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Internet per pochi. L'Italia non è un Paese di cittadini digitali

DIGITALE
18-06-2017

Manca un sistema di tutoraggio per chi è anziano o meno istruito, l’incompetenza è ancora diffusa.

I cittadini italiani accedono ad internet meno degli anziani americani. I primi nel 63 per cento dei casi, i secondi nel 67 per cento. Voi direte,impossibile, di solito sono proprio gli anziani ad andare meno su internet. E invece la distanza tra noi e gli Stati Uniti è abissale, e riassume i diversi modi di vivere nei due Paesi e le diverse opportunità che si aprono per gli anziani americani e quelli del nostro Paese.

Ricordiamo cosa dice l’art.27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: «Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici».

La rivoluzione tecnologica in atto sta trasformando radicalmente tutto il funzionamento della società, nella produzione, diffusione e fruizione dell’informazione e non solo, nel lavoro, nel quotidiano. Sta creando grandi opportunità in tutto il mondo, ma anche grandi disuguaglianze tra Paesi ed al loro interno. Se molti aspetti della vita sociale ed economica si sviluppano in Rete, chi ne resta fuori ne resta escluso e si vede negata l’effettiva realizzazione di alcuni di quei diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione Universale . E spesso ciò accade senza che gli esclusi stessi se ne accorgano e ne siano coscienti. Il rischio è il rafforzarsi del potere di chi ha più risorse culturali ed economiche e la progressiva marginalizzazione di un gran numero di cittadini.

LE DIFFERENZE
Dietro il così diverso utilizzo di Internet si nascondono differenze nei livelli di istruzione e culturali dei Paesi. Negli Stati Uniti la maggioranza degli anziani ha il diploma superiore, e questo spiega molto perchè la fruizione di internet tra loro sia così alta. In Italia la maggioranza degli anziani ha al massimo la licenza elementare. Il più basso livello di istruzione italiano non spiega soltanto il più basso uso di Internet, ma anche perché la crescita del suo utilizzo sia così lenta. Più alto è il livello di istruzione di un Paese, più veloce sarà la sua innovazione e apertura alla fruizione delle nuove tecnologie. Se vogliamo cogliere le opportunità della rivoluzione digitale, dobbiamo investire in istruzione e cultura, sviluppare le competenze che servono. Se tutti cresceranno di livello culturale più facilmente diventeranno cittadini digitali. Ma nel frattempo dobbiamo essere coscienti che le modalità di inclusione al digitale in Italia dovranno necessariamente essere diverse da quelle attuate negli Stati Uniti.

L’INCLUSIONE
Dovranno essere incluse molte persone di livello culturale basso che difficilmente eleveranno il loro titolo di studio, soprattutto se anziani. Internet diventerà realmente uno strumento di democrazia se tutti i cittadini diverranno cittadini digitali. E per diventarlo non basta l’alfabetizzazione autodidatta, soprattutto per le persone di età più avanzata. In Italia si usa troppo poco internet e con scarse competenze. Manca una strategia complessiva di inclusione.

La Rai ha avviato iniziative per combattere il «digital divide», ma sono una goccia nel mare. Avremmo bisogno di fare una nostra vera rivoluzione inclusiva. L’obiettivo è serio e ambizioso, serve un’azione continua e sistematica e un sistema di tutoraggio, che concretamente aiuti a superare il blocco nell’utilizzo delle nuove tecnologie, soprattutto delle persone meno istruite e più avanti in età. Serve creare occupazione giovanile per alfabetizzare il Paese.

IL BALZO
Allora sì che faremmo un balzo. Mi chiedo: dove sono finiti i progetti di «smart city» inclusivi? Che cosa facciamo per elevare il livello di utilizzo di internet tra i cittadini e le competenze digitali nelle imprese? Dove è finita l’Agenda digitale? L’accesso facile in rete è un requisito fondamentale per la modernità di un Paese. Se non investiamo almeno su questo, arrancheremo anche nell’innovazione. Non possiamo permetterci ulteriori ritardi.

Garantire l’accesso vero alle nuove tecnologie, coinvolgendo milioni di persone, è essenziale per la crescita. E’ essenziale per evitare che sia grande l’esercito dei nuovi esclusi di domani. E’ essenziale per non ritrovarci marginalizzati noi tutti, come Paese, dal mondo avanzato.  

LINDA LAURA SABBADINI

FONTE: 

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