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I peggiori comportamenti online, gli esempi sui social media

07-03-2018
SOCIAL

Quali sono i peggiori comportamenti online delle persone? Per definizione, un software o un hardware dotato di intelligenza artificiale riesce a simulare in maniera credibile il comportamento di un essere umano. E quando si tratta di persone reali? Quanto siamo umani noi come utenti, nelle nostre interazioni digitali quotidiane?

Mentre da una parte c’è una corsa crescente all’intelligenza artificiale – è una delle nuove buzzword più diffuse, tanto da dare l’impressione che le aziende non facciano altro che lavorare in questa direzione… – dall’altra sembra esserci un generale peggioramento di certi comportamenti online. Qui abbiamo individuato i peggiori comportamenti online e sui social delle persone (quelle reali)

Peggiori comportamenti online: in ordine crescente
1) Ridicolizzare contenuti di altri senza preoccuparsi delle conseguenze: quante volte vi siete imbattuti in video diventati “virali” – un caso su tutti: quello della filiale Banca Intesa di Castiglione delle Stiviere nato per un contest interno all’azienda – e ne avete agevolato la diffusione senza pensare che magari i protagonisti erano rintracciabili e dunque sarebbero stati tormentati e dileggiati direttamente e personalmente da altri utenti? Sì, di solito la questione viene liquidata con un “era per ridere”: ma fa davvero ridere ricevere “n” messaggi privati di insulti per qualcosa che neanche avrebbe dovuto essere pubblico? Tra i peggiori comportamenti online, di sicuro.

2) Creare o partecipare a gruppi di dileggio verso certe categorie di persone: qui è necessario un distinguo. Un conto è creare dei gruppi comico-satirici – un esempio tra i tanti, la pagina Facebook de Il Signor Distruggere – che spesso si spingono comunque al limite delle buone norme di rispetto, un altro è creare dei veri e propri gruppi che incitano all’odio (razziale, religioso, politico) in toni aggressivi. I social media mettono a disposizione degli utenti vari strumenti per tutelare la persona singola e la community in senso ampio, ad esempio segnalando pagine o contenuti che violano le norme stabilite. In generale però la loro proliferazione non cessa e funziona spesso da collettore di aggressività. Entrare e sostenere questi gruppi è do certo tra i peggiori comportamenti online. E quando tanta violenza si organizza sui social media per poi concretizzarsi in azioni reali? La risposta la conoscete.

3) Utilizzare toni e termini volutamente aggressivi: è uno dei casi più frequenti, che trova sfogo soprattutto negli insulti a politici o sostenitori di posizioni diverse da quelle dell’utente che li attacca. Basti vedere i toni usati dagli anti vaccinisti nei commenti ai post di Roberto Burioni o i toni usati con riferimento a Laura Boldrini (che infatti qualche tempo fa ha pubblicamente lamentato queste pratiche). Come se il confronto pacato e civile a cui siamo stati – o quantomeno dovremmo essere stati – educati nelle interazioni personali non valesse sui social. La violenza verbale è sempre tra i peggiori comportamenti online

4) Attaccare in maniera diretta utenti conosciuti o estranei: di solito è il passo successivo al precedente, soprattutto quando si tratta di personalità note, politici, personaggi famosi che si ritrovano i messaggi privati invasi da insulti.
E non solo, vale anche per le loro pagine ufficiali.
Per non citare tutti i casi di mention di account e pagine.
La differenza con quanto descritto al punto precedente è che di solito si assiste a una serializzazione di questi comportamenti: una sorta di “stalking digitale” che diventa un vero e proprio tormento per le vittime di questi obiettivi.

È banale ridurre i “leoni da tastiera” a un prodotto dei social media: non sono una novità in ambito digitale. Sono vecchi almeno quanto Internet, perché è obiettivamente facile insultare e giudicare sforzandosi semplicemente di usare uno smartphone o la tastiera di un computer.
D’altra parte è anche il motivo per cui questi comportamenti si sono diffusi così velocemente ed è chiaro che dietro c’è tanto impulso e poco pensiero.

I peggiori comportamenti online: le ragioni
Ma come in moltissimi altri casi non è da biasimare il mezzo bensì il modo in cui lo si usa.
Per tutti questi gravi comportamenti il minimo sindacale di intelligenza da applicare per arginarli consisterebbe infatti nel chiedersi: “farei lo stesso fuori da un canale digitale?” In parte è una domanda retorica: ovviamente no. (Quasi) nessuno assumerebbe certi comportamenti. Ma in parte è un quesito complesso. Questi media ci hanno abituato e abilitato a nuove modalità di interazione che modificano in parte i nostri abituali comportamenti. Non significa però che ci sollevino dal pensare prima di agire.
Ad ogni modo la domanda resta lecita.
E allora viene da chiedersi: se dovessimo programmare una intelligenza davvero artificiale, vorremmo che si comportasse in modo così poco umano?

Di Emanuela Zaccone: Digital Entrepreneur, co-founder e Marketing & Product Manager di TOK.tv. Ha oltre 10 anni di esperienza come consulente e docente in ambito social media analysis e strategy per grandi aziende, startup e università. È autrice di “Digital Entrepreneur: principi, pratiche e competenze per la propria startup” (Franco Angeli, 2016) e di “Social Media Monitoring: dalle conversazioni alla strategia” (Flaccovio, 2015).

Fonte: http://bit.ly/2FkYUbx


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