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Il giornalismo nell'era digitale di Vittorio Zenardi, giornalista

16-05-2016
Giornalismo

Il  ruolo centrale del giornalismo - e del giornalista - nell’era digitale è certamente cambiato.  Diverso è il pubblico, diverso il linguaggio e le piattaforme di reperimento e consultazione delle informazioni. Oggi la maggior parte delle persone vengono a conoscenza di breaking news tramite i social network che consultano come fonte primaria di notizie quasi quanto i giornali.

 

Questo anche perché gran parte dei servizi offerti dai giornali tradizionali ai propri lettori si possano considerare oggi, in sostanza, come assolti da strumenti ‘esterni’ al corpo giornalistico ma comunque concorrenziali, e nella maggior parte dei casi gratuiti.Il lettore può per esempio  consultare recensioni cinematografiche su Netflix o su IMDB, leggere commenti su un romanzo direttamente da Amazon senza consultazione di testate specialistiche per non parlare di Facebook, Twitter e YouTube.

 

Nuove abitudini per vecchie necessità, che però non possono sostituire  il ruolo insindacabile del giornalismo come dispensatore di contenuti inediti e autorevoli. Questi nuovi servizi che ci mettono a disposizione le nuove tecnologie non possono infatti replicare la qualità che si può trovare in una testata giornalistica che ha alla base dei suoi contenuti e del suo lavoro la veridicità e l’attendibilità delle fonti che sono verificate scrupolosamente.

 

Mentre le news organization guardano principalmente ai numeri come pageview e simili per convertirli in denaro, si dovrebbero invece approntare metriche per misurare il vero valore di una notizia. Questo rappresenterebbe un novità interessante, si tratterebbe in pratica di applicare il modello quantitativo delle pagine viste e dei visitatori unici, alle reazioni provocate dalla pubblicazione degli articoli. I numeri verrebbero poi comparati in base temporale in modo che ogni redazione potrebbe avere un database integrato in grado di connettere ogni articolo ad indicatori sia qualitativi che quantitativi.

 

L'era digitale ha aperto la strada a una nuova modalità di fruire e condividere le notizie basata sulla conversazione tra giornalista e lettore dove lo scambio ha il carattere dell’immediatezza. In rete i contenuti abbondano, ma spesso il flusso “forzato” e incessante di notizie fa perdere la qualità.

 

In questo contesto liquido, la produzione e la ricerca di notizie si sono fuse in un flusso unico che nasce e sfocia nel web, dove chiunque può creare e condividere contenuti. La notizia da prodotto preconfezionato diventa un processo in evoluzione grazie ai contributi dei lettori. Oggi il giornalista deve non solo reperire notizie originali e attendibili ma deve saper selezionare e rielaborare adeguatamente informazioni già presenti in rete.

 

Per far questo deve affiancare alle classiche competenze del giornalismo tradizionale anche skill digitali che vanno dall’attività SEO (Search Engine Optimization), SEM (Search Engine Marketing)(SEM) e di Social Media marketing alla conoscenza delle dinamiche della SERP (Search Engine Results Page). Inoltre è fondamentale saper rielaborare immagini con programmi come Photoshop e all’occorrenza anche video con l’utilizzo di software come Première.

 

La figura che ne esce è un professionista multitasking con un insieme di conoscenze trasversali, indispensabili per poter sfruttare appieno le opportunità di un nuovo umanesimo digitale.

 

Vittorio Zenardi, giornalista, 16 maggio 2016


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