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Web tax, Gentiloni accelera: "Misure in manovra"

WEB TAX
23-10-2017

Il presidente del Consiglio: "La legislazione nazionale non deve necessariamente adeguarsi ai tempi della Ue e dell'Ocse".

Web tax già nella prossima legge di Bilancio. Il premier Paolo Gentiloni a Bruxelles per il Consiglio europeo ha fatto sapere che "c'è stata una discussione piuttosto animata di differenza tra i Paesi sul tema digitale e sull'armonizzazione fiscale delle piattaforme digigitale, vale a dire la Web tax".

"Il Consiglio ha dato mandato alla Commissione di riferire le sue considerazioni all'inizio del prossimo anno - ha detto Gentiloni - E' stata una discussione non breve. Voglio sia molto chiaro che i tempi dell'Ue come quelli dell'Ocse - che discute della fiscalità del web - non sono necessariamente i tempi ai quali deve adeguarsi la legislazione nazionale. E' possibile che in Italia si facciano passi in questa direzioni già nelle prossime settimane nella legge di bilancio".

Con la manovrina entrata in vigore a giugno scorso è stata introdotta una norma ponte che prevede per i giganti del web con oltre un miliardo di fatturato e un giro d'affari di almeno 50 milioni di euro, la possibilità di stringere accordi preventivi con l'Agenzia delle Entrate.

Come scritto nelle scorse settimane una decisione potrebbe arrivare con la manovra, al momento dell'esame parlamentare. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi su come intervenire, la più probabile prevede un prelievo dell’8% sui ricavi. Misura perfettamente in linea con l’idea prevalente tra gli stati membri della Ue che è appunto quella di colpire i fatturati.

Due le ipotesi al vaglio: la prima prevede di imporre un’aliquota pari a circa l’8% a tutti i big della rete senza stabile organizzazione in Italia. L’obiettivo del governo non è quello di obbligare Booking o Facebook a pagare qualcosa, ma a far emergere i ricavi effettivamente prodotti in Italia. D’altra parte l’idea di tassare i fatturati prodotti a livello nazionale è quella avanzata dall’ultima riunione dei ministri finanziari europei.

La seconda opzione stabilisce che se l’azienda ammette volontariamente di avere una stabile organizzazione - e dunque un fatturato più alto di quello denunciato - il governo si limiterebbe a imporre il pagamento dell’Iva dovuta.

Secondo le stime di Lef-Associazione per la legalità e l'equità fiscale ammontano a 919 milioni di euro, quasi un miliardo, le imposte "perdute" dall'Italia negli anni 2013-2015 sugli affari conclusi da Google e Facebook nel Paese. Il conto per Google ammonta a 370 milioni e per Facebook a 549 milioni. Le imposte sul reddito complessivamente pagate nel 2016 da Facebook, Apple, Amazon, Airbnb, Twitter e Tripadvidor ammontano a quelle versate dalla sola Piaggio.

L'Europa ha dunque aperto il dossier web tax. In un’intervista rilasciata a CorCom la commissaria al Digitale, Mariya Gabriel ha ammesso che “le attuali regole per la tassazione internazionale non sono in linea con il proliferare di imprese digitali di svariate tipologie ed è necessario assicurare lo stesso livello di competizione a tutte le aziende”.

“Da una prospettiva Ue dobbiamo sia proteggere il nostro Mercato unico dall’evasione fiscale sia assicurare che non ci sia un approccio frammentato nei singoli Stati membri – ha spiegato Gabriel - Quindi stiamo cercando di dare vita ad un approccio comune a livello Ue verso questa importante questione che possa essere sostenuta nel lavoro internazionale dell’Ocse. Se i progressi nell’individuare l’approccio internazionale saranno lenti allora sarà necessario sviluppare un nostro approccio a livello Ue. Ancora una volta, l’Unione europea deve essere pronta a fare da guida e da esempio per affrontare la questione”.
 

Federica Meta

Fonte: http://bit.ly/2zEqcHt

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