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Corruzione, via libera al Senato sulla legge che tutela chi denuncia il malaffare nella PA

Corruzione
04-11-2017

La normativa conosciuta come whistleblowing tornerà poi alla Camera: difficile l'approvazione entro la fine della legislatura.

Approvato al Senato il disegno di legge sul whistleblowing a tutela dei dipendenti pubblici e privati che segnalano reati o irregolarità sul proprio posto di lavoro. Il testo emendato è passato al Senato con 142 voti favorevoli di M5S, Pd e Articolo 1-Mdp. Contrari Forza Italia e Ala. La rifroma tornerà ora alla Camera dove nel 2016 era stata approvata in prima lettura. Una delle novità introdotte con gli emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali riguarda il reintegro sul posto di lavoro di chi è stato licenziato perchè segnalante.

La riforma, che segue le linee guida dell'Anac, l'Autorità nazionale Anticorruzione, per adempiere alle richieste dell'Unione Europea, ha come prima firmataria la deputata Cinquestelle Francesca Businarolo. La normativa rafforza la legge attualmente in vigore del 2012 che ha introdotto nel testo unico del pubblico impiego una prima disciplina generale di protezione del dipendente pubblico. In particolare viene garantita una maggiore tutela dell’identità del segnalante e un rafforzamento del ruolo dell’Anac che, una volta accertata la responsabilità per atti discriminatori nei confronti del whistleblower, potrà multare l’ente accusato. La tutela viene estesa inoltre ai collaboratori o consulenti con qualsiasi tipologia di contratto e di incarico nella pubblica amministrazione o in enti privati sottoposti a controllo pubblico. Anche le segnalazioni anonime possono essere oggetto di valutazione se adeguatamente documentate. A ricevere dunque una maggior protezione in caso di denuncia di fenomeni di corruzione saranno, tra gli altri, dipendenti delle scuole, magistrati, professori e ricercatori universitari, personale militare e forze di polizia, lavoratori del servizio sanitario nazionale, dipendenti di società controllate. Non solo chi denuncia non potrà essere sanzionato o licenziato, ma neanche trasferito o demansionato, a condizione che risulti in buona fede.

"Per adesso ci accontentiamo di questo testo. E' una buona legge da cui partire" ha detto il senatore Vito Crimi dei Cinquestelle, "Grasso faccia da garante affichè questa legge non venga affossata alla Camera". Anche la ex grillina Maria Mussini, ora al gruppo misto, si è espressa a favore rilevando però alcune criticità: "Manca una parte consistente relativa al privato e manca l'istituzione di un Fondo all'Anac per le spese relative all'assistenza dei segnalatori". Polemica invece dal senatore Riccardo Mazzoni di Ala: "E' una legge che favorisce la delazione, qualcosa di analogo al pentitismo. Incentiva la cultura del sospetto e dell'invidia sociale".

Dopo che la legge è stata ferma in Parlamento per 600 giorni, le due associazioni Riparte il Futuro e Transparency International Italia si sono mobilitate per fare pressione sui senatori affinché si accelerassero i tempi della discussione. Con la legge di bilancio e la riforma elettorale in calendario il rischio è che non si arrivi all’approvazione definitiva prima della scadenza della legislatura. Nei giorni scorsi a favore della legge sono intervenuti anche il presidente del Senato Pietro Grasso e il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone. Secondo l’ultimo rapporto presentato il 10 ottobre dalla sezione italiana di Transparency International, la più grande organizzazione globale di lotta alla corruzione, la mancanza di tutele per i whistleblower (letteralmente “chi soffia il fischietto”) è, insieme all’assenza di una regolamentazione dell’attività di lobbying, la lacuna principale della normativa del nostro Paese in materia di corruzione.

Lucrezia Clemente

Fonte: http://bit.ly/2gi1Xqf


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