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Comunicazione e cultura digitale

web e giornalismo
07-03-2018

Web, giornalismo e nuovi orizzonti professionali nel libro curato da Daniele Chieffi 

Ci si chiede ormai da tempo dove arriverà l’onda lunga del digitale, destinata a durare e soprattutto a crescere. Macchine, computer, tablet, smartphone hanno accelerato la storia e cambiato il mondo.

Tutto però è avvenuto, il più delle volte, senza una cultura digitale, con la mancanza delle necessarie competenze in materia di tecnologia, di innovazione e di sviluppo di business che porti al tanto discusso cambiamento. Ma stavolta non c’è alcuna profezia apocalittica, di quelle basate sulla convinzione che il futuro sia già segnato. Piuttosto le nuove tecnologie, quindi idee, appunti per analizzare e soprattutto per comprendere l’universo di internet, il rapporto tra l’essere umano e la comunicazione online nelle sue diverse declinazioni sono gli ingredienti utilizzati dal giornalista Daniele Chieffi, capo della comunicazione digitale e della content factory dell’Agenzia giornalistica Italia, e da altri diciassette esperti per preparare un manuale utile, scritto in modo semplice e preciso, arricchito da grafici e che rappresenta una vera miniera per quanti intendano approcciare un argomento su cui vale la pena di concentrare l’attenzione e le energie.

Un’opera alla portata di tutti, dei formatori affinché possano preparare adeguatamente le lezioni e degli studenti che vogliano intraprendere percorsi calibrati sulle esigenze effettive del mondo del lavoro. E dei professionisti che hanno l’opportunità di muoversi agevolmente tra consigli concreti e dati per orientarsi in un settore in continua, rapida e imprevedibile evoluzione.

Un testo che raccoglie contributi di Alfieri, Belisario, Bellasio, Delton, Ferrari, Moretti e Puliafito e che rappresenta il capitolo mancante nel settore, composto da elementi utili da approfondire che ne fanno, alla fine, anche una pratica guida per muoversi, da consultare nei casi di necessità e per comprendere ad esempio il cambiamento degli scenari politici attraverso i social network.

Certo, “si sta digitalizzando tutto, anche il pensiero: potrebbe forse non digitalizzarsi la comunicazione? – scrive nella prefazione Alberto Federici, direttore della comunicazione del gruppo Unipol – No che non può, anzi è la comunicazione digitale che per moltissimi aspetti sta alla base della digitalizzazione della nostra vita, che a sua volta è il motore della quarta rivoluzione industriale oggi in atto”. Così “l’81% degli intervistati dal gruppo di ricerca Inside Search di Google si aspetta che entro il 2025 il 90% della popolazione mondiale abbia in tasca uno smartphone. Compresi quindi gli abitanti dei Paesi oggi solo parzialmente sfiorati dallo sviluppo. Tutti, ma proprio tutti, vivremo perennemente in simbiosi con l’oggetto che avremo fra le mani perché per fare un sacco di cose nella nostra giornata non potremo farne a meno”.

Il libro si compone di quattro parti: nella prima si parla dell’ecosistema digitale, prendendo in esame la sociologia e la reputazione, “la casa di vetro” e il web. Nella seconda si analizzano le “competenze comuni”, lo “storytelling”, scrivere una storia e la “digital strategy” per far decollare un’azienda, un prodotto, e poi il social media management, i siti e i blog, l’ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), foto e video, il “monitoraggio della rete”, il social media analysis e i “profili giuridici della comunicazione online”. La terza parte invece è dedicata ad argomenti quali i “giornalisti nell’ecosistema digitale”, “la rivoluzione 2.0 nell’editoria”, il “Data driven journalism”, “I Media online” e “Il Community management per giornali e giornalisti”. Nella quarta e ultima parte, sotto la lente d’ingrandimento ci sono “I Comunicatori nell’ecosistema digitale”, l’attività di “Influencer management”, la comunicazione integrata e interna e, infine, il “Digital Crisis Management”.

Insomma, un concentrato di tutto ciò che è stato detto e scritto negli ultimi anni, pagine che illustrano concetti e definizioni, quei “porti della comunicazione digitale”, come li definisce in una nota l’editore Massimiliano Lanzi Rath, che “hanno nomi nuovi” come “brand reputation” e dimostrano per quale ragione non ci sono picchetti o barriere in grado di arginare il fiume di novità che rischia di travolgere tutti. E che di acqua sotto i ponti, soprattutto in Italia, da quel 30 aprile 1986, quando dal Cnr di Pisa il Paese si collegò per la prima volta alla rete, ne è passata parecchia.
“Adesso infatti – afferma Daniele Chieffi – la comunicazione digitale chiede degli strumenti specialistici, un ambiente in cui iniziare a lavorare, un ecosistema dove bisogna imparare a generarla e a governarla. Un compito importante, che spetta ai comunicatori ma anche ai giornalisti. Con questo libro, redatto dai migliori professionisti del settore, abbiamo cercato di costruire il primo strumento che fornisse la cassetta degli attrezzi per riuscire ad operare nel mondo digitale”.

Web marketing. Infografiche. Uso dei dati per narrare storie e quanto altro utile a gestire numerose novità.
Poi vi sono i giornali, la televisione e la radio che hanno patito una trasformazione delle modalità di fruizione ed elaborazione dei contenuti in termini di linguaggi e di forme.
Molti editori si sono attrezzati sin dal principio per affrontare la rivoluzione, affiancando al tradizionale formato cartaceo piattaforme digitali che consentono l’aggiornamento delle notizie e l’interazione col lettore. Ché il mutamento è in atto da tempo mentre riecheggia imperiosa la previsione di Philip Meyer, studioso dell’editoria americana e promotore del precision journalism, titolo di un suo testo di successo rieditato più volte, il quale nell’opera “The Vanishing Newspaper” ha ipotizzato la scomparsa della carta per l’inizio del 2043.

Il web, insomma, sta aumentando la frattura tra vecchio e nuovo, scrivendo addirittura il requiem per la fine della carta stampata? “No – dice Chieffi – sono due mondi diversi. I giornali non moriranno e la carta avrà ancora un ruolo nel mondo dell’informazione. Il successo delle iniziative online dipende molto dal business model perché ad oggi la pubblicità non è sufficiente a mantenere in piedi tutto il mercato, c’è bisogno di trovare nuove strade per riuscire a ottenere gli stessi successi dei giornali. Ma il problema vero degli intramontabili quotidiani e settimanali cartacei è che stanno perdendo copie in quanto necessitano di una riorganizzazione e di una nuova collocazione di mercato, preoccupandosi magari di offrire analisi di qualità”. E di dover conservare i valori tradizionali, la loro capacità di raccontare storie e al tempo stesso raccogliere la sfida della trasformazione digitale, andando incontro al fruitore che ha di fronte senza trascurare i meccanismi dei social network.

“La novità – scrive nel tomo Elisabetta Tola, giornalista scientifica e data journalist – è che ora i dati non si trovano sparpagliati su montagne di libri, bollettini e articoli e non c’è sempre la necessità di andare a registrarli a mano sul campo. I dati sono dovunque. E la nostra capacità di analizzarli, di processarne grandi quantità in modo automatico grazie ai computer è enormemente potenziata, in un modo non immaginabile ai tempi della Nightingale e di Minard”.

Il futuro della professione, quindi, deve essere ancora scritto. Rinviato l’addio a inchiostri e rotative, il giornalismo non è finito ma deve imparare a utilizzare meglio questi strumenti. Perché cambiano le qualifiche richieste dal mercato. Si parla ormai prevalentemente di grandi media companies. Di specialisti della comunicazione. Copywriter. Branded integration manager. Esperti di social media. Community manager. Sono questi alcuni dei profili più ambiti da agenzie e imprese. Figure spesso trasversali, strategiche che necessitano di cultura, motivazione, capacità di lavorare in gruppo e flessibilità. Che evidenziano l’importanza di inserire nel curriculum nuove competenze tecniche, gestionali, operative e relazionali. E di formarsi come professionisti dell’Ict, l’Information and communications technology, in grado di saper usare Twitter, Facebook, WhatsApp ed emoji. Da creare prevalentemente nel percorso che va dalle università alle aziende. Dallo studio al lavoro passando magari per un master al passo coi tempi. Senza temere metamorfosi che qualcuno ritiene soprattutto alla portata dei Millennials, della Generazione Y, quei nati tra il 1980 e il 2000 che sembrano avere maggiore familiarità con la comunicazione digitale.

“Ogni epoca storica ha avuto i suoi comunicatori”, sostiene il communication specialist Andrea Andreoni. “Obama è stato capace di comunicare la propria candidatura a presidente degli Stati Uniti non con una campagna di comunicazione di taglio politico, ma corporate. Ha trasformato la sua candidatura in un progetto visionario e ambizioso, molto simile a una start-up della Silicon Valley. Ha sviluppato la notorietà e l’immagine del suo brand attraverso una delle più innovative strategie di comunicazione cross media della storia. Barack Obama è diventato ormai per tutti un vero e proprio brand con la sua brand identity e i suoi valori. Ha creduto nella potenza e nell’efficacia dei modelli partecipativi e dell’economia del dono della rete”. Oppure, sempre secondo Andreoni, “il programma di Trump, in particolare la parte relativa all’immigrazione, è costituito da una sola pagina. Gli elettori percepiscono questo elemento come sintomo di chiarezza e di facilità nella condivisione”.

Non è secondaria poi l’importanza della fotografia. ”Strumenti come Instagram, ma anche altri social network”, “hanno condizionato la vita di tutti noi, la comunicazione e le strategie aziendali. L’immagine, infatti, gioca un ruolo importante e grazie a lei un brand può comunicare in modo creativo e originale la propria ‘identità online’”.
Del resto, nell’intensità della rete ce n’è davvero per tutti i gusti. Come dimostrano i tanti scritti di valore contenuti nel volume curato da Chieffi. Di coloro che nell’ecosistema digitale hanno trovato un lavoro e, probabilmente, anche una ragione di vita.

Daniele Chieffi (a cura di), Comunicare digitale, Centro di documentazione giornalistica 2018, pp. 320, euro 39
 

Di Fabio Ranucci

Fonte: Conquiste del Lavoro

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