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Qwant: adesso business e competitività nascono dalla privacy

CHALON
22-06-2017

Nato sull’onda della new economy francese, il motore di ricerca Qwant si prepara al grande lancio in Italia: una tappa importante che dimostra come la risposta a Google e Yahoo arrivi dal Vecchio Continente, anche attraverso ingenti investimenti supportati dai finanziamenti provenienti dalla Francia, dalla Germania e dall’Europa in generale.

“Certo – sostiene il direttore generale della società fondata Oltralpe nel 2011, l’italiano Alberto Chalon – qualche intoppo strada facendo c’è stato, dovuto principalmente al fatto che, nel 2016, al momento di formalizzare gli investimenti, i cambi di vertice in alcune aziende coinvolte nel progetto ci hanno visti costretti a ricominciare il processo dall’inizio. Ma adesso siamo pronti”.

E, infatti, sono in tanti a credere nell’iniziativa: la Caisse des Depots francese ha investito 15 milioni di euro, mentre il colosso dell’editoria tedesca Axel Springer ha aggiunto 3,5 milioni di euro ai 5 iniziali. A tutto questo, si aggiungono la fiducia e le garanzie della Banca Europea degli Investimenti, che dal 2015 ha concesso all’azienda prestiti agevolati per 25 milioni, definendo l’operazione come una “eccellente cooperazione tra pubblico e privato, sia a livello nazionale che europeo”.

Si tratta dunque di una grossa opportunità anche per l’Italia?
“Sì, anche perché in Europa il mercato degli algoritmi per le ricerche online, che altro non sono se non semplici procedimenti per risolvere specifici problemi tramite l’applicazione di una sequenza finita di istruzioni, vale ben 20 miliardi di euro, ed è appannaggio del colosso di Mountain View, che è riuscito a mantenere un grande vantaggio sui competitor diretti. Sotto questo specifico punto di vista, noi puntiamo proprio alla neutralità nel nostro algoritmo di ricerca, volto a non alterare per fini economici la posizione nei risultati oltre al rispetto della privacy.
L’Italia e l’Europa in generale hanno bisogno di disporre di un motore di ricerca che sia in grado di fornire dati e informazioni non sugli utenti ma su quello che è disponibile nel web e nel social. Oggi questo asset è principalmente nelle mani degli USA, ma anche dei russi con Yandex, o dei cinesi con Baidu. Qwant è l’ alternativa Europea”.

Proprio in quest’ultimo periodo avete deciso di aderire all’associazione Italian Digital Revolution. Per quale motivo?
“Perché siamo di fronte a una realtà emergente di un Paese che unisce esperienze e professionalità diverse e in cui tutti hanno una grande voglia di fare bene. E, per giunta, in un contesto che è affine ai nostri obiettivi, ossia la crescita digitale dell’intera società, dalla pubblica amministrazione all’economia, dalla sanità alla giustizia, e via dicendo. Insomma, l’AIDR, anche grazie all’organizzazione di una fitta serie di incontri su tematiche diverse e importanti, sta gradualmente diventando un vero punto di riferimento per tutti coloro che si impegnano e credono nel ruolo determinante delle nuove tecnologie per voltare definitivamente pagina”.

Quali sono le caratteristiche che fanno di Qwant un progetto vincente?
“Anzitutto, fin dalla sua nascita, la mission di Qwant è sempre stata quella di differenziarsi dagli altri motori e di combinare, nel mondo digitale, efficaci servizi di ricerca con la tutela dei dati personali, classificandosi così tra quelli che vengono definiti motori privacy- friendly. In questo sta la nostra originalità, supportata da una tecnologia di indicizzazione - estesa tra l’altro anche al servizio pubblicitario - che garantisce agli utenti congegni di tutela della privacy a prova di intrusione. Un’evoluzione, questa, raggiunta grazie ad anni di ricerca e alla scelta di non utilizzare alcun dispositivo di tracciamento dei navigatori. Siamo convinti, infatti, che la protezione della vita e dei diritti fondamentali delle persone e delle imprese, sia un valore tanto importante quanto costantemente ricercato”.
L’anonimato, quindi, diventa un punto di forza. “Senz’altro. E siamo pronti ad aprire le porte a tutti coloro che intendono fare business senza essere intrusivi”.

E ciò come avviene tecnicamente?
“Quando un navigatore entra nel nostro sito, la nostra infrastruttura cancella l’IP e il numero della macchina, garantendo il completo anonimato dell’utente che, ad una successiva visita, risulterà del tutto sconosciuto. Così, Qwant non si può ricordare chi sia e cosa abbia fatto, e quindi non può vendere né gestire il dato, ma anzi darà risposte neutrali e disinteressate, e non ad hoc. Ad esempio, se qualcuno cerca un viaggio alle Hawaii, otterrà i risultati naturali della ricerca, più annunci che hanno tra le parole chiave Hawaii”.

In questo modo, non si mette a rischio il business della pubblicità?
“No, perché un motore di ricerca non ha bisogno di conoscere i dati dell’utente per proporre una pubblicità contestualizzata, dato che è l’utente stesso a porre la domanda e la risposta può contenere un link sponsorizzato. Insomma, è efficiente senza essere invasiva”.

Dove è disponibile, per il momento, Qwant?
“In 42 Paesi e in 28 lingue. Abbiamo inoltre siglato un accordo con Firefox, che ha creato un’apposita versione con il nostro motore di ricerca di default. Ci sono comunque tante barriere da superare e, per farlo, vogliamo creare una sana competitività e una vera alternativa di mercato, anche allo scopo di evitare posizioni dominanti”.

Quali sono gli obiettivi per il futuro?
“In questa fase è fondamentale utilizzare efficacemente i 38,5 milioni di capitali freschi accumulati per lo sviluppo e l’espansione delle ricerche: puntiamo infatti a raggiungerne 50 miliardi entro il 2021. Prossimamente, ci concentreremo sull’Europa allargando il nostro raggio d’azione, visto che abbiamo già raggiunto i due miliardi e mezzo di richieste nel 2016”. 

Fabio Ranucci, Responsabile Ufficio Stampa AIDR

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