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Digitale e PA, la crescita c'è ma occorre puntare di più sulle competenze

03-05-2017
AIDR

Il convegno organizzato a Roma dall’associazione Italian Digital Revolution Chiavaroli: “Compiere ogni sforzo per il completo utilizzo dei mezzi a disposizione”

L’Italia è sempre più digitale, ma necessita incrementare gli investimenti affinché la pubblica amministrazione possa beneficiare appieno del cambiamento e della dematerializzazione. Chiaro il messaggio lanciato dai relatori del convegno “La funzione pubblica della digitalizzazione: scenari e prospettive”, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Biblioteca della Camera dei deputati.  All’incontro sono intervenuti numerosi esponenti di spicco del mondo politico e delle istituzioni. 

“Ogni sforzo profuso nella direzione della digitalizzazione della funzione pubblica è mirato al benessere del cittadino – ha affermato il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli –. Esistono i mezzi per interpretare al meglio l’essere pubblica amministrazione, e allora bisogna incentivarne l’utilizzo. Credo che il percorso compiuto in questo senso dal ministero della Giustizia con il processo civile telematico sia emblematico: inizialmente appariva una fatica insormontabile, tanto per le cancellerie quanto per i legali e gli utenti privati, dotarsi dei mezzi e delle competenze necessari ad affrontare l’innovazione. Con le giuste strategie e l’opportuno accompagnamento, però, alla fine ce la si è fatta. Ora credo che nessuno tornerebbe alle interminabili file degli sportelli, alla disorganizzazione dei fascicoli esclusivamente cartacei e ai problemi di archiviazione. In più si sono ottenuti progressivi effetti di decremento sulla durata dei processi”.

Partendo ad esempio anche dai risultati ottenuti grazie al forte aumento della copertura delle reti in fibra ottica e alla sempre maggiore presenza di persone online, calcolata intorno al 67%. Necessitano però maggiori competenze, visto che sono ancora pochi gli specialisti Ict e i laureati nelle discipline scientifiche (14 individui su mille contro i 19 della media Ue). E, se da un lato è in costante crescita la digitalizzazione delle imprese, visto che il 30% utilizza la fatturazione e le aziende comunicano sempre di più attraverso i social media, dall’altro emerge l’esigenza di incrementare l’uso dei servizi pubblici digitali. Nel vecchio continente infatti l’Italia è scivolata dal 17esimo al 21esimo posto per numero di utenti che entrano in contatto con la pubblica amministrazione mediante mezzi telematici.

La condivisione di pratiche politiche, e quindi l’azione diretta, è dunque sempre più necessaria per promuovere il cambiamento? “Nella PA – ha spiegato il presidente della Commissione parlamentare per le Questioni regionali, Gianpiero D’Alia – dal ’93 in poi vi sono state tante riforme, delle quali alcune efficaci, altre invece rimaste sulla carta. Ma personalmente credo che la vera svolta sia legata al processo di digitalizzazione del procedimento amministrativo con un sistema di condivisione dei dati”.

“Certo, ma il digitale e le nuove tecnologie devono essere anzitutto uno strumento per abilitare la partecipazione e la collaborazione tra amministrazione e cittadino – ha sostenuto l’assessore alla Roma semplice Flavia Marzano –. E questo passa dallo sviluppo delle competenze digitali, obiettivo su cui l’amministrazione capitolina è al lavoro anche attraverso il progetto dei Punti Roma Facile”.  Anche perché, secondo il presidente di Formatemp (il Fondo per la formazione dei lavoratori temporanei), Francesco Verbaro, “una PA non digitalizzata è destinata a morire ma necessita però comprendere bene cosa si debba fare”.

Quindi, ha detto il presidente di Forum PA Carlo Mochi Sismondi, “bisogna essere propositivi. Dal canto nostro, l’obiettivo da raggiungere è il benessere ecosostenibile dei cittadini, altrimenti la digitalizzazione, che deve costituire un elemento per vivere meglio, serve a poco”.

Davide D’Amico, dirigente del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha posto l’accento sugli obiettivi dell’articolata agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dettata dall’Onu e sull’esigenza di dotare la PA di personale competente, mentre per Carlo Flamment, CEO Lattanzio ICT Lab (società del gruppo Lattanzio per i servizi di consulenza nel settore informatico), l’Italia deve mettersi al passo con l’Europa.

Tuttavia, secondo il vicepresidente dell’AIDR e dirigente area produzione di Formez PA, Arturo Siniscalchi, che ha chiuso i lavori del convegno, “se siamo ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alla media europea significa che dobbiamo aumentare gli impegni per affrontare le sfide future e rendere il nostro paese un leader digitale, magari identificando con chiarezza le proposte legislative da avanzare alle istituzioni”.

Fabio Ranucci, Rsponsabile Ufficio Stampa AIDR

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I relatori e i partecipanti al convegno
Da sinistra: Roberto Morello, Dirigente Medico Ospedaliero, Cosimo Maria Ferri, Sottosegretario di Stato alla giustizia, Mauro Rosario Nicastri, Presidente AIDR, Maria Antonietta Spadorcia, Cposervizio Tg2 Rai
Flavia Marzano assessore per la Roma Semplice, Ileana Fedele magistrato di Cassazione, Arturo Diaconale, componente del consiglio di amministrazione della Rai, Pasquale Liccardo direttore generale dei sistemi informativi del ministero della Giustizia, Mau
Sottosegretario alla giustiza Cosimo Ferri
Da sinistra: Carlo De Masi, Presidente Adiconsum, Federica Meta, Giornalista Corriere delle Comunicazioni, On. Dieni Federica M5S, Amedeo Scornaienchi, Presidente Associazione Ambiente e Società
Arturo Siniscalchi,  vice presidente AIDR dirigente di Formez, Mauro Nicastri, Presidente AIDR dirigente dell'Agenzia per l'Italia Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri,  Cataldo Calabretta, Avvocato
Alcuni soci AIDR
Mauro Nicastri Presidente Aidr, Sen. Maria Rizzotti

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