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Necessità di una politica in tema di sicurezza cibernetica

Giuseppe Gorga
03-10-2016

Nel nostro Paese il tema della cyber security è molto sottovalutato. Innanzitutto diciamo che il termine Cyber security, “Sicurezza cibernetica”, il governo lo ha inserito in due DPCM che evocano ricordi come Ufo Robot e Mazinga Z. Eppure parlamentari, senatori (spesso molto anziani), militari, giornalisti, si riempiono la bocca con questa sicurezza cibernetica. Siamo arrivati al paradosso che tutti si occupano di Cyber security che è diventato un mantra, un termine che piano piano ha preso piede dagli USA all’UE, e che in italiano si traduce con Sicurezza delle Informazioni. 

Ogni tanto si dovrebbero lasciare gli inglesissimi e ricorrere alla nostra lingua che spiega meglio. Si è parlato molto nei mesi scorsi di cyber-security, e senza entrare nel merito delle vicende di attualità, è utile soffermarsi su questo settore per comprenderne la rilevanza nel contesto economico e geopolitico attuale. Es. "New York è nel caos. Il black-out energetico ha mandato in tilt banche, trasporti e uffici pubblici e alcuni servizi essenziali in tutto il Paese. Anche oggi è mancata l'energia elettrica nelle scuole, negli ospedali, nelle aziende.

Stiamo assistendo a un attacco cibernetico senza precedenti." Se qualcuno avesse ascoltato questa notizia solo pochi anni fa, avrebbe pensato di trovarsi sul set di un film o di fronte alla riedizione de "La guerra dei mondi" di Orson Welles, la più grande beffa mediatica del nostro secolo, una farsa capace di gettare nel panico migliaia di americani dando la notizia - ovviamente falsa - di un attacco marziano. Oggi la situazione è radicalmente cambiata: il tema della cyber-security è diventato un protagonista chiave sulla scena politico-economica.

La rapida evoluzione delle tecnologie ha avuto un profondo impatto sulla nostra società e sulle nostre vite. La presenza di reti wireless a cui si può accedere praticamente ovunque ha incoraggiato la diffusione capillare di dispositivi in grado di connettersi alla rete: dai tablet ai cellulari fino ai più recenti wearable devices, oggetti tradizionali come l'orologio o gli occhiali che possono connettersi al web. Ma collegarsi alla rete, oltre a permettere l'accesso a una mole enorme di informazioni rende anche i nostri dispositivi potenzialmente vulnerabili, con tutto quello che contengono, dai dati personali, ai profili sui social network, fino agli accessi ai servizi di online banking.

La sicurezza del cyberspace è oggi una delle esigenze principali di chi opera a garanzia degli interessi nazionali di un Paese. Per garantirla, però, non basta la nomina dell’amico del presidente a capo dei servizi di sicurezza digitali, è necessaria una vera e propria politica di cyber security che non si confronti solo con la componente tecnologica, ma che sappia cogliere gli aspetti sociali, legali ed economici.

Le minacce al cyberspace hanno oggi forme diverse, diversi scopi e coinvolgono diversi attori. Professionisti del cyber intelligence, attivisti – o hacktivist data la dimensione in cui operano -, vere e proprie bande criminali possono acquisire informazioni da utilizzare in altri contesti, attaccare infrastrutture di vitale importanza per il Paese o la privacy dei singoli cittadini. Capire la complessità di questa nuova dimensione della sicurezza e comprenderne l’impatto reale sugli interessi nazionali, anche attraverso l’esperienza di altri paesi, è il primo passo per realizzare una politica efficace di cyber security. Questo dovrebbe fare il nostro governo.

 

Dott. Giuseppe Gorga

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