell’auto mutuo aiuto. Secondo una ricerca di FattoreMamma del 2012, l’87,4% delle mamme ha un profilo su un social network. La maggioranza ha un profilo Facebook, (97,9%) seguita da profili su Twitter (39,6%) e Linkedin (28,1%). E allora perché non sfruttare questo potenziale per mettersi in rete? È il caso, ad esempio, delle Smamme, uno dei gruppi storici (esiste da una decina di anni) nati su internet. Attraverso la rete ci si conosce, si scambiano idee, problemi, consigli e si stringono legami che tornano utili nel momento del bisogno. 

 

La domanda di servizi è grande e, così, a Genova è nato Family Mix, con l’obiettivo di creare una rete di scambio di babysiteraggio via app. L’idea, in fase di realizzazione, è riuscita a entrare in un progetto di incubazi one del Social Hub Genova e potrebbe approdare presto sugli smartphone dei genitori di tutta Italia.  

 

 Nel centro di Torino, invece, alla piazza digitale i genitori hanno preferito quella in ciottolato: la rete delle Mamme Giardini Cavour è nata da un gruppo di madri per organizzare in modo intelligente il tempo libero dei propri figli, che si tratti di un normale pomeriggio o di avere un posto dove lasciare i bambini quando la scuola chiude: «Inizialmente eravamo un gruppo informale - spiega Elena Annibaldi, presidentessa dell’associazione - con una semplice idea in comune: è sempre meglio prendere una sola tata per più bambini, perché loro si divertono e a noi conviene». 

 

Un’intuizione che ha dato i suoi frutti: «Dopo i primi tempi abbiamo deciso di costituirci come associazione di promozione sociale e oggi contiamo circa duecento famiglie associate». Basta pagare una quota associativa di dieci euro annui a nucleo famigliare per poter avere un servizio simile a quello di un dopo scuola. Nei locali di via dei Mille, dove ha sede l’associazione, si fanno corsi d’inglese e cucina, si organizzano gite e si sperimentano diversi sport: «Facciamo provare più attività - spiega Elena - per permettere ai bambini di capire quale può piacergli davvero. Così evitiamo che abbandonino la scherma dopo un mese e con tutto l’anno di corso già pagato».  

 

Un’esperienza simile a quella di MaMi, associazione del quartiere milanese di Lambrate: anche qui si paga una quota associativa poco più che simbolica (15 euro) per accedere a una ludoteca e a una serie di iniziative per neogenitori e bambini, tra cui la possibilità di far parte di gruppi d’acquisto a chilometro zero e un mercatino per comprare vestiti usati per i propri figli.

 

Francesco Zaffarano

 

 

Fonte:http://www.lastampa.it/2016/09/22/italia/speciali/fertility-day/il-welfare-alternativo-delle-mamme-in-rete-CIkzROGDJZtWYxHqecT3xJ/pagina.html

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