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Michelini (QiBit): "Il futuro del mercato del lavoro è nel digitale e noi ne siamo la dimostrazione"

Michelini
03-07-2017

Parla il business manager della divisione specializzata Ict di Gi Group.

L’evoluzione è in atto mentre avanza anche il dibattito sul futuro: alcune aziende tradizionali hanno ormai voltato pagina al punto da diventare vere social organization. Una trasformazione dettata dai tempi, grazie anche alla costante crescita di persone che lavorano in community online. È questa la vera svolta? “Penso di sì – afferma Mirco Michelini, business manager di QiBit, divisione specializzata Ict di Gi Group, fondata nel 2015 e che si occupa di selezione, formazione e somministrazione per le aziende e i professionisti del settore informatico –. Inoltre Eurostat prevede che saranno 200mila i professionisti del settore di cui ci sarà bisogno entro il 2020 in Italia. Già oggi, secondo diversi studi, ammonta a 20 miliardi di euro all’anno il mancato fatturato delle imprese del comparto informatico per mancanza di professionalità adeguate”. 

Qual è, in questo quadro, il vostro ruolo?
“Il compito del manager non è più quello di verificare l’attività dei propri collaboratori o di organizzarne l’agenda quotidiana, ma di richiamare alla vision comune i dipendenti. Ciò consente di favorire la produttività e di superare le difficoltà quotidiane. In generale invece Gi Group SpA ha rilevato che oltre il 25% delle posizioni aperte attualmente resta vacante, e che contestualmente il numero di iscritti alle facoltà di informatica e ingegneria non sta aumentando proporzionalmente alla domanda. Per questo, mediante le Academy, QiBit si rivolge soprattutto ai giovani che hanno scelto altri studi, che oggi fanno fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro, e che sono il principale bacino cui attingere per portare nella PA e nelle aziende le competenze necessarie alla trasformazione digitale in atto”.

Quindi?
“È evidente che l’unica strada per colmare questo gap è quella di rendere idonei alle professioni Ict giovani che hanno scelto altri studi ma che oggi fanno fatica a inserirsi nel mondo del lavoro. Matematici e fisici, appunto, ma anche letterati e filosofi, adeguatamente formati e accompagnati, sono oggi il principale bacino cui attingere per portare in azienda le competenze necessarie alla trasformazione digitale in atto. Nel 2016 QiBit ha investito oltre 1.200.000 euro nella formazione di giovani talenti, impiegandone 1.500.000 nel 2017, con l’obiettivo di avviare al lavoro oltre 800 giovani al termine di percorsi di formazione pensati sulle esigenze delle aziende italiane e della pubblica amministrazione. Noi ci crediamo molto anche perché i risultati conseguiti sino ad ora parlano chiaro: già nel 2016, ad appena un anno dalla nostra fondazione, abbiamo raggiunto le oltre 4.500 ore di formazione erogate con 650 persone occupate nelle principali realtà italiane e internazionali dei servizi informatici, per complessive 42 Academy. Complessivamente, più di 750 giovani hanno preso parte al progetto e sono stati inseriti in un centinaio di imprese clienti. Il fine delle Academy è infatti quello di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di expertise tecnologiche a supporto della crescita dell’ICT e dell’innovazione del nostro paese, anche grazie alle partnership stipulate con leader del settore”.

Puntate dunque sui corsi di formazione?
“Certo e lo faremo ancora di più adesso che il settore delle professionalità Ict è stato regolamentato dall’Agenzia per l’Italia digitale con la pubblicazione delle ‘Linee guida per la qualità delle competenze digitali’ che ha recepito l’attività normativa tecnica nazionale e internazionale. Adesso che il quadro normativo è chiaro, ci sono tutte le condizioni per avviare piani formativi per fornire le competenze digitali in particolare ai più giovani che rappresentano la forza lavoro del futuro. Per questo abbiamo sottoscritto un accordo di collaborazione con l’associazione Italian Digital Revolution con l’obiettivo di avviare al lavoro oltre 800 giovani al termine di periodi di formazione. Percorsi che consentiranno ai giovani aspiranti di sostenere gli esami necessari all’ottenimento delle principali certificazioni richieste dal mercato, contribuendo a formare dei profili specializzati che rispondano alle esigenze delle PA e delle imprese nel mercato di riferimento. Ciò significa che intendiamo continuare a offrire il nostro lavoro per generare nuove professionalità assieme ai nostri partner. Se i risultati sono questi, direi che la strada è quella giusta: per i nostri ragazzi, per i nostri clienti e per l’intero settore”.

Come e dove pensate di reclutare i partecipanti?
“Negli atenei italiani con degli incontri periodici. Inoltre, stiamo pensando di organizzare tre open day, uno al Sud, uno al Centro e uno al Nord Italia, che immaginiamo di realizzare in collaborazione con pubbliche amministrazioni, associazioni, aziende, enti, fondazioni, ecc. Coloro che decideranno di iscriversi ai corsi verranno ospitati a Roma o a Milano per la formazione che durerà circa 3-4 settimane, a seconda dei contenuti e delle certificazioni dei singoli percorsi formativi. In genere, formiamo classi di 15-20 persone”.

Insomma, il suo è un invito ai giovani a prendere atto della nuova realtà, della trasformazione digitale che offre spazio nel mondo del lavoro.
“Tutti gli studenti utilizzano internet e i social media, ma solo uno su cinque ha già fatto esperienza di progetti digitali come la gestione di un blog, un sito, una pagina sui social network oltre al profilo personale, un canale YouTube o una vendita online. E solo uno su quattro dimostra conoscenze teoriche avanzate, riuscendo a dare la definizione giusta di concetti chiave delle tecnologie digitali applicate al business di oggi come ‘mobile advertising’, ‘cloud’ o ‘fatturazione elettronica’. Necessita perciò convincersi che, in un’economia come quella italiana, i due principali motori della crescita, sia a livello di Pil che di occupazione, sono rappresentati dall’innovazione digitale e dalla nuova imprenditorialità. Solo in questo modo sarà possibile mettersi al passo con le realtà europee più avanzate”.  

Fabio Ranucci, Responsabile Ufficio Stampa AIDR

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