Notizie

Home Page » Documentazione » Notizie » Digital Education. Perché Telegram è la piattaforma irrinunciabile per il business

Digital Education. Perché Telegram è la piattaforma irrinunciabile per il business

09-10-2018
Telegram

Telegram è la piattaforma ideale per un’Educazione Digitale predicata e praticata che porti alla meta. È l’App che soddisfa al meglio i presupposti di ogni approccio corretto oggi, al marketing, al business, alla vita.

Telegram, perché? E perché parlarne in una rubrica dedicata all’Educazione Civica Digitale?

Il «perché» di Telegram è presto detto. Perché ti risolve la vita. È la risposta alla domanda chiave: come fare business oggi in tempi di crisi tramite il Digitale, usandolo bene, dunque proficuamente, in modo responsabile, etico e, così, produttivo e remunerativo. Telegram è lo strumento che aiuta a raggiungere il successo, i propri traguardi e obiettivi, nel lavoro e nella vita: a beneficio non solo nostro, ma della società tutta, sul piano educativo e istituzionale, dell’informazione e della comunicazione.

Telegram è il braccio operativo della #Digital #Education, dell’Educazione Digitale come Educazione Civica Digitale e, anzitutto, Educazione: il modello di quel «Digitale Utile» capace di sprigionare tutto l’«Utile del Digitale», purché ben usato. Facile è però utilizzar bene Telegram. Per sua natura, l’App è già digitalmente educata e, al meglio, può essere impiegata bene per il bene, con consapevolezza e proficuità per tutti.

Questo, per aziende e investitori, si traduce in applicazione operativa immediata – un Telegram For Business – con vision tattico-strategica innovativa ma già sperimentata con grande successo.

Il segreto? Nel suo DNA, decisivo in due sensi: assoluto – in sé, per features intrinseche all’App – e relativo, se contestualizzato nella nostra epoca, nel nostro ecosistema digitale, comparato con le altre App e social network che ne fanno apprezzare tanto più l’irripetibilità.

Quattro i fattori decisivi genetici:

  1. Velocità e sicurezza;
  2. Valore unico del network creato;
  3. Niente barriere all’ingresso: progetto non commerciale, gratuito;
  4. ROI al 100%, per il rapporto unico qualità-prezzo: tutto questo per tutti a costo (quasi) zero.

Elementi ancor più rilevanti se raffrontati con Facebook, WhatsApp e gli insuccessi – se non le storture – cui conducono noi utenti, sempre connessi, quasi sempre inconsapevoli. Violazioni della privacy, tracciamenti online e offline, #FakeNews e una Web Violence che è già violenza reale. Qui emerge il valore relativo di Telegram, il suo plus doppiamente vincente:

  1. Privacy garantita per mission;
  2. Informazione vera contro ogni #FakeNews;
  3. Lotta costante contro la violenza, in rete e nel mondo;

Così Telegram – 200 milioni di utenti attivi, 700.000 nuovi iscritti al giorno e una crescita annua di oltre il 70% – può dirsi l’«App Utile che porta all’Utile», fa l’«Utile con l’Utilità». Nonostante ciò, da più parti si sente ancora dire che in pochi la conoscano e la usino davvero – terroristi a parte, s’intende, altra #FakeNews che meriterà un capitolo a sé – nel predominio di WhatsApp e Messenger, Snapchat o Instagram. Eppure i dati parlano chiaro: non solo quelli più recenti cui si è fatto cenno sopra, rilasciati tra la seconda metà del 2017 e la prima del 2018. Già in precedenza circolava la voce di un boom per Telegram.

