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Comunicazione nella PA: l'Antitrust accoglie l'esposto di Ferpi

23-02-2019
agcom

Il Garante della Concorrenza e del Mercato ha preso una decisa posizione sulle attività di informazione e comunicazione nella Pubblica Amministrazione, evidenziando come gli incarichi professionali per i ruoli di comunicazione debbano essere affidati senza esclusive a favore dei giornalisti iscritti all’Albo. Il commento del Segretario Generale Ferpi, Rita Palumbo. 

Non è solo una segnalazione. Non è solo un parere legale. È una vera e propria vittoria per i professionisti della Comunicazione. 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accolto l’esposto di FERPI ed ha deciso di segnalare al Presidente del Senato della Repubblica, al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro per la Pubblica Amministrazione e all’Associazione Nazionale Comuni Italiani che l’applicazione della legge 150/2000, nell’imporre il requisito dell’iscrizione all’albo dei giornalisti per le attività della Comunicazione determina “… conseguenze negative sull’efficienza dei meccanismi di selezione e sulla qualità delle caratteristiche dei servizi offerti alla pubblica amministrazione”.

Qualità, competenze, pari opportunità di accesso al mercato della Pubblica Amministrazione, inadeguata interpretazione della legge 150/2000. Sono queste le parole chiave che ci fanno brindare ad un traguardo senza precedenti, che rafforza la nostra convinzione di continuare ad impegnarci nella più ardua battaglia verso il riconoscimento, la certificazione e l’adeguamento economico delle professioni della Comunicazione.

Che cosa comporta in concreto la segnalazione dell’Antitrust? La Pubblica Amministrazione, locale e centrale, dovrà ben applicare i dettami della legge 150/2000, riservando ai giornalisti iscritti all’ordine solo quelle attività di specifica competenza giornalistica. E, al contempo, dovrà riservare le attività di Comunicazione e pubbliche relazioni ai professionisti del settore.

In termini economici significa che, ipotizzando per difetto che le opportunità offerte dalla PA in tutta Italia siano 1000 posizioni all’anno e che ogni posizione valga un compenso annuale di 25mila euro, il mercato della Comunicazione beneficerà di un aumento occupazionale significativo e di un valore economico pari a 25milioni di euro all’anno.

Era necessario e improrogabile passare dall’amara contestazione di non poter svolgere la nostra professione nella PA, alla decisione di cercare lo spazio istituzionale adeguato a spiegare le differenze tra due professioni – quella giornalistica e quella del comunicatore – che non sono in contrapposizione, ma che sono diverse negli obiettivi di scopo e nelle skills professionali.

Il significato intrinseco - politico ed associativo - dell’esito dell’esposto all’Antitrust significa che siamo riusciti a dimostrare che la nostra professione ha un valore di mercato e un’ identità professionale indispensabile allo sviluppo e alla crescita culturale del nostro Sistema Paese. Faremo sentire in modo continuo e costante la nostra voce ai tavoli istituzionale del Governo e continueremo a rafforzare la nostra dignità professionale impegnandoci in altre sfide: il confronto sulla previdenza, l’equo compenso, gli addendum contrattuali.

Il percorso è lungo e sicuramente insidioso, ma non impossibile, come è stato dimostrato.

Ringrazio l’Avvocato Fantigrossi che ci accompagna in quest’avventura, tutti i colleghi che hanno contribuito a raggiungere quest’obiettivo e in modo particolare Giovanni Landolfi, che con meticolosità e costanza ha dato il via alla riflessione lavorando con costanza per raggiungere l’obiettivo.

di Rita Palumbo

Fonte: https://bit.ly/2SZuBSD

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