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PA e digitalizzazione: l'obiettivo è superare i limiti burocratici

07-08-2018
SINISCALCHI

La digitalizzazione non è un processo fine a se stesso. Chiaro il messaggio del ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, la quale ha sottolineato che sotto questo aspetto “troppe volte sono state annunciate svolte immediate, e invece ci vorrà del tempo” e che la rivoluzione in atto avrà successo solo se sarà “ragionevole”, “inclusiva” e “credibile”. Cambia così il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione che richiede, come ha affermato il ministro, uno sforzo da parte di tutti. Grazie al discorso della cittadinanza digitale, al processo di trasformazione in atto nella PA allo scopo di comunicare nel migliore dei modi i propri servizi e allo sviluppo dell’economia. Utilizzando adeguatamente le potenzialità del web, dei portali e dei social network.
Certo, le informazioni su internet del settore pubblico hanno raggiunto la televisione per affidabilità e preferenza. Al punto che quasi un cittadino su due si aspetta di trovare online le notizie della PA su siti web, social network e chat. E più di quattro utenti su dieci si fidano delle informazioni che ricevono su internet dalle pubbliche amministrazioni. Inoltre sei cittadini su dieci considerano i social un’opportunità di lavoro.
Questione di open government, certo, con l’utente che si trasforma da soggetto passivo a cliente da soddisfare. Ragionando secondo logiche di marketing. E sotto questo aspetto anche i dati sono incoraggianti, in quanto sottolineano come si stiano accorciando le distanze tra amministrazione e cittadino, che si sente adesso attore centrale, e rafforzano la credibilità dei nuovi strumenti di comunicazione e inducono a impegnarsi sempre di più per favorire l’utilizzo delle nuove tecnologie, considerati ora come indispensabili strumenti di servizio pubblico scelti dagli italiani per cancellare i tempi lunghi imposti dalla burocrazia e per risolvere quindi i piccoli problemi legati ai rapporti quotidiani con gli uffici e gli enti locali.
L’Italia infatti è ormai piena di ottime pratiche di utilizzo delle piattaforme per i servizi ai cittadini ma ora necessita impegnarsi sulla loro qualità, sull’affidabilità, sull’innovazione, sull’avvento delle nuove figure professionali e sull’organizzazione allo scopo di rendere sempre più concreta la rivoluzione digitale.
Sull’argomento c’è soprattutto l’impegno del legislatore. Così nell’ecosistema digitale sarà possibile autenticarsi con credenziali uniche utilizzabili con la PA per via dell’implementazione dei servizi online con il progetto Spid (il Sistema pubblico di identità digitale), o presentare ad esempio una qualsiasi istanza direttamente da PC, tablet o smartphone, ricevere l’emissione e la notifica del provvedimento, informazioni sullo stato della pratica e altro. A fronte di una integrazione rispetto all’istanza originariamente inoltrata, sarà inoltre possibile trasmettere la documentazione integrativa direttamente da portale e scaricare quella resa eventualmente disponibile dall’ente pagando un’eventuale Marca da bollo digitale (@bollo) necessaria per la presentazione dell’istanza online, con carta di credito e tramite il sistema pagoPA. Da non trascurare anche l’accesso a un’area riservata con la propria posizione debitoria, procedere ai pagamenti in modalità sicura, semplice e in totale trasparenza nei costi di commissione e ricevere sui dispositivi elettronici (smartphone, tablet, PC ecc.) notifiche e avvisi digitali.
Una rete che cresce gradualmente, caratterizzata da interazioni utili, nuovi linguaggi, informazioni in tempo reale, dialogo costante, dati e sicurezza, privacy e trasparenza.
Ma se la PA ha intrapreso questo cammino, è pur vero che la strada da percorrere resta lunga. Basti pensare alle telecomunicazioni. È di questi giorni l’intervento della Commissione europea con nove inviti e ben 54,4 milioni di euro di fondi provenienti dal programma continentale per le sovvenzioni in materia di reti transeuropee di telecomunicazione per collegare l’Europa nel periodo 2014-2020. Si parla di fatturazione elettronica, risoluzione telematica di controversie, dati pubblici aperti, appalti digitalizzati e cyber-sicurezza. A presentare direttamente la domanda possono essere gli Stati membri o, previo accordo tra Stati membri interessati, le organizzazioni internazionali, gli enti locali e le imprese comuni. I contributi sono erogati sotto forma di rimborso di una quota dei costi ammissibili con una copertura fino al 75% di essi. Diversi bandi sono in scadenza da settembre a novembre 2018.
Altro settore, dove l’innovazione tecnologica sembra rallentare, quello delle piccole e medie imprese. Secondo l’ultimo rapporto Istat sulla competitività, le imprese italiane digitalizzate con almeno 10 addetti sono appena il 3 per cento. E se tra le aziende non esportatrici oltre l’80% non ha in programma investimenti per la digitalizzazione, tra quelle che esportano la percentuale si abbassa restando poco sopra il 55 per cento.
Per tutte queste ragioni, allo scopo di continuare a promuovere la trasformazione digitale, esaminare le opportunità offerte dai nuovi modelli di mercato, coinvolgere tutti gli attori di un processo innovativo e fondamentale per la crescita del Paese, Italian Digital Revolution continuerà a garantire il suo impegno per il presente e il futuro e ad organizzare occasioni di confronto. 

di Arturo Siniscalchi
Direttore amministrativo di Formez PA e vicepresidente dell’associazione Italian Digital Revolution

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