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Osservatorio eCommerce B2c Netcomm: Unified commerce per il futuro del Retail

COVINO
11-05-2017

Nel 2017 il mercato italiano dell'e- commerce varrà 23,1 miliardi di euro, contro i 19,9 del 2016. Il 16% in più, per comporre una cifra che vale il 5,6% della spesa totale retail.

L’incremento del mercato sarà pari a oltre 3,2 miliardi di euro rispetto al 2016. Gli acquisti Ecommerce di prodotti cresceranno nel 2017 del 25%, a un tasso più che triplo rispetto a quello dei servizi (+8%).

Sono questi i dati 2017 dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano presentati a oltre 12.000 visitatori nel corso della XII edizione del Netcomm Forum (Milano 10/11 maggio 2017)
Dati provenienti da un confronto diretto con 350 merchant.

Molti di questi euro sono spesi in turismo, poi in prodotti tecnologici,, abbigliamento, assicurazioni e food.
Proprio il food e grocery è il settore con il più alto tasso di crescita: 37%.
Un terzo degli acquisti che viene effettuato è da mobile, prevalentemente da smartphone.
20 operatori fanno i tre quarti del mercato, in gran parte aggregatori.

Le evidenze, presentate sul palco da Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, prima, e da Riccardo Mangiaracina , dell'Osservatorio Ecommerce del Politecnico di Milano , poi, dimostrano che anche quest’anno il commercio elettronico in Italia vivrà un momento di grande dinamicità e di importanti cambiamenti che già oggi si stanno delineando, grazie soprattutto al processo di digital transformation trainato all’interno delle imprese proprio dall’ECommerce.

«È in atto un cambiamento sistemico di acquisto e offerta che coinvolge alcuni fattori importanti del commercio elettronico», sottolinea in particolare Liscia.
«Il digitale non è più il futuro, ma interessa moltissimi aspetti della vita quotidiana del consumatore. Basti pensare che i consumatori che acquistano online hanno raggiunto la quota di 1,4 miliardi. In questo contesto in continua evoluzione la chiave del successo competitivo è creare un’esperienza di unified commerce dove online e offline e i diversi device si mescolano in un nuovo ecosistema esperienziale».
Nell'introdurre il Forum, il presidente di Netcomm, Roberto Liscia, ha coniato il termine di Unified commerce.

«In futuro - ha detto - non parleremo più di commercio elettronico ma solamente di commercio. ». Fine del negozio fisico, allora? No: «Il mondo fisico ha e avrà un ruolo importante. C'è da considerare che il retail sta cambiando pelle». Siamo nel paradigma del retail always connected, «il processo di acquisto è diffuso nel tempo e nello spazio. Lo shopping non è un atto, ma un processo», ha chiarito Liscia. E sta svanendo quel mondo a silos che differenziava fra B2B o B2C.

In Italia esiste ormai il compratore familiare, multidevice.
Chi compra con tre strumenti (smartphone, laptop e tablet) non solo ha una frequenza di acquisto maggiore, ma è anche multicanale e compra di più offline.
Da noi ci sono 22mila punti vendita attivi con servizi ecommerce, fra ritiro di acquisto online e abilitati al reso.
Il digitale sta aprendo nuovi scenari di filiera e nuovi modelli di business, con la disintermediazione. Secondo Liscia questi saranno:

Il primo è quello che passa dall'e-retail alla piattaforma. «Proprio come fa Zalando, a cui interessa diventare a tech company».

Secondo modello: da banca a retailer. «China Construction Bank ha capito che Alibaba disintermedia la funzione bancaria e sfrutta la penetrazione sul mercato per mettersi a vendere beni».
Terzo modello: da quartiere dello shopping a marketplace, come avviene ad Amsterdam, 9straatjesonline, che fa proseguire l'acquisto iniziato sul luogo fisico, anche dopo.
Quarto modello, social ecommerce. Houzz intermedia prodotti verso gli architetti e li vende.

Sempre per Lisca sono cinque gli elementi chiave per competere nel commercio digitale.

Primo: le imprese devono orientare, online e offline.
Secondo: la selezione. Bisogna aiutare il consumatore nelle scelte.
Terzo: i pagamenti, sempre, dovunque e in modo istantaneo.
Quarto: la logistica. Garantire velocità di consegna, senza problemi.
Quinto: fare customer care più che customer service.

Tutto  questo avviene se le imprese capiscono i dati e padroneggiano le tecnologie per farlo.
Chi investe di più in IT, sui dati, fa fatturato, margine e utile superiori del 50% a chi non lo fa.
Nel nuovo paradigma economico, insomma, le tecnologie e le piattaforme sono i fattori critici di successo. Il rapporto azienda cliente è cambiato, dalla mass production alla mass customization. Industria 4.0 permette di farlo.
I retailer non devono più imporre il loro ambiente al consumatore, ma aiutare i clienti nelle scelte con gli strumenti adeguati.
Il retailer che investe sui dati cresce del 50% in più.

In questa rivoluzionaria dimensione lo smartphone diventa il vero protagonista, capace di ricomporre la frammentazione delle nostre relazioni e conversazioni in un diverso assetto. Così come l’everywhere shopper compra di più in tutti i canali e usa lo smartphone per orientarsi e acquistare offline.

Se si considera, inoltre, il numero di acquisti online (la quota sulle transazioni) il ricorso ai dispositivi mobili mostra un costante e notevole aumento dal 2012: negli primi mesi del 2017 ogni 100 acquisti online, 8,5 sono stati effettuati da Tablet PC (sia su sito Web che via App, con quota stabile) e 17,4 da Smartphone (sul sito Web o via App).

Nel corso dei lavori si è sottolineata dunque la consistente crescita degli acquisti via Smartphone (+52%) che raggiungeranno quota 5,3 miliardi di euro. Se a questi aggiungiamo gli acquisti via Tablet, supereremo i 7 miliardi di euro, ossia quasi un terzo dell’intero mercato e-commerce italiano.

http://www.consorzionetcomm.it/

MAURO COVINO, Dipendente Formez , Studioso e Docente di Comunicazione presso le Università di Roma “La Sapienza”, Luiss “Guido Carli” , Lumsa e Bari. Responsabile dell’Osservatorio sull’Andamento del Digitale Italiano dell’AIDR

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