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La sfida dell'ICT per la PA

Giovanni Procaccino Responsabile BU Systems Integr
17-07-2017

Il tema della “sfida” tra tecnologia e PA rende piuttosto bene quanto sia complesso provare a capire quali sono le “leve” che possono essere utilizzate dalla Pubblica Amministrazione come fattori di cambiamento tecnologico e innovazione. Una prima sfida e cambio di strategia è stata avviata con i progetti nazionali di digitalizzazione, come Fatturazione Elettronica, Sistema Pubblico per la Gestione dell’Identità Digitale (SPID) e Anagrafe Unica Nazionale, i cui risultati dovrebbero essere raggiunti nel breve (medio) termine.

Ma dal punto di vista “pratico e operativo” quali sono gli impatti per le PA Centrali e Locali? Come possono affrontare la sfida del “livello di servizio” che i cittadini e le imprese chiederanno quando i grandi sistemi nazionali saranno operativi? Basta avere l’Anagrafe Unica per avviare un “cambiamento” nei processi e nelle tecnologie delle Pubbliche Amministrazioni Locali e Centrali?
Oggi i nuovi servizi digitali (e-commerce, maps, musica, e-ticketing, e-travel, virtual tour, job search, social&meet, homeworking) sono già ampiamente usati e diffusi in tutti gli strati sociali e sono tutti servizi “nativamente” digitali; nascono proprio in quanto è la tecnologia stessa che permette l’idea di servizio innovativo, ed è la tecnologia che dà una risposta ad un bisogno dell’utente (a volte addirittura inespresso fino alla messa online del servizio stesso…).
Questa è la sfida che la Pubblica Amministrazione si trova a dover affrontare. Sfida da vincere proprio per non diventare un limite ed un vincolo alla crescita dell’economia digitale. Non è una sfida facile ed i ritardi sono evidenti, ma proprio per questo si può e si deve affrontare con determinazione. Come fare e con quali strumenti?

Suggerisco di considerare 5 fattori chiave che possono essere un indirizzo concreto per il cambiamento:
1. Tecnologie a “basso impatto”
2. Investimenti, innovazione e competenze
3. Servizi in comune
4. Puntare sulla velocità di implementazione
5. Abbattere le rendite di posizione
Affrontiamo i temi uno alla volta.
 
1.Tecnologie a “basso impatto”
Con tecnologie a “basso impatto” si definiscono strutture e strumenti tecnologici con bassi costi di installazione e minimi costi di supporto IT, strumenti flessibili e continuamente aggiornati, tali da poter fronteggiare i continui mutamenti che caratterizzano la tecnologia digitale.
La sfida da affrontare è passare dal “concetto di Sistema Informativo” all’idea di tecnologia che abilita l’offerta di servizi, semplifica i processi interni e mette a disposizione dei cittadini in modo trasparente tutte le informazioni della PA. Si pensi ad esempio come oggi sia possibile avere informazioni step by step di dove sia un oggetto ordinato on line e quanto con la stessa tecnologia, si possa rendere visibile ad un cittadino o ad un’impresa lo “stato” di iter amministrativo e chi lo ha in carico.

Oggi le tecnologie a “basso impatto” del mondo digitale consentono di attivare strategie mirate e personalizzate con costi limitati e servizi SaaS (Software as a Service) che minimizzano gli interventi IT. Adottare tali tecnologie consente alla PA di fare un enorme “balzo in avanti” sulle aree critiche del servizio, della UX (User Experience) e della comunicazione di contenuti essenziali ed importanti. Si pensi non solo ai servizi, ma anche alla disponibilità di dati e alla conseguente integrazione di processo fruibili attraverso le tecnologie di gestione integrata della API (Application Programming Interface) e dei flussi dati anche in mobilità.
Tutto ciò non solo esiste, ma è anche ampiamente utilizzato quotidianamente da gran parte delle imprese private e dei cittadini. Quindi la sfida per la PA è di guardare e confrontarsi in modo aperto ed intelligente con chi queste tecnologie le usa già oggi. Questo è il vero senso della PPP ovvero la collaborazione tra Pubblico e Privato, avere una visione di piena integrazione delle diverse necessità ma mutuando le soluzioni già esistenti, evitando l’errore di ri-progettare ex-novo in modo autoreferenziale.
 
2. Investimenti, innovazione e competenze
Se ne parla da sempre, ma vorrei rilevare che le competenze e le conoscenze tecnologiche della PA sono presidiate molto spesso dalle sole strutture che si occupano di Sistemi Informativi. Manca una cultura dirigenziale diffusa che sia in grado di sfruttare la tecnologia come leva abilitante per un cambiamento di processo finalizzato a migliorare il livello di servizio. In sintesi, utilizzare la leva ICT per cambiare e affrontare la sfida e la trasformazione digitale deve essere un obiettivo dei vertici, che devono definire obiettivi, strategie ed investimenti. Non possono e non devono essere solo “gli addetti ai lavori” a proporre di utilizzare le nuove tecnologie disponibili. Il punto da comprendere è la necessità di “cultura dirigenziale” aperta al cambiamento e disponibile ad affrontare la complessa sfida dell’innovazione tecnologica. Anche nelle PA dove si sta già oggi spingendo la leva dell’innovazione, questa si scontra con il complesso corpus normativo e legale che vincola e regola lo “status quo”, e qui non può che essere il legislatore a risolvere e semplificare.
 
