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Digitalizzazione, la vera soluzione alla corruzione italiana

Corruzione
04-11-2017

Per combattere la corruzione la digitalizzazione è un cambiamento necessario. E l'Italia ha molta strada da fare.

Meno digitalizzazione significa più corruzione. Come evidenziato dal Termometro di Riparte il futuro, il nuovo report annuale che misura l’impatto della corruzione sul nostro Paese, agire sulla digitalizzazione, in particolare sulla capacità di applicare processi digitali e informatici alla pubblica amministrazione, alle imprese e ai cittadini, è uno degli aspetti più importanti per sconfiggere questo fenomeno.

Lo scopo principale della digitalizzazione è l’aumento della trasparenza e quindi la possibilità per tutti i cittadini di avere accesso alle informazioni necessarie e ai servizi della pubblica amministrazione. Purtroppo l’Italia in questo senso non brilla.
 

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Ogni anno l’Unione Europea pubblica un report che stabilisce il livello di digitalizzazione dei paesi europei, il Digital Economy and Society Index (DESI). Secondo i dati del 2015 e del 2016, il nostro paese si trova in quartultima posizione insieme a Grecia, Romania e Bulgaria, mentre sul podio ci sono paesi come la Danimarca, la Svezia e la Finlandia.
Secondo la classifica del DESI, l’Italia tocca addirittura il penultimo posto per connettività, il 25° per competenze digitali, l'ultimo per uso di internet da parte dei cittadini, il 21° per digitalizzazione dell'industria e il 18° in digitalizzazione della PA.

E non a caso proprio su questo punto abbiamo raggiunto un risultato migliore. La PA infatti è uno degli ambiti in cui la digitalizzazione sta cominciando ad ingranare, come riportato anche dall’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, che analizza il lavoro fatto dall’Agenzia per l’Italia Digitale, l’ente pubblico preposto a perseguire l’innovazione e lo sviluppo digitale di PA, imprese e cittadini.

Pubblicato a fine 2016, il report sullo stato della digitalizzazione in Italia racconta infatti che qualche buona notizia c’è: secondo Assinform/Netconsulting (l’associazione italiana per l’information technology), la spesa della pubblica amministrazione in tecnologie digitali è finalmente cresciuta dello 0,5%, per un totale di 5,6 miliardi di euro. E comincia anche a dare dei risultati concreti. Nel 2016 infatti è stato avviato il Sistema Pubblico d’Identità Digitale, che ha erogato 130,000 identità digitali, mentre il sistema dei pagamenti elettronici della PA ha quasi 600,000 transazioni effettuate. Anche l’Anagrafe Digitale è stato lanciato negli ultimi mesi e ha coinvolto 26 comuni in tutta Italia.

La digitalizzazione è la chiave di volta per uscire dallo stallo burocratico italiano.
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Rimangono però alcuni tasti dolenti, soprattutto se si parla di cittadini. L’Italia infatti è tra gli ultimi paesi per copertura della banda larga, con solo il 44% delle abitazioni raggiunte nel 2015, una realtà molto lontana da quella dei paesi europei che sono in cima alla lista.

Un altro aspetto che riguarda direttamente i cittadini è quello del FOIA, il Freedom of Information Act italiano, appena entrato in vigore e che arricchisce gli strumenti a disposizione dei cittadini e dei giornalisti per conoscere quello che avviene all’interno della Pubblica Amministrazione. Questo ha fatto salire l’Italia di 25 posizioni nella classifica per la libertà di stampa di Reporter Sans Frontieres e ha tracciato un percorso da perseguire, ma rimane ancora uno strumento poco utilizzato e per lo più sconosciuto al grande pubblico.

Ma uno degli aspetti più importanti - come ha ricordato anche Andrea Vianello a Riparte il Futuro - è quello del "rapporto a distanza" tra dipendenti della PA e digitalizzazione. Senza una formazione adeguata e un’attività di sensibilizzazione dei funzionari e del personale è impossibile procedere verso la strada della piena digitalizzazione. E al contrario di quello che si potrebbe pensare, anche su questo punto sembrano esserci buone notizie. L’indagine annuale di FPA sulla burocrazia evidenzia che secondo il 67,2% dei dipendenti della PA la causa principale del rallentamento dell’azione amministrativa è l’eccessiva normazione, mentre per oltre il 40% la digitalizzazione è una chiave di volta per uscire dallo stallo burocratico tipicamente italiano.

Sembra quindi che ci siano tutte le premesse per risalire gli indici UE sulla digitalizzazione. 

Chiara Caprio

Fonte: http://bit.ly/2hBGCci

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