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Impresa 4.0: diamo i numeri sulla trasformazione digitale

15-07-2018
Industria 4.0

Cosa significa veramente Impresa 4.0? “L’innovazione 4.0”, chiarisce la circolare n.4/E/2017 in merito alle misure super ammortamento e iper ammortamento previsti nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0., “non sta nell’introdurre un macchinario all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, ma nel sapere combinare diverse tecnologie e in tal modo integrare il sistema di fabbrica e le filiere produttive in modo da renderle un sistema integrato, connesso, in cui macchine, persone e sistemi informativi collaborano fra loro per realizzare prodotti più intelligenti, servizi più intelligenti e ambienti di lavoro più intelligenti.” Impresa 4.0 è, dunque, un cambio di paradigma, un modo per portare innovazione all’interno delle aziende italiane, che devono colmare i gap rispetto alle tecnologie disponibili sul mercato. Un cambiamento profondo, che non potrà sussistere senza un processo di acquisizione di competenze adeguate ai nuovi processi produttivi, senza leadership diffusa, senza creatività, senza agilità. Tutti elementi indispensabili quanto le tecnologie per avviare un processo di trasformazione digitale.

MA LE IMPRESE HANNO COMPRESO IL SENSO PROFONDO DELLA TRASFORMAZIONE DIGITALE?
I dati ci dicono che la strada della consapevolezza è piuttosto lunga e tortuosa. L’indagine MiSE-MET “La diffusione delle imprese 4.0 e le politiche: evidenze 2017” appena pubblicata, effettuata su un campione di circa 23.700 imprese, chiarisce che la grande maggioranza della popolazione industriale (86,9%) non utilizza tecnologie 4.0 e non ha in programma interventi futuri, mentre solamente l’8,4% delle imprese manifatturiere italiane utilizza almeno una tecnologia 4.0. A questa quota si aggiunge un ulteriore 4,7% di imprese che, anche se non coinvolte attualmente, hanno in programma investimenti specifici nel prossimo triennio.

Il 10,0% delle imprese (incluse quelle attualmente non coinvolte) prevede almeno un intervento nel prossimo triennio e il 3,7% prevede di implementare 4 o più tecnologie 4.0, oltre la metà (5,5%) almeno tre. Se si considerano le imprese con più di 50 addetti, si stima che un’impresa su cinque interverrà su almeno tre tecnologie.

Le grandi imprese italiane che, invece, hanno avviato progetti di Intelligenza Artificiale sono poco più del 50%, a fronte di un 70% di Francia e Germania. La ricerca “Artificial Intelligence: prospettive dalla ricerca al mercato” dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, che ha coinvolto 721 imprese e 469 casi di utilizzo di Artificial Intelligence, riferibili a 337 imprese internazionali e italiane, ci racconta che, seppur in uno scenario molto più ampio di applicazioni (Intelligent Data Processing, Virtual Assistant o Chatbot, Recommendation, Image Processing, Autonomous Vehicle, Intelligent Object, Language Processing, Autonomous Robot), i principali ambiti di applicazione dell’AI riguardano l’Intelligent Data Processing (35%), soluzioni che utilizzano algoritmi di AI per estrarre informazioni e avviare azioni basate sulle informazioni estratte, e i Virtual Assistant o Chatbot (25%), agenti software in grado di interagire con un interlocutore umano per eseguire un’azione o offrire un servizio.

Va un po’ meglio con l’export digitale, che, secondo i dati dell’Osservatorio Export del Politecnico di Milano, sale nel 2017 a 9,2 mld di euro (+23%). L’export online diretto di beni di consumo raggiunge, invece, i 2,3 miliardi di euro (il 25% dell’export digitale), superato da quello indiretto (ovvero le vendite di prodotti italiani effettuate dai grandi retailer online stranieri come Amazon, Zalando, o dai grandi marketplace come Amazon), che vale circa 6,9 miliardi di euro e copre ben il 75% delle esportazioni digitali complessive. Le vendite attraverso i canali digitali, dunque, stanno crescendo, anche se il loro peso sul totale delle esportazioni resta ancora limitato (il 6,4% delle esportazioni totali).

CHE IMPATTO HA AVUTO IL PIANO IMPRESA 4.0?
La sesta edizione del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi dell’Istat 2018 ci racconta che il 62,1% delle imprese manifatturiere ritiene che il super ammortamento ha svolto, nel 2017, un ruolo “molto” o “abbastanza” significativo nella decisione di investire, mentre l’iper ammortamento è stato significativo per il 47,6%. Il credito d’imposta per spese in ricerca e sviluppo è stato, invece, rilevante per il 40,8% delle imprese.

A livello dei singoli comparti, il super ammortamento è rilevante per un’impresa su due in tutti i settori, ad esclusione di abbigliamento e altri mezzi di trasporto. L’iper ammortamento ha fornito un impulso relativamente maggiore nei settori degli apparecchi elettrici (il 58,9 % delle unità), gomma e plastica (57,7%), metallurgia (55,8%), elettronica e macchinari (53,6 % in entrambi i casi); il credito di imposta per Ricerca&Sviluppo è stato considerato rilevante soprattutto nei settori degli autoveicoli (69,8%) e degli altri mezzi di trasporto (60%). Con riferimento agli investimenti per il 2018, quasi il 46% dichiara di prevedere investimenti in software, quasi un terzo in tecnologie di comunicazione machine-to-machine o internet of things, il 27% in connessione ad alta velocità (cloud, mobile, big data ecc.) ed in sicurezza informatica.

Le misure di agevolazione dovrebbero produrre, secondo lstat, o una crescita complessiva degli investimenti totali di 0,1 punti percentuali sia nel 2018 sia nel 2019, grazie a maggiori investimenti in macchinari (+0,1% nel 2018 e +0,2% nel 2019) e di quelli in proprietà intellettuale (+0,8% nel 2018 e +0,6% nel 2019).

MA PER QUANTO ANCORA LE IMPRESE POTRANNO IGNORARE LE OPPORTUNITÀ DELLA TRASFORMAZIONE DIGITALE?
Non per molto. Le difficoltà permangono certo. E’ necessario modificare profondamente l’organizzazione sia a livello manageriale che finanziario, il Piano Impresa 4.0 deve essere rilanciato, le imprese devono cogliere il senso profondo della trasformazione digitale, bisogna costruire un sistema di competenze adeguato, non solo nelle imprese e nelle amministrazioni pubbliche ma anche fra i giovani.

Eppure ci confortano i dati dell’indagine di ExpoTraining, la Fiera che si terrà il 24 e 25 ottobre a Milano: il 57,89% degli 1115 imprenditori, giornalisti ed esperti intervistati ritiene che innovare sia l’unica via per competere nel mercato del lavoro nazionale ed internazionale ed il 40,35% pensa che innovare rappresenti una leva per aumentare produttività e fatturato. Solo il 6,14% si mantiene scettico, il 5,26% è addirittura oppositivo, perché ritiene che l’innovazione rappresenti solo un costo per le imprese.

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Il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi dell’Istat 2018, giunto alla sesta edizione, ci racconta come valutano le imprese il Piano Nazionale Impresa 4.0 e che impatto hanno avuto le misure previste sulle realtà imprenditoriali.

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I dati dell’indagine condotta da ExpoTraining, la fiera che si tiene il 24 e 25 ottobre a Milano, realizzata un panel di imprenditori, giornalisti ed esperti racconta una grande fiducia nell’innovazione.

di Stefania Farsagli

Fonte: https://bit.ly/2NhiPvH

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