3. Servizi in comune
E adesso parliamo di Cloud, non dal punto di vista delle imprese ICT (i fornitori) ma di quello che effettivamente può significare per le migliaia di piccole e medie amministrazioni che sono in fin dei conti quelle veramente vicine ai cittadini e alle aziende sul territorio.
Cloud per la PA locale significa avere la possibilità di sfruttare prodotti e soluzioni software di elevata qualità, con funzionalità innovative e User Experience (UX) del mercato privato, senza investimenti in HW (quindi senza costi di manutenzione e obsolescenza tecnologica). Per la PA locale significa fare il passo verso il digitale non solo “entrando nella nuvola” ma anche e soprattutto nel concetto di mettere il cittadino in grado di chiedere, comunicare, gestire le proprie necessità in modo naturale e con pochi o nessun vincolo tecnologico di accessibilità. Qui veramente c’è un cambio di paradigma perchè oggi questo è possibile, ma bisogna rinunciare e per sempre al concetto di “faccio tutto in casa mia perché lo faccio meglio”.
Oggi non è più cosi: le grandi aziende ma soprattutto le piccole lo hanno capito e stanno indirizzando gli investimenti in prodotti e servizi offerti “dalla nuvola” in quanto offrono soluzioni di qualità a costi non più comparabili con gli sviluppi tradizionali.

Anche in quest’ambito le soluzioni software e le tecnologie sono la leva che può abilitare un cambiamento rilevante in tempi molto veloci. Vorrei evidenziare come il passaggio a questo tipo di approccio consentirebbe di reindirizzare la spesa ICT da “manutenzione e gestione HW e SW” a “investimenti in tecnologie”, con un evidente ritorno economico indotto soprattutto per le PMI che si troverebbero a poter offrire servizi non solo alle realtà locali ma su tutto il territorio nazionale.
 
4. Puntare sulla velocità di implementazione
Vorrei evidenziare due temi che sono “vitali” per affrontare la sfida ICT:
1. La velocità dei cambiamenti e l’innovazione delle soluzioni tecnologiche
2. L’incertezza e la pluralità degli scenari (cioè, la quantità di scelte possibili)

È’ chiaro che muoversi e fare delle scelte in una situazione dove si ha una perfetta conoscenza di tutti i fattori consente di trovare spesso una soluzione efficace e che sia realizzabile in tempi ragionevoli. Non è questo il caso. Attualmente la velocità di cambiamento nelle tecnologie (HW e SW) e soprattutto la spinta fortissima verso sempre nuovi modelli di rete (IoT, Banda Ultralarga, Mercato Unico Digitale Europeo, Advanced User Experience …) rendono difficile indentificare una soluzione che “vada bene oggi ma anche domani”. E questo è un fattore critico per la Pubblica Amministrazione in quanto significa fare investimenti incerti con i fondi pubblici “scarsi”.

Però se consideriamo proprio come sta evolvendo la tecnologia, ci accorgiamo che la stessa tecnologia aiuta. Il Cloud semplifica in gran parte il problema degli investimenti in HW, ma anche il software può essere gestito in maniera più semplice e diversa rispetto al passato. L’incertezza su quale sia la soluzione migliore è superabile se si considera che una “buona soluzione” deve essere una soluzione che si realizza in tempi ragionevoli e consente un adeguamento continuo al contesto. E la disponibilità immediata consente di provare, sperimentare, progettare soluzioni in tempi veloci, se si abbandona il concetto di “ciclo di vita del SW” tradizionale e si abbraccia la filosofia digitale ovvero puntare sulla convergenza di strumenti tecnologici, di elaborazione e trasmissione di dati digitali, di competenze delle persone, di disponibilità tempestiva di elevati volumi di dati, di strumenti di scouting, di ricerca, di selezione ed interpretazione intelligenti, che possono aiutare a gestire la complessità crescente e soprattutto mettere il “cittadino” al centro del sistema.
 
5. Abbattere le rendite di posizione
Come tutti i grandi cambiamenti e le rivoluzioni il fattore “rendita di posizione” è uno degli elementi più difficili da affrontare. Nella PA parole come rete, competenze diffuse, nuove tecnologie, fare in modo più efficiente e rapido cose che prima richiedevano maggiore tempo, utilizzare in modo diverso le risorse economiche, significa anche rinnovare profondamente le strutture che governano e utilizzano le tecnologie. Anche qui se si vuole veramente avviare la “rivoluzione digitale nella PA” dobbiamo prima rendere innovativo e attuale il modello di gestione della rete e delle risorse tecnologiche, passando da un modello competenze dell’ICT a un modello di competenza e conoscenza tecnologica “diffuso” abilitato dalle stesse tecnologie disponibili. Quindi abbattere le “rendite di posizione” anche delle società in house e delle partecipate pubbliche che sviluppano IT per la stessa PA.
 
GIOVANNI PROCACCINO
Key Account Manager PAC presso DGS Group
Giovanni Procaccino ha lavorato sin dall’inizio della sua carriera nel mondo della consulenza, delle tecnologie e dell’innovazione. Negli ultimi anni ha guidato importanti progetti nella Pubblica Amministrazione. E’ un appassionato di tecnologie innovative applicate ai processi di business. Lavora in DGS dal 2014, dove segue la Pubblica Amministrazione Centrale. Collabora con vari gruppi di studio che lavorano sulle tecnologie per la PA e sul digitale come “leva di cambiamento
 

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