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Economia digitale, l'Italia "dimentica" la crisi: mercato in progressione fino al 2020

11-07-2018
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Il rapporto elaborato da Anitec-Assinform in collaborazione con Netconsulting cube stima aumenti più sostenuti di quelli registrati nel 2017 (+2,3% oltre quota 68 miliardi). Spinta dall’industria 4.0, crescita esponenziale per AI e blockchain. Il presidente Marco Gay: “Niente illusioni, serve una scossa”.

"Investire nel digitale è la risposta più efficace per consolidare la ripresa. È un modo concreto per affrontare in modo strutturale la sfida della competitività, innalzando la produttività del nostro sistema Paese attraverso l’innovazione. I segnali sono buoni, ma bisogna dare continuità, guardando al futuro e ai ritardi da recuperare con una programmazione tempestiva, incoraggiando le spinte più innovative verso la piena adozione delle soluzioni digitali abilitanti". A commentare così l’andamento del mercato digitale italiano è Marco Gaypresidente di Anitec-Assinform. L’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende nel settore dell’Information and Communication Technology (Ict) ha appena pubblicato il termometro dell’economia digitale tricolore in collaborazione con NetConsulting cube, rilevando una crescita trainata dall’industria 4.0 e dai cosiddetti abilitatori digitali (digital enabler, ndr) cioè cloudbig dataInternet of Things e altri.

Nel 2017 il nostro mercato digitale ha toccato quota 68,72 miliardi di euro, registrando un aumento del 2,3%. Si conferma così la tenuta di una ripresa che rende sempre più lontani gli anni bui della crisi e che sarà confermata anche nei prossimi anni. Le stime di Anitec-Assinform e Netconsulting cube prevedono infatti una corsa ancor più sostenuta per il prossimo futuro: +2,6% per l’anno in corso, +2,8% per il 2019 e +3,1% per il 2020. La forza dei segnali che arrivano dal mercato non è solamente negli indici macro, anzi. Non sono infatti solo la pubblicità e i contenuti digitali ad essere in crescita, ma anche componenti più “strutturali” come i servizi Ict, i software e le soluzioni. Ci sono poi i dispositivi, i sistemi e le infrastrutture immateriali che mostrano una tenuta nonostante il calo costante dei prezzi unitari. Un aspetto di assoluto rilievo riguarda l’andamento interno alle varie componenti, dove si segnala una corsa dei digital enabler: dal +23% del cloud al +17,4% dell’IoT, dal +11,9% del mobile al +10,8% della sicurezza.

Economia digitale, l’Italia “dimentica” la crisi: mercato in progressione fino al 2020


Alla crescita registrata nel corso del 2017 hanno concorso tutti i macro-comparti, fatta eccezione per la componente principale delle infrastrutture immateriali che ha comunque tenuto botta (22,35 miliardi in calo dello 0,1%). Dispositivi e sistemi hanno toccato i 18,33 miliardi con un aumento leggero (+0,2%) e i servizi Ict hanno raggiunto gli 11,06 miliardi (+4%). Buone le performance di pubblicità e contenuti digitali, con un aumento del 7,7% che ha garantito una fetta da 10,36 miliardi, e del duo composto da software e soluzioni Ict andato oltre i 6,62 miliardi (+5,9%). Complessivamente, sottolinea Anitec-Assinform, questi numeri non fanno che confermare un trend naturale: rallentano le componenti più tradizionali, corrono quelle legate alla trasformazione digitale dei modelli produttivi e di servizio.

"I numeri confermano la ripresa degli investimenti digitali in Italia. È positivo, non solo per il nostro settore - commenta Gay - La crescita delle componenti più innovative va sostenuta per la consistenza raggiunta e per il loro effetto moltiplicatore". Trasversale alle componenti analizzate è la corsa di quelli che vengono comunemente definiti abilitatori digitali, distribuiti sotto varie forme nei comparti citati. Estraendoli come entità a sé stanti, si scoprono andamenti oltre la doppia cifra e in alcuni casi nemmeno di poco. Al vertice si colloca la categoria del business mobile con 3,52 miliardi e un aumento del 11,9%. A seguire troviamo l’Internet of Things (2,48 miliardi, + 17,4%) e il cloud (1,86 miliardi, +23,3%). In aumento del 20,1% a quota 773 milioni il segmento big data, bene anche le piattaforme di gestione web e i wearableche insieme valgono circa 860 milioni. Peso limitato, ma crescita esponenziale per i due driver annunciati del mercato digitale: l’intelligenza artificiale (79 milioni in crescita del 58,7%) e la blockchain (16 milioni, +88,2%). A tutto questo si aggiunge la spinta decisiva del fenomeno industria 4.0 che ha espresso un mercato complessivo (esteso a tutte le componenti) in crescita del 19,3% a 2,18 miliardi e in progressione fino al 2020.

Resta tuttavia molto da fare sui fronti della piccola impresa, della strategia digitale nazionale e dell’ammodernamento della Pubblica amministrazione. Spid e Anagrafe nazionale della popolazione residente, rileva Anitec-Assinform, sono progetti in “netto ritardo”. C’è poi il Piano Triennale per l’informatica nella PA che “non dà ancora gli impulsi che si sono visti su altri fronti” come quelli relativi alla sanità, all’istruzione e soprattutto all’industria con il piano Impresa 4.0. In ogni caso le previsioni per i prossimi tre anni sono di crescita e accelerazione, con una stima di 70,5 miliardi per il 2018 che diventeranno 74,79 miliardi nel 2020. Si assisterà a un lieve e fisiologico decremento delle Infrastrutture Immateriali, più che compensato dal costante incremento delle altre componenti.

"Le previsioni non devono illuderci – avverte però Gay - Scontano la continuità delle politiche già avviate per l’innovazione, e su questo fronte serve una marcia in più se si vuole recuperare quell’efficienza che è condizione di successo per qualsiasi iniziativa a favore della crescita, dell’occupazione di qualità e della sostenibilità del welfare".

Gli auspici di Anitec-Assinform sono naturalmente focalizzati su quelle che saranno le azioni del Governo in carica dal 1° giugno. E la speranza testimoniata dal presidente dell’associazione è che “la moderata enfasi sul digitale sia la conseguenza del fatto che si dia per scontata la sua centralità, e che si voglia passare direttamente ai fatti”. Che non significa solamente dare continuità al progetto avviato dal precedente esecutivo sul fronte dell’industria 4.0: "Serve una scossa, anche con nuove risorse e indirizzi, a una digitalizzazione della PA che procede troppo a rilento e che ancora non si fa moltiplicatore di innovazione. C’è bisogno di nuovi programmi nel territorio per colmare il gap di competenze digitali che rallenta le imprese più innovative, più forza alle startup tecnologiche e – conclude Gay – un’azione di favoreggiamento dell’inclusione digitale delle Pmi affinché siano parte di filiere sempre più solide e competitive".

Andrea Frollà

Fonte: https://bit.ly/2ubBuSF

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