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eGovernment, in Italia troppi ostacoli e bassa penetrazione. Servizi mobile friendly al 36% (il 54% nell'UE)

28-11-2017
gov

I risultati del nuovo studio eGovernment Benchmark 2017 della Commissione europea: Italia male su quasi tutte le voci, ma ampi margini di crescita in competenze digitali e uso di internet. Il completamento del Digital Single Market contribuirà per 415 miliardi di euro l’anno all’economia Ue.


I servizi online offerti nel settore pubblico continuano a crescere in Europa. L’eGovernment (o eGov) si afferma e si diffonde nei Paesi dell’Unione europea (Ue), soprattutto per i servizi offerti su piattaforme mobili, in relazione alla carta di identità elettronica, nella centralità dell’utente, nei servizi cross border e molto altro.

Anche in Italia, ovviamente, qualcosa si muove, ma il dato complessivo non è soddisfacente e anzi, in alcuni settori, siamo troppo indietro rispetto alla media Ue. È quanto emerso dalla 14° Report Benchmark Measurement of European eGovernment Services della Commissione europea, finalizzato a monitorare l’attuale livello di trasformazione digitale all’interno delle Pubbliche Amministrazioni (PA) degli Stati membri, analizzando fino a che punto queste sono “sulla buona strada” per raggiungere i loro obiettivi in ambito digital.

Prendendo ad esempio alcuni passaggi del documento, è chiaro che sono stati fatti dei buoni passi in avanti per quanto riguarda la creazione di siti web disponibili su piattaforma mobile, con più della metà dei servizi (54%) mobile friendly (rispetto al 27% del 2015).
La centralità dell’utente nei servizi pubblici europei, che ha raggiunto circa l’85%, indica l’elevato livello di disponibilità dei servizi online e delle possibilità di interazione e di feedback tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni.
Per quanto riguarda, invece, la trasparenza e gli investimenti nei principali abilitatori digitali, la carta di identità elettronica è rintracciabile solo in un servizio pubblico europeo su due (52% nell’Ue) – è il 61% in Italia) – mentre la compilazione anticipata dei moduli online con i dati degli utenti già a disposizione della Pubblica Amministrazione è ferma a quota 47%.

Scendendo al dato italiano, per quanto riguarda i servizi digitali della PA “mobile friendly”, l’Italia è al 36%, la centralità dell’utente all’82%, la compilazione di documenti anticipata in rete al 28%.

Complessivamente, In termini di “performance”, l’Italia è caratterizzata dal più basso livello di “penetrazione” in Europa: solo il 19% dei cittadini utilizzano i servizi online per sottoporre documentazioni alle autorità amministrative pubbliche. Invece il livello di “digitalizzazione” è medio-basso ma comunque vicino alla media europea (61% Italia vs 65% Ue).
Per questo, il nostro paese fa parte di uno “scenario e-Gov non consolidato”, relativo agli stati che non stanno sfruttando adeguatamente le opportunità offerte dall’ICT.

Negli “Indicatori relativi”, il nostro Paese sembra essere caratterizzato da un ambiente che rallenta l’efficacia delle azioni di eGov: l’apertura di dati e informazioni (60% Italia vs 59% Ue) e la digitalizzazione del settore privato (30% Italia vs 35% Ue) sono quasi in linea con la media europea, mentre tutti gli altri indicatori (competenze digitali – 38% Italia vs 51% Ue; uso dell’ICT – 34% Italia vs 48% Ue; qualità – 56% Italia vs 71% Ue; e connettività – 44% Italia vs 60% Ue ) sono più basse dei valori europei.
In particolare, per gli utenti italiani ci sono ampi margini di crescita nelle competenze digitali e nell’uso regolare di internet.

  • Performance eGovernment in Italia:
  • Servizi mobile friendly: 36% (media EU 54%)
  • Centralità dell’utente: 82% (media EU 85%)
  • Trasparenza: 54% (media EU 59%)
  • Servizi cross-border per i cittadini: 38% (media EU 61%)
  • Servizi cross-border per le aziende: 78% (media EU 66%)
  • Abilitatori chiave: 61% (media EU 62%)


Un capitolo a parte è riservato al Digital Single Market, che lentamente sta prendendo piede un po’ ovunque nell’Ue e secondo il Report “tre servizi su cinque (60%) sono disponibili online in vari paesi”.
Il completamento del Digital Single Market, precisano i ricercatori, potrebbe contribuire per 415 miliardi di euro l’anno all’economia europea, creare nuovi posti di lavoro e migliorare significativamente i servizi pubblici. 

Flavio Fabbri

Fonte: http://bit.ly/2ibictA

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