Stando all’analisi di Vincenzo Cosenza, pubblicata il 10 luglio 2017 – da prendersi in ogni caso con le pinze, in quanto realizzata, come lui stesso specificava, «in assenza di statistiche ufficiali» – se WhatsApp restava la più usata dagli Italiani, con 22 milioni di utenti, seguita da Messenger, 15, e Skype, 8, al quarto posto si piazzava Telegram, usata da 3,5 milioni di italiani, «in crescita del 150% rispetto allo scorso anno». I pochi dati ufficiali parlavano allora di «oltre 100 milioni di utenti attivi raggiunti in due anni e mezzo». Dal 2013 cioè: dal 14 agosto di quell’anno, quando viene pubblicata Telegram per iOS, e dal 20 ottobre per la versione alpha per Android, grazie all’impegno di Pavel e Nikolai Durov, sostenuto finanziariamente da Pavel stesso grazie al suo fondo «Digital Fortress». «L’utenza più attiva», continuava Cosenza, «è quella dei 15-24enni, che lo usano per le sue caratteristiche di segretezza (è stato il primo a introdurre una criptatura end-to-end) e per la presenza di Bot, che automatizzano il delivery dei messaggi. Queste funzioni stimolano un’attività media di 2 ore e 30 minuti a persona».

«Boom» o meno allora, dopo circa un anno numeri e dati, stavolta in toto ufficiali, non lasciano dubbi. E, in ogni caso, proprio l’obiezione che molti ancora fanno – anche professionisti come in questo tweet, «Qual è la percentuale di diffusione di #telegram in Italia, il 10%? E quella di #whatsapp, l’80%?» – una delle prime accuse verso la forza della piattaforma, scopriremo essere, in maniera solo apparentemente paradossale, tra i maggiori punti di forza dell’App.

Non servono ricerche particolari, infatti, per prender coscienza di un fenomeno in atto da due o tre anni: poco dopo che la scoprii, verso la fine del 2015, un po’ pionieristicamente per me, non un nerd ma una divulgatrice – impegnata però in un #LifeLongLearning che mi fa accedere prima alle fonti di news destinate a esser colte e riportate da noi solo settimane dopo -, restando stupita ed entusiasta dinanzi ai molteplici vantaggi che mostrava rispetto alle altre App. Pensai subito alla proficuità che poteva avere per il business: e per la vita. Così iniziai a scriverne. E non ho più smesso: curando da anni quel che ho chiamato il Canale della #Digital #Education, con il «#TGZ», 3 news in anteprima a ogni alba; col Bot @RaquelZBot, creato (da sola) per garantire comunque possibilità di dialogo, engagement, aiuto e supporto; e soprattutto con il mio libro, Telegram perché, pubblicato l’anno scorso con la prefazione di Marco Stancati, ma attuale come scritto oggi. Merito non mio ma della piattaforma: che fuoriesce dai circuiti consueti del Digital Marketing, da quella «liquidità» per cui quanto si scrive oggi su Facebook è già vecchio alla pubblicazione. Un plus meritevole di un’attenzione particolare.

Di quale fenomeno parlo? Di una proliferazione di Canali e Gruppi nell’App gestiti da neofiti ma anche, e quasi soprattutto, da professionisti del Digitale: più spesso guidati, però, dalla voglia di esserci, di un «cartellino da timbrare», anziché dalla reale comprensione delle possibilità uniche offerte da Telegram. Quel che vediamo spesso, invece, somiglia più a una reduplicazione di contenuti postati altrove – blog, social network – o a una sorta di newsletter. Senza criterio né strategia: senza comprendere dove e come camminare, per far fruttare i nostri passi.

Il punto non sta perciò tanto nel numero di utenti, in quanti siamo a usarla, bensì in come la usa chi c’è e, per chi non c’è, nell’intendimento di ciò che si perde. Senza contare quanto già accenato nel secondo «fattore decisivo genetico»: il «valore unico del network» così creato. Mettere un Like a una Pagina Facebook oggi non costa niente. Si passa, un «Mi Piace» e via. Se anche però la Pagina mi piace davvero, ma non sponsorizza i suoi post, scordiamoci di vederla aprendo la Home. Impossibile o quasi restare aggiornati. A che serve allora avere 10.000 Fan? Se invece, nel mio Canale Telegram, ho anche solo 100 membri, se cioè ho saputo convincere 100 persone a scaricare un’App «poco nota», a orientarvisi, cercarmi, seguirmi e restarmi uniti – visualizzando poi, magari pian piano ma costantemente, i miei post, le mie comunicazioni – allora quel manipolo di 100 varrà assai più di 10.000 altrove in termini di conversioni. 100 clienti che, se già tali, saranno ancor più fidelizzati o che, se non ancora tali, potranno divenirlo presto. E tutto ciò senza spendere 1 euro.

La consapevolezza è sempre la chiave. Poi si può fare qualsiasi scelta: solo dopo, però, aver capito. Che cosa? Che Telegram è, come detto, «utile-per-te»: utile non certo solo nel senso banale del termine, come qualcosa, cioè, di potenzialmente proficuo ma di cui si può far a meno, bensì come «indispensabile», per il tuo successo nel business e nella vita. È la risposta alla domanda chiave: come fare business oggi in tempi di crisi grazie al Digitale, usandolo bene, dunque proficuamente, nel modo più responsabile, consapevole, etico e, dunque, produttivo, remunerativo.

A più di qualcuno potrà sembrare eccessivo parlarne in questi termini. Cercheremo naturalmente di dimostrare al meglio queste frasi, al momento solo generiche. Telegram non è la panacea di ogni male: è «soltanto» una piattaforma. È però la piattaforma ideale per diffondere i contenuti che più ci stanno a cuore: o per riceverli. Telegram, verrebbe da dire, è il «braccio armato» dell’Educazione Civica Digitale, di un uso responsabile, etico dello strumento Rete: di quella consapevolezza per cui il Digitale non è che uno strumento, non buono o cattivo in sé ma tale in base all’uso che se ne fa. Come un martello, che può essere usato bene per appenderci un chiodo, o male, per ucciderci qualcuno. Così, e solo così, web e social e recuperano il loro vero senso e portano all’obiettivo.

Telegram, strumento Digital fra tanti altri ma, al contempo, fra i più adeguati allo scopo per le proprie features intrinseche, si mostra come via maestra per ottenere quella «Utilità» che è proficuità sul piano professionale, personale, sociale, etico, educativo. In tal senso Telegram è utile e, dunque, porta all’Utile, fa l’Utile con l’Utilità. Telegram aiuta, nella pluralità dei suoi sensi: consentendo così di sviluppare al meglio quel che io chiamo #HelpMarketing, #HelpFullNess, il «Marketing dell’Aiuto» – non distante dalla Youtility di Jay Baer, teorico di quel «marketing tanto utile che la gente fa la fila alla tua porta per comprare da te», o dalla «Economia dell’Esperienza» di Brian Solis – «Experience is The New Brand» – con il suo X: The Experience Where Business Meets Design.

Per questo, anticipiamo già, Telegram è la piattaforma ideale per un’Educazione Digitale predicata e praticata che porti alla meta. È l’App che soddisfa al meglio i presupposti di ogni approccio corretto oggi, in tempi di crisi, al marketing, al business, alla vita: fare un uso digitalmente educato dello strumento Rete. Una Rete, quella di Telegram, come nessun’altra utilizzabile bene per il bene: la sola possibile exit strategy dalla crisi.

 

di Rachele Zinzocchi, Digital Strategy R&D - laboratorio Digital Education 

Fonte: https://bit.ly/2PpyE4L

Condividi questo contenuto

Notizie e Comunicati correlati

FACEBOOK
Parlano gli esperti informatici dopo la falla nel social che ha messo in pericolo circa 90 milioni di account. Intanto Zuckerberg avverte FBI e le autorità per Privacy  Il giorno dopo l'ennesimo attacco ai danni di Facebook - che ha messo ....
sab 29 set, 2018
mail
Per per migliorare la propria vita digitale occorre un po’ di Ecologia dei social media: bisogna bonificare la propria vita digitale.GDPR un’occasione per migliorare la vita digitale GDPR un’occasione per migliorare la vita digitale Gdpr ....
lun 23 lug, 2018

Eventi correlati

Codemotion Rome 2017
Dal 22-03-2017
al 25-03-2017
Luogo: Dipartimento di Ingegneria dell'Università Roma TRE, via Vito Volterra, 60, Roma.
Il Codemotion Rome si svolgerà da 22 Marzo al 25 Marzo 2017, per una quattro giorni dedicata a tutti i programmatori, più o meno esperti.

In questa pagina

Le nostre aziende

Accordi di Collaborazione

Associazione Italian Digital Revolution (AIDR)
Viale Liegi, 14 - 00198 Roma
info@aidr.itwww.aidr.it - Tel. 3471097655
Codice Fiscale: 97886610589