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Unire le Autorità di Regolazione? Sì, ma quali? E cosa fare per non creare danni irreparabili

23-01-2019
RAFFAELE BARBERIO

Fare fusioni tra autorità può essere utile e fa risparmiare. Ma attenzione, perché operazioni di apparente ottimizzazione possono invece prestarsi ad essere manipolate dagli interessi ciclopici delle poche oligarchie del digitale che oggi posseggono la quasi totalità dei mercati online e che finalizzano ogni azione al controllo delle persone e al possesso dei loro dati.

In Italia abbiamo grande abbondanza di Autorità.

Abbiamo l’AGCOM (per le infrastrutture di tlc e le tv, il pluralismo, la pubblicità), l’Autorità di Regolazione dei Trasporti, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, il Garante per la protezione dei dati personali e, infine Antitrust, pur connotata da elementi di specificità ed autonomia che li distinguono dalle altre autorità. E dato che nel costume politico italiano dobbiamo accontentare tutti, non solo abbiamo tante autorità, ma le abbiamo anche smembrate tra più città, perché se è vero che ogni gallo vuole il suo pollaio, è anche vero che ogni campanile vuole la sua Autorità.

Niente di tutto ciò all’estero.

In Germania, ad esempio, una sola Autorità (Bundesnetzagentur – BNetzA) raggruppa le competenze e le attività di controllo su 4 settori industriali (Energia, Telecomunicazioni, Trasporti e Servizi Postali) che in Italia corrispondono a 3 distinte Autorità (AGCOM, Autorità di Regolazione dei Trasporti, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) con spreco economico ingiustificato e una moltiplicazione di incarichi che non ha ragione di essere.

Oggi è stata la volta di Antonio Nicita, commissario AGCOM, che ha perorato la causa di una fusione tra autorità. Sotto la lente di Nicita due autorità: l’AGCOM e il Garante della protezione dei dati personali.

Le ragioni a sostegno di una unificazione tra le due autorità in questione sono state sintetizzate dallo stesso Antonio Nicita: “…man mano che il dato diventa il ‘prodotto’ al centro dei modelli di business della comunicazione digitale, il campo regolatorio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e quello del Garante della protezione dei dati personali appaiono sempre più sovrapponibili”.

Un’affermazione per niente scontata. Anzi, francamente contestabile.

Le due autorità di regolazione hanno ambiti fortemente distinguibili e scarsamente sovrapponibili.

Come è noto, la legge istitutiva affida all’AGCOM il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà fondamentali degli utenti.

Il Garante si occupa di protezione dati, un’area di interesse del tutto distinta dalle competenze AGCOM: si può parlare di complementarità, ma non di sovrapponibilità.

Di tanto in tanto l’idea di una fusione impossibile tra queste due autorità emerge in Italia, anche se non se ne comprende il perché.

Se fusione va fatta, bisognerebbe guardare alla fusione di tre autorità come AGCOM, Trasporti ed Energia: tre settori infrastrutturali che hanno problematiche analoghe ed anche una condivisione di strumenti lessicali. Non a caso, l’attuale dibattito centrato sullo scorporo della rete di TIM viene costantemente agganciato alle analoghe esperienze del settore energetico e ferroviario. E il caso tedesco ritorna, a questo proposito, emblematico.

Se la proposta del commissario Nicita venisse svolta coerentemente dovrebbe portare pertanto ad una unificazione tra AGCOM, Autorità di Regolazione dei Trasporti e Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ovvero alla costituzione di una sorta di super Autorità delle Reti e delle Infrastrutture.

Al contrario, pur muovendo da un punto di partenza plausibile, si prende la mira nella direzione errata, proponendo una soluzione che non ha alcun precedente in Europa.

Ma allora perché quest’accostamento forzato tra AGCOM e Garante Privacy?

AGCOM si occupa di Tlc, TV, pubblicità, pluralismo, servizi postali e per legge istitutiva deve curare a un tempo gli interessi delle imprese e quelli dei consumatori.

Il Garante si occupa esclusivamente di protezione dei dati personali, in ogni ambito ed in ogni attività quotidiana, sia nella sfera pubblica che in quella privata, a tutela del cittadino e del consumatore, ma non nell’interesse delle imprese.

Una proposta di fusione tra i due organismi appare pertanto spericolata o semplicemente forzata, fuori mira.

In nessun altro paese europeo è stata peraltro mai fatta una proposta di fusione delle attività del Garante nazionale con altre autorità di regolazione.

Il tema, prosegue Nicita, è quello di comprendere “se sia necessaria una nuova regolazione pubblica e indipendente, ancorata al benessere sociale, volta a prevenire posizioni dominanti durature, a garantire forme di pluralismo nel web, a restituire la piena proprietà del dato agli utenti, anche facendone emergere il valore nella transazione economica relativa”.

Ma i garanti europei oggi operano nel contesto del GDPR, il regolamento europeo per la protezione dei dati personali recepito in ciascun paese europeo con apposite iniziative legislative.

Il GDPR è un modello vincente di normativa di protezione del dato che è ormai preso a modello in tutto il mondo. E va qui ricordato che le pressioni lobbistiche per non far approvare il GDPR hanno raggiunto in Europa livelli mai registrati da quando è nata l’Unione Europea.

A esercitare questa pressione sono state innanzitutto le lobby degli Over the Top e dei Big Tech (Facebook, Google, Apple, Amazon, Microsoft, per citare i più noti). A GDPR approvato questa pressione non scema. Continua imperterrita con l’obiettivo di scardinare quanto è stato faticosamente costruito a difesa dei cittadini europei.

E l’ultima azione è orientata a legittimare l’idea che l’acquisizione dei dati dei cittadini debba essere non una preoccupazione di democrazia e di civiltà delle nazioni e dei loro governi, ma oggetto di una transazione del tutto privata tra l’impresa che vuol raccogliere dati personali e il cittadino o consumatore che dovrebbe, secondo gli scardinatori del GDPR e guastatori di democrazie, essere lasciati liberi di muoversi individualmente. Si dimentica che se il dato individuale riguarda il singolo individuo, il trattamento aggregato dei dati di migliaia o milioni di cittadini può intervenire alterando le loro vite collettive, anche contro la loro volontà.

Non occorre” …restituire la piena proprietà del dato agli utenti, anche facendone emergere il valore nella transazione economica relativa”. Il GDPR riconosce totalmente quel diritto di proprietà sui propri dati e ne assicura l’esercizio.

Al contrario, ciò che appare devastante è la possibilità di riconoscere una non precisata “transazione economica”.

Fare fusioni tra autorità può essere utile e fa risparmiare.

Ma attenzione, perché operazioni di apparente ottimizzazione possono invece prestarsi ad essere manipolate dagli interessi ciclopici delle poche oligarchie del digitale che oggi posseggono la quasi totalità dei mercati online e che finalizzano ogni azione al controllo delle persone e al possesso dei loro dati.

di Raffaele Barberio 

Fonte: https://bit.ly/2T4mgsV

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