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WiFi4Eu. Juncker: 'Wi-Fi gratis nei luoghi pubblici entro il 2020'

15-09-2016
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'Tutti hanno bisogno dell'accesso a Internet ad alta velocità. Abbiamo bisogno di essere collegati. La nostra economia ne ha bisogno, la gente ne ha bisogno', ha detto Juncker.

 
 

Investimenti europei per 120 milioni di euro per dotare di connettività Wi-Fi gratuita da 6 mila a 8 mila comunità locali. E’ questo l’obiettivo del piano WiFi4Eu, presentato oggi dalla Commissione europea e anticipato stamani dal presidente Jean-Claude Juncker che nel suo discorso sullo stato dell’Unione ha sottolineato la necessità di investire nella connettività e di creare un quadro normativo che incoraggi gli investimenti nel settore delle telecomunicazioni.

 

“Tutti hanno bisogno dell’accesso a Internet ad alta velocità. Abbiamo bisogno di essere collegati. La nostra economia ne ha bisogno, la gente ne ha bisogno”, ha detto Juncker.

“Quando si tratta di connettività, non dovrebbe essere una questione di dove si vive o di quanto si guadagna. E’ per questo che proponiamo oggi di dotare ogni villaggio, ogni città europea di accesso wireless gratuito attorno ai centri nevralgici della vita quotidiana entro il 2020”, ha aggiunto.

 

Il Regolamento per la promozione della connettività internet nelle comunità locali intende dare la possibilità a tutte le autorità locali interessate di offrire gratuitamente connessioni Wi-Fi ai cittadini che si trovino, ad esempio, all’interno e in prossimità di edifici pubblici, ospedali, biblioteche, parchi o piazze.

 

La realizzazione delle reti wireless sarà finanziata attraverso un regime pubblico di buoni d’acquisto che potrebbe generare – stima la Commissione –  da 40 a 50 milioni di connessioni Wi-Fi al giorno. I finanziamenti per l’installazione dei punti di accesso dovrebbero essere disponibili in tempi rapidi, dopo l’adozione del regime da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri.

 

wi-fi

 

“E’ adesso il momento di investire in connettività, ecco perché oggi, la Commissione propone una riforma per i nostri mercati delle telecomunicazioni. Vogliamo creare un nuovo quadro giuridico che attragga e permetta gli investimenti in termini di connettività. Le imprese devono essere in grado di pianificare i propri investimenti in Europa per i prossimi 20 anni. Perché se investiamo in nuove reti e servizi, creeremo almeno 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi dieci anni”, ha annunciato.

“Ed ecco perché la Commissione – ha aggiunto – propone di implementare pienamente il 5G in tutta l’Unione europea entro il 2025. La quinta generazione di sistemi di comunicazione mobili ha il potenziale per creare altri due milioni di posti di lavoro nell’Ue”.

 

Le tecnologie digitali stanno trasformando il nostro mondo, ogni nostro passo, ogni aspetto delle nostre economie. Ma l’Europa “deve cambiare per essere ancora competitiva. Frammentazione e barriere all’interno del mercato stanno bloccando le potenzialità del digitale”.

Che senso, si chiede il cittadino comune, poter viaggiare da Tallin a Torino senza dover esibire il passaporto se poi se poi non posso guardare in streaming il mio programma preferito una volta arrivato?

 

Ma la frammentazione dell’Europa non riguarda certo solo il digitale, ma è soprattutto sociale.

“L’Europa sta vivendo una crisi esistenziale… Non ho mai visto così tanta frammentazione e così poca comunanza nella nostra Unione”, ha affermato Juncker che – nel suo primo discorso dopo la Brexit – ha ribadito che l’uscita del Regno Unito dalla Ue non mette a rischio l’Unione: “Brexit è stato un campanello d’allarme. Serve una nuova Europa, con una struttura differente”, ha sottolineato.

 

Juncker ha fatto quindi il punto sul piano d’investimenti da 315 miliardi di euro e sul Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) – creato in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti e garantito con fondi pubblici – annunciando la volontà di raddoppiare il FEIS, in termini di durata e di capacità finanziaria, per creare la necessaria certezza del diritto per i promotori e assicurare che il Fondo possa continuare a operare in futuro.

 

Il piano ha generato investimenti per 116 miliardi nello scorso anno – Il 35% dei progetti finanziati riguardano progetti italiani – ma bisogna “fare di più” ha detto Juncker, proponendo “di raddoppiare la durata e la capacità finanziaria” del FEIS affinché “fornisca almeno 500 miliardi di euro entro il 2020 e 630 miliardi fino al 2022”. 

 

Il Piano, ha detto Juncker, ha fatto sì che oltre 200.000 piccole imprese e start-up abbiano ottenuto dei prestiti e ha creato lavoro per oltre 100.000 persone.

 

Il presidente della Commissione ha quindi annunciato un ambizioso piano per mobilizzare fino a 44 miliardi di euro di investimenti (con l’obiettivo di raddoppiarlo col contributo degli Stati membri) destinati all’Africa e ai paesi del vicinato dell’UE, in particolare per sostenere le infrastrutture economiche e sociali e le PMI, mediante la rimozione degli ostacoli agli investimenti privati. L’obiettivo è quello di arginare la crisi migratoria – che ha visto più di un milione di rifugiati e migranti fuggire in Europa dalla Siria e altri paesi – e per rafforzare la sicurezza sulla scia degli attacchi dello stato islamico.

 

Leggi tutto il discorso di Jean-Claude Juncker

 
 
Alessandra Talarico 
 

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