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Privacy online, il 67% dei siti e delle app non ci dicono dove conserveranno i nostri dati

Privacy
02-11-2017

Quando si tratta di fornire il nostro consenso per l’utilizzo dei nostri dati, la maggior parte delle società omette informazioni fondamentali. L’indagine di 24 autorità per la privacy.

Ci iscriviamo a servizi online, scarichiamo app per giocare o per semplificarci la vita. E diamo i nostri dati personali in pasto a società che non conosciamo e che, spesso, non si sforzano neanche di informarci sui nostri diritti.

Secondo un’indagine di 24 autorità per la privacy, tra le quali la nostra, gli utenti della Rete sono informati poco e male nel momento in cui devono fornire il proprio consenso all’utilizzo dei dati personali. Le autorità, riunite nel Global Privacy Enforcement Network hanno esaminato l’informativa privacy di 455 tra siti e app.

Quasi una società su cinque non ci informa neanche su quali dati, precisamente, conserverà. Mentre la maggioranza (il 67%) non specifica in quale Paese verranno conservati. Le società che raccolgono i dati personali possono condividerli anche con altre aziende, ma devono necessariamente informare il cliente. Una su quattro non lo fa, mentre oltre la metà (il 51%) non specifica a quali aziende fornirà i nostri dati.
Altre criticità rilevate dall’indagine internazionale sono:

  • informative privacy tendenzialmente generiche, prive di dettagli, e spesso formulate in modo impreciso;
  • la maggior parte dei siti e delle app esaminate non informa gli utenti sull’uso che fa dei loro dati;
  • le informative in genere non specificano a chi possono essere comunicati i dati personali raccolti;
  • molti soggetti non spiegano agli interessati se e come i loro dati sono protetti, né come e dove sono conservati;
  • solo in poco più della metà dei casi l’informativa spiega all’utente come esercitare il diritto di accesso ai propri dati personali.

Le realtà prese in esame dallo studio sono le più disparate. Ci sono negozi online che vendono al dettaglio, servizi finanziari e bancari, siti di viaggi, social network, siti in cui si può scommettere, ma anche servizi relativi all’istruzione e alla sanità. Spesso le informative per la privacy sembrano dei veri e propri copia-incolla, con riferimenti normativi ormai obsoleti. Molti dei soggetti interpellati, poi, non sanno neanche quale sia la normativa in materia nei singoli Paesi.

Come detto non si salva neanche il settore bancario. Ma secondo il Garante italiano, almeno in questo ambito il nostro Paese si distingue in positivo: “I siti web delle banche italiane, esaminati a campione, rispetto a quelli di altri Paesi offrono in generale agli utenti informazioni più adeguate e corrette”.

Federico Formica

Fonte: Repubblica.it

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