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Tutele a chi denuncia il malaffare in azienda. Al traguardo la legge sul "whistleblowing"

Corruzione
14-11-2017

In aula oggi a Montecitorio per il sì definitivo il testo che ha come prima firmataria la 5stelle Businarolo. "Ce l'ha già la Romania, che così ci ha superato nella classifica anti-corruzione". Indennità fino a 50 mila euro per chi subisce "punizioni" dopo aver segnalato abusi.

"Ha presente l'indice che misura la corruzione percepita nei vari Paesi? Bene, le dico solo questo: prima, l'Italia era messa male, agli ultimi posti, ma eravamo pur sempre messi meglio della Romania. Poi è successo che Bucarest si è dotata di una legge per proteggere i whistleblower, mentre noi eravamo fermi a discuterne in aula. Risultato? L'indice 2017 dice che ora noi siamo più "corrotti" di loro". Vuol ribaltare quei numeri, Francesca Businarolo, e perciò incrocia le dita: tra oggi e domani Montecitorio dovrebbe finalmente sdoganare anche in Italia una nuova "legge sul whistleblowing". La parlamentare 5 stelle è la prima firmataria: nel 2013 avanzò la proposta e ora, dopo ben un anno e mezzo di stallo al Senato, "il testo torna alla Camera migliorato". Se il voto finale confermerà le aspettative, gli Edward Snowden d'Italia potranno denunciare abusi e corruzione con le spalle (più) coperte.

La novità.
Sotto il cappello di "whistleblower", cioè tutti coloro che da insider scoprono una magagna (un abuso, un illecito, molto spesso un episodio di corruzione) e la rivelano, si nascondono le storie più diverse: negli Stati Uniti, c'è chi ha svelato storie sporche sul nucleare, sull'Fbi, sull'ambiente, o il Datagate come nel caso di Snowden. Lì però, nella maggior parte dei casi, lo Stato tutela e "paga" chi denuncia. Lo fa per interesse: "Una volta scovato l'episodio di corruzione, di evasione fiscale e così via, le casse pubbliche recuperano miliardi di dollari", come spiega l'avvocato Stephen Kohn che in Usa difende sentinelle celebri dagli anni '80. In Europa non esistono premi in denaro, anzi: molto spesso chi si espone, e denuncia, è lui a pagare; viene mobbizzato, licenziato, spende migliaia di euro per avvocati o psicologi. O finisce in tribunale, come Antoine Deltour, la sentinella dello scandalo LuxLeaks. Eppure anche in Europa, col fioccare delle denunce, si potrebbero rimpinguare le casse pubbliche: la Commissione europea ha stimato che il whistleblowing può valere qualcosa come 50 miliardi di euro. Pure per questo, il Parlamento italiano ha deciso di integrare le blande protezioni già contenute nella legge Severino. Con le nuove regole, se approvate, l'aula stabilisce tutele più forti per i dipendenti pubblici e introduce le prime garanzie per chi lavora in aziende private e partecipate.

Andrea, Giulia, Stéphanie.
Nel settore pubblico, chi denuncia con fondatezza non potrà essere demansionato, licenziato, trasferito, insomma "punito" per aver agito nell'interesse pubblico. Anzi: dovrà essere messo in condizione di fare la sua denuncia in condizioni di segretezza e attraverso precisi canali di segnalazione. La legge dice pure che se il datore di lavoro ti licenzia perché hai "spifferato", dovrà dimostrare - lui, non tu - che il motivo non è la tua soffiata (tecnicamente si chiama: "inversione dell'onere della prova"). Se viene fuori che il capo ti licenzia o mobbizza, dovrà pagare una sanzione (fino a 50mila euro); una sanzione spetterà pure al responsabile anticorruzione che non avesse dato il giusto seguito alla tua segnalazione. Le nuove regole, se fossero arrivate prima, avrebbero potuto cambiare le sorti di un po' di storie. Per esempio quella di Andrea Franzoso, il whistleblower nostrano più noto, che ha da poco pubblicato un libro-testimonianza ("Il disobbediente") e che rivelò le "spese pazze" di Ferrovie Nord: quella era appunto una partecipata, settore che, senza la nuova legge, rimane totalmente scoperto da protezioni ad hoc. E lui non esita ad ammettere che "questa legge è un buon punto di partenza". Gioisce anche Giulia Romano, ricercatrice pisana che ha denunciato irregolarità nei concorsi universitari e ha vinto il ricorso al Tar. Pure da oltralpe c'è chi esulta: "Meno male che le cose da voi migliorano un po'", commenta Stéphanie Gibaud, che portò a galla in Francia lo scandalo Ubs - un pasticcio di banche e evasione fiscale.

Tallone d'Achille.
Ma attenzione: per molti pasionari della soffiata, questa legge è solo un inizio. Lo stesso Franzoso nota molti punti deboli: "Gioisco se le nuove regole vanno in porto - dice - ma soprattutto per il settore privato, le protezioni rimangono deboli, e ancor più incerte per le aziende piccole e medie: non è detto che abbiano modelli organizzativi adeguati per garantire un sistema di segnalazione dell'abuso". L'associazione Transparency, che assieme a "Riparte il futuro" è tra le più attive nel pressing per l'approvazione delle tutele, sintetizza così - per voce di Giorgio Fraschini - punti forti e deboli: buona la protezione dell'identità di chi segnala, la possibilità per l'autorità anticorruzione (Anac) di imporre sanzioni, l'introduzione di tutele anche per il settore privato. Ma rimangono alcune debolezze: "Manca una protezione completa nel settore privato, nel senso che il modello non è obbligatorio, non sono previste misure di protezione per le segnalazioni a regolatori esterni o all'autorità giudiziaria. Nei procedimenti giudiziari, a un certo punto l'identità del segnalante potrebbe essere rivelata. Manca poi un fondo economico di ristoro per chi segnala". Insomma si può sempre migliorare: c'è chi sogna l'Irlanda, che ha da poco approvato una legge per "blindare" chi denuncia, o l'Olanda, che ha addirittura pensato a una "Casa per la tutela del whistleblower", con tanto di consulenze per far sentire la sentinella "accolta". Intanto però, c'è pure chi, come Businarolo, scommette: "Magari sorpassiamo la Romania...".

FRANCESCA DE BENEDETTI

Fonte: http://bit.ly/2mmEQ3q

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