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Davide Capogrosso: "Compravendita di case, la ripresa è ormai in atto. Ma il digitale è la chiave di volta della crescita"

case
31-05-2017

“Certo, le mediazioni immobiliari sono in crescita e, come in altri campi, anche nel nostro è ormai determinante il ruolo del digitale, che sta incidendo non poco sul fatturato globale”. Ne è convinto Davide Capogrosso, da tempo attivo nel settore e responsabile dell’osservatorio immobiliare dell’associazione Italian Digital Revolution.

Quindi oggi si può dire che una ripresa c’è.
“Senz’altro. Se ci riferiamo alla grande crisi che ha colpito l’intero comparto tra il 2006 e il 2014, possiamo affermare che dal 2015 il mercato immobiliare ha ripreso a risalire moderatamente grazie alle condizioni favorevoli offerte dagli istituti di credito ma soprattutto perché è sempre più globale e digitale. I dati, infatti, parlano chiaro: il mattone, per quanto riguarda le compravendite, ha avuto un balzo del 18,9% e, secondo il rapporto immobiliare residenziale 2017, realizzato dall’Agenzia delle Entrate in collaborazione con Abi, nel 2016 hanno registrato un incremento del 6,5% e del 3,5% sia nel 2015 che nel 2014, raggiungendo circa le 534mila abitazioni passate di mano. Grazie anche alla visibilità offerta dalle inserzioni online”.

Si tratta di un segnale positivo, anche se i prezzi stentano a risalire in tutto il paese.
“Se si guarda al valore generale degli acquisti di case, cresciuto da 76 a 89 miliardi, e agli appartamenti comprati tramite mutuo ipotecario, aumentati del 27,3%, allora è così. Anzi, indicano che è in salita anche l’indice di affidabilità economica delle famiglie, fattore che consente alle banche di favorire i finanziamenti. Basti pensare che, mentre sono stabili i nuovi contratti d’affitto (+0,63% nel 2016 rispetto al 2015), le case acquisite con mutui in questi ultimi tre anni sono state oltre 246mila, con un capitale medio erogato intorno ai 120mila euro e una quota maggiore nel Nord-Ovest con il 36,7% del totale nazionale. In prima posizione c’è la Lombardia, dove il mattone è salito del 21,4%, con la sola area di Milano e dintorni a rappresentare circa un quinto dell’intero mercato italiano. Più contenuto il rialzo nel Lazio (+13,2%), che con oltre 55mila scambi di abitazioni nel 2016 rappresenta il 10% circa del totale delle transazioni sul territorio nazionale”.

Nel frattempo si parla sempre più, anche per l’acquisto di beni immobili, di digital marketing. Cosa ne pensa?
“Più dell’80% dei potenziali compratori inizia la propria ricerca della casa online. Ciò fa comprendere senza mezzi termini che il mercato sta diventando sempre più globale, e la delocalizzazione dei servizi è di vitale importanza. Prendiamo ad esempio un campione di compratori stranieri che non hanno accesso alla pubblicità locale come cartelli, vetrine, brochure ed altro. E quindi hanno la necessità di basarsi anzitutto sulla prima presentazione dell’annuncio tramite foto. Queste ultime ormai, anche nelle inserzioni di prestigio, non bastano più a richiamare l’immediata attenzione dell’acquirente. Infatti le nuove tecnologie propongono l’ausilio della fotografia time-lapse e di droni. Tuttavia, per catturare la curiosità dell’interlocutore e diventare ‘virale’ un video deve risultare breve, dinamico e soprattutto in HD. E non meno importanti risultano essere i vari social network, dove gira di tutto”.
 

E allora la strada della digitalizzazione è quella giusta?
“Ne sono convinto anche perché in questo modo siamo finalmente entrati in una dimensione nuova, avveniristica. Che coinvolge tutti. Ma dobbiamo ancora fare attenzione alle turbolenze e rimboccarci le maniche visto che sul mercato immobiliare sono sbarcati ormai da anni nuovi e più grandi competitors quali ad esempio i colossi bancari. Una contrapposizione, quella tra agenti immobiliari e banche, che ha inizio nel 2012, quando queste ultime hanno cominciato a invadere il territorio determinando conflitti di interessi, mancanza di trasparenza e confusione a scapito del consumatore finale. È vero che la competitività nel nostro ramo è molto elevata, ma ciò rappresenta sicuramente uno svantaggio per tutti”.

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