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La metà degli studenti italiani è dipendente dal web: ecco perché persino Google vuole porvi un freno

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12-05-2018

I risultati di una ricerca condotta in collaborazione da Skuola.net, Università di Roma La Sapienza e Università Cattolica di Milano, per conto della Polizia di Stato, hanno tratteggiato uno scenario allarmante circa il rapporto degli italiani con internet e gli strumenti che ne consentono l’accesso, specialmente tra i più giovani.

Spesso si fa un gran parlare di Millennials e Nativi Digitali, per riferirsi alle più giovani generazioni per le quali i computer, gli smartphone e il web fanno parte integrante della forma mentis, aprendo loro le porte a prospettive precluse a coloro per i quali il rapporto con la tecnologia assume piuttosto i contorni di una faticosa lotta. Altrettanto spesso però non si considerano i risvolti di questo scenario, rappresentati da possibili abusi nell’utilizzo dei dispositivi sempre connessi ad internet.

Su 6.671 persone intervistate, fra gli 11 e i 25 anni di età, è emerso che il 45% di ragazzi e studenti passa online in media tra le 5 e le 6 ore al giorno, con picchi ancora maggiori fra i più giovani di 19 anni. Non è tanto l’utilizzo continuativo a destare maggiore scalpore però, quanto piuttosto il controllo compulsivo del proprio smartphone, fino a 20 volte l’ora, ovvero una sbirciata ogni circa 3 minuti per controllare l’arrivo di eventuali notifiche. E nel caso di assenza di connessione – non per mancanza di copertura, ma per il sempre più rapido esaurimento dei GB previsti dal proprio piano tariffario – vengono assaliti da una vera e propria sensazione di disagio e ansia, che perdura fino al ritorno della connessione.

Dicevamo appunto che essere nativi digitali, saper destreggiarsi fra gli strumenti più avanzati ed utilizzare proficuamente le enormi potenzialità garantite dal web sarebbero tutti fattori di oggettivo vantaggio delle nuove generazioni rispetto a quelle precedenti, tuttavia i giovani – secondo lo studio – utilizzano il web soltanto marginalmente (11%) come strumento di conoscenza, ma per la maggior parte del tempo si dedicano ai social network (42%).

La pratica del selfie, uno dei simboli – o, per alcuni, aberrazioni – del ruolo pervasivo dei social nella vita quotidiana, è ampiamente adottata dai giovani, il 60% dei quali dichiara di postarne almeno uno a settimana, il 14% ammette di postarne in media uno al giorno, mentre il 13% addirittura più volte nell’arco della stessa giornata. Il fine ultimo è quello di conquistarsi più like possibile, tanto che non sono pochi coloro che tendono a cancellare i post che non riscuotono il successo sperato, o a mettere a repentaglio la propria incolumità per qualche scatto sensazionale.

Dati che dimostrano come un’educazione all’utilizzo responsabile e proficuo del web non esista in alcuna forma, ma che meriterebbe senz’altro uno spazio fisso e regolamentato nel processo di crescita dei ragazzi e delle modalità con cui si affacciano al mondo adulto. D’altronde, se persino Google, durante il keynote dell’ultimo Google I/O, si è a lungo soffermata sulle contromisure che intende fornire agli utenti per persuaderli a prendersi delle sane pause dal web e dal proprio smartphone – nonostante sul web e sugli smartphone fondi il suo impero multi miliardario – un motivo c’è, eccome. 

Edoardo Carlo Ceretti

Fonte: https://bit.ly/2IBQtNO